ATTENZIONE:

IL BLOG si è TRASFERITO SU WORDPRESS al seguente indirizzo:


Per leggere i nuovi articoli, vieni a trovarmi sulla nuova piattaforma.
Visualizzazione post con etichetta Riflessioni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Riflessioni. Mostra tutti i post

giovedì 2 novembre 2017

"Il silenzio non è vuoto, è pieno di risposte."

Le persone silenziose, di solito, non sono amate né apprezzate. 
E' più semplice provare simpatia per chi chiacchiera senza problemi, per chi è di compagnia, meglio ancora se è "l'anima della festa". 
Il silenzio fa paura, non è forse così? 
Fa risuonare nell'aria pensieri scomodi, è la strada per guardarsi dentro e scoprire tutte le proprie ombre. Ecco perché le persone taciturne sono incomprese, a volte odiate, altre volte reputate "strane".
Sembra che non si possa fare a meno del chiacchiericcio, delle parole (anche futili e banali), perché ci distraggono da quello che veramente siamo. 
Impariamo ad apprezzare chi parla poco e ascolta molto, chi osserva senza giudicare né parlare, chi pronuncia poche parole, ma di valore. Quelle persone sono entrate nel proprio silenzio, hanno lottato contro i propri demoni e raggiunto conquiste. Attraverso i loro occhi potreste scorgere un mondo intero a voi sconosciuto, un mondo che potrà essere la chiave verso la comprensione di qualcosa di più importante di semplici parole. Perché solo chi sta in silenzio può ascoltare il battito del proprio cuore, la vibrazione delle ali di una farfalla, l'energia che ci circonda e ci attraversa. 
 Esiste un mondo che va ben al di là di vuote parole, un luogo di meraviglia, dove il silenzio è Tutto.

martedì 9 agosto 2016

Tutto quello di cui ho bisogno

Ci sono luoghi in cui il tempo sembra essersi fermato, dove le regole dell'uomo e le sue necessità moderne sembrano perdere ogni importanza. 
Esistono posti in cui l'anima si riposa e si ritrova, il corpo si rigenera e la mente viene avvolta da nuvole di pensieri.
Mi è successo poche volte di provare queste cose sulla mia pelle, momenti preziosi che finisco per custodire nel mio cuore. In questo caso, quel posto magico, antico e potente nella sua sacralità l'ho trovato durante una piccola vacanza in Garfagnana, in Toscana, più precisamente nella bellissima Isola Santa.
E' incredibile, davvero, come niente abbia più importanza davanti alla semplice bellezza di quella natura così rigogliosa, dove la Vita scorre in ogni cosa, tutto intorno a noi.
Il vento tra le foglie degli ontani, le fronde dei noci, le tenere nocciole non ancora mature sugli alberi, una timida rana nascosta nell'ombra... tutto parla, tutto ha una voce, pronta a parlare al cuore di chi ha imparato ad ascoltare.
Seduta lì, sulle rive del torrente freddo come il ghiaccio, mi sono messa in ascolto.
Lo scroscio dell'acqua era un balsamo per l'anima, e il verde... oh, già solo quello bastava a ritrovare la serenità perduta! Non c'erano più le preoccupazioni, il volto si è disteso in un sorriso autentico, vero, che credevo di non riuscire più a disegnare con i miei lineamenti. Gli occhi e il cuore si riempiono di tanta bellezza, ci si vorrebbe affogare, per portarsi dietro un pezzetto di quella felicità e di quella splendida magia anche nella quotidianità, nella vita frenetica e cittadina di tutti i giorni.
Le mani a contatto con l'acqua gelida si intorpidiscono all'istante, come quando si tocca la neve in inverno. E quella stessa acqua parla, ha memoria, racconta di cicli antichi come il mondo, e rigenera, ritempra, dona forza e vigore là dove c'erano stanchezza e dolore. E' un'acqua potente, pur scorrendo delicata e lenta verso la valle, ha una dolcezza disarmante, e porta gioia di vivere. La pelle emersa da quell'acqua profuma di sottobosco, di humus, e ci si sente inevitabilmente spiriti arborei anche noi, liberati finalmente dalle pesantezze, dai pensieri.
E poi lì, di nuovo seduta sulla riva del torrente, ecco un piccolo dono, un ramo di ontano che sembra sussurrare: "Raccoglimi, portami con te". E obbedisco, quasi inconsapevolmente. 
Trascorrendo lì minuti preziosi che vorrei si trasformassero in giorni, mesi, anni, non mi è difficile immaginare i pensieri che passavano per la mente all'uomo di un tempo.
Non è difficile comprendere i cicli della vita a cui nell'antichità si sono dati nomi di dèi e tutto appare chiaro, cristallino come l'acqua. Le foglie sui rami di alberi alti, forse secolari, cadono al suolo a formare un manto morbido e fertile. Alcune cadono in acqua, trasportate dalla corrente. Il terreno è nero, succulento, preparato da quelle stesse foglie che fino a poco fa erano sui rami più alti degli alberi e che ora sono mangiate da insetti, trasformate da microrganismi e porteranno nuova vita. Su quegli stessi alberi, che affondano le radici non nella terra, ma nell'acqua, esistono città di insetti brulicanti e operosi. E poi, più su, il cielo, sfiorato da dita nodose colore del legno che sembrano voler afferrare scampoli di azzurro e fiocchi di nuvole per portarli un po' qui, sulla Terra.
L'abbraccio della natura è caloroso, accogliente, sembra dire: "Non ti serve nient'altro, qui hai tutto quello di cui hai bisogno. Chiedi agli alberi, ai fili d'erba, all'acqua e alle montagne ciò che vuoi, loro ti ascolteranno e ti guideranno. Bentornata a casa, anima antica".
E io a casa ci sono tornata, mi ci sono sentita. E anche se adesso sono a chilometri di distanza da quel luogo meraviglioso che ha saputo regalarmi tanto e donarmi pensieri nuovi e rigeneranti, ho chiuso in un cassetto del mio cuore quelle sensazioni e di tanto in tanto le tiro fuori pian piano per provarle ancora e ancora. La gioia, quando la trovate, va indossata come un vestito sempre nuovo. Chiudetela pure in un cassetto, ma tiratela fuori all'occorrenza, riempitevi gli occhi dei suoi colori e mettetevela addosso, ricordandovela, cucendovela sulla pelle, perché ne vale davvero la pena.

lunedì 11 luglio 2016

Il pensiero: la base di tutto

Prima di abbandonare questo blog per scomparire nella caverna della mia anima, avevo programmato di parlare in questo angolino di alcuni argomenti, partendo dalle basi di quella che oggi noi chiamiamo "magia".
Oggi più che mai, vista la crisi che ho vissuto negli ultimi mesi, queste basi si sono presentate in modo prepotente nella mia vita, come se tutto volesse ricordarmi le radici su cui tanto ho lavorato negli ultimi anni, per cui eccomi qui a proporle a voi, non si sa mai che possano essere utili anche ad altri.
In questi giorni ho iniziato la lettura di un piccolo volume, "Favolisticamente Magia" di Michela Chiarelli, in arte Eriche Alchimilla e devo dire che, per certi versi, si sta dimostrando davvero illuminante. Forse in futuro ne parlerò qui in modo più approfondito, per ora, tuttavia, vi basti sapere che ogni capitolo del libro è preceduto da una scheda con gli insegnamenti che si andranno a imparare nel corso della lettura. La prima scheda didattica (se così la vogliamo chiamare) recita così:

1) Parla di te stesso solo in forma positiva.
2) Controlla e i diminuisci i "No" e i "Non" poiché questi creano ciò che non vorresti essere e attraggono ciò che non vorresti avere.
3) Parla al presente quando desideri qualcosa, e fallo come se la cosa fosse già tua.
4) Guardati dal giudicare niente/nessuno.
5) Domina la mente.
6) Domina le emozioni.
7) Sii felice e positivo.
8) Immagina sempre solo cose positive.
9) Sii preciso nei pensieri e nelle parole.

Credetemi se vi dico che ogni affermazione di questo elenco è vera. Certo, non è facile mettere in pratica queste regole, ma sono davvero la chiave per vivere meglio. Proviamo ad analizzarle...

Parla di te stesso solo in forma positiva.
Quante volte vi siete sentiti arrabbiati con voi stessi? Quante volte avete detto "sono una brutta persona", oppure "non vado bene così" o ancora "mi detesto"? Ebbene, dovete imparare a evitare affermazioni di questo tipo, perché non fanno bene a voi e alla vostra integrità. E' vero che quello che pensiamo si crea nella realtà, per cui se pensate di essere persone orribili, vi convincerete di esserlo e questo si rispecchierà irrimediabilmente nella vostra vita e si ripercuoterà persino sul vostro fisico!
Parlare di se stessi in modo positivo non significa essere egocentrici e narcisisti, significa semplicemente volersi bene e accettarsi per quello che si è.

Controlla e i diminuisci i "No" e i "Non" poiché questi creano ciò che non vorresti essere e attraggono ciò che non vorresti avere.
Come detto sopra, parole e pensieri hanno più potere di quanto immaginiamo, per questo motivo dobbiamo stare attenti a come ci esprimiamo. Se le nostre frasi sono espresse in positivo, più facilmente attrarremo la positività anche nel concreto. Se siete abituati, per esempio a dire "non ci riesco" o "non sono capace", la vostra mente se ne convincerà e voi non riuscirete mai davvero in quello che farete. 

Parla al presente quando desideri qualcosa, e fallo come se la cosa fosse già tua.
Michela Chiarelli nelle pagine del suo libro propone un piccolo incanto davvero interessante. Se desiderate una cosa (che non nuocia a nessuno, ovviamente, e che sia positiva) allora chiudete gli occhi e immaginatevi di riceverla per posta o visualizzatevi come se quel desiderio fosse esaudito. Nella vostra immagine siete felici, gioiosi di aver ricevuto quello che tanto avete desiderato. A questo punto aprite gli occhi, accendete una candela bianca e scrivete su un foglietto "Grazie, perché ho ricevuto... (il vostro desiderio)", ponete il foglietto sotto la candela e aspettate che si spenga da sola. Pensare alle cose che volete ottenere come se fossero già vostre e esprimendole nella vostra mente al presente, vi permetterà di realizzare molto più facilmente i vostri sogni. Non ci credete? Provateci allora, e con convinzione: vi accorgerete dell'immenso potere che ha la mente umana.

Guardati dal giudicare niente/nessuno.
Più che una regola, questo è un suggerimento etico per il quieto vivere. Giudicare non è bene, poiché ogni persona è mossa dalle proprie motivazioni e dalle esperienze fatte durante la propria vita. Bisogna imparare a comprendere che non siamo tutti uguali e a non dare giudizi affrettati, perché poi ci si potrebbero ritorcere contro in modi del tutto inaspettati.

Domina la mente. Domina le emozioni.
Quando si fa un'operazione magica, ma in generale anche nella vita quotidiana, è fondamentale imparare a non lasciarsi trascinare dagli eventi e dai propri sentimenti. Se siete arrabbiati, per esempio, non è bene che proviate a cimentarvi in un incanto di serenità, perché otterreste scarsi risultati, se non addirittura nulli. Prima di ogni rituale dovreste svuotare la mente facendo un po' di meditazione, per raggiungere la pace interiore e la calma necessaria.

Sii felice e positivo. Immagina sempre solo cose positive. Sii preciso nei pensieri e nelle parole.
Come già detto sopra, la tristezza attira altra tristezza. Partite sempre dal presupposto che il simile attira il simile, e questo vale per ogni cosa, dalla magia alla vita quotidiana. Toglietevi dalla testa, per esempio, l'idea che anche in amore gli opposti si attraggano... è vero, ciò che è a noi contrario ci attrae, ma è un'attrazione momentanea e fugace. L'appagamento vero ci viene dato da chi comprende fino in fondo quello che siamo e da ciò che ci è più congeniale. Infine, bisogna imparare a riflettere bene sulle parole che si usano, sia nei pensieri che nei discorsi. La parola, lo sapevano bene gli antichi Egizi, ha un immenso potere di creazione. Per questo motivo, soprattutto quando esprimete un desiderio, dovete assicurarvi di farlo usando un linguaggio misurato.

Ora, a questi principi potremmo unire le seguenti 4 regole, provenienti dalla massoneria e che hanno finito per essere alla base della spiritualità pagana.

Conoscere
Questo è un punto a cui tengo particolarmente. Non potete pensare di fare nessun passo se prima non avete studiato. Lo studio è alla base di tutto e vi permette di farvi una vostra opinione, di imparare da esperienze di altri e di percorrere con sicurezza una strada vostra. 

Osare
Quando avrete studiato le basi e sarete abbastanza sicuri di quello che avete imparato e di come intendete operare, potete passare alla pratica, osando. Non dovete avere timore di buttarvi, perché la pratica è qualcosa di assolutamente necessario e naturale. Prendete un laureato in medicina, per esempio: i suoi studi non servirebbero a niente se non si decidesse ad applicarli nella pratica e a cimentarsi nel mestiere per cui ha studiato tanto.

Volere
La volontà è una delle regole principali, in qualsiasi campo della vita, non solo in quello spirituale. E' la volontà a muovere i passi delle persone, essa permette anche a ciò che desideriamo (o meglio, vogliamo) di concretizzarsi.

Tacere
Non è detto che la nostra spiritualità e il nostro modo di praticarla sia da condividere con le altre persone. Tuttavia, è pur vero che non si debba neppure chiudersi nel mutismo e nella solitudine. Bisogna semplicemente fare attenzione alle persone con cui si vuole parlare di questo genere di argomenti, perché purtroppo non tutti rispettano le opinioni e i credi altrui. 

Per concludere, la Wicca (che io non seguo) si basa sulle seguenti Tredici Mete, quelle secondo cui bisognerebbe basare la propria vita. Queste regole si possono estendere facilmente anche ad altre spiritualità, legate o meno al paganesimo. Per questo motivo ve le propongo, perché costituiscono una base solida e mai scontata da cui dover partire.

1. Conosci te stesso.
2. Conosci la tua arte.
3. Impara.
4. Applica la tua conoscenza con saggezza.
5. Raggiungi l'equilibrio.
6. Metti l'ordine nelle tue parole.
7. Metti l'ordine nei tuoi pensieri.
8. Celebra la vita.
9. Armonizzati con i cicli della terra.
10. Respira e mangia correttamente. 
11. Esercita il corpo.
12. Medita.
13. Onora le divinità.

Fare un lavoro approfondito, serio e costante su se stessi è importantissimo e indispensabile. Se vogliamo intraprendere una pratica spirituale, dobbiamo essere pronti a esaminare ogni aspetto della nostra persona e del nostro carattere. A volte questo porta sofferenza, perché non sempre la nostra personalità ci piace, ma è proprio notando i nostri difetti e le nostre mancanze che potremmo agire al meglio per migliorarci. E' importante, come ho già detto altre volte, anche ristabilire un contatto con il proprio bambino interiore: riscopritevi bambini, pensate a come eravate negli anni dell'infanzia, a quello che amavate fare, a ciò che vi faceva stare bene, ai simboli che vi hanno accompagnato durante la crescita (animali, avvenimenti, persone...) e ritroverete una parte perduta di voi. I bambini sono autentici, non mentono e non sono influenzati dalla società, per questo è fondamentale ritrovarsi e riabbracciare la propria anima più autentica.
Conoscere la propria arte significa dedicarsi allo studio con dedizione e interesse. Studiate i cicli della natura e i modi in cui influenzano il corpo, le emozioni e la natura. Studiate le antiche civiltà, la mitologia e le antiche saggezze popolari, informatevi. E dopo aver letto ed esservi documentati, imparate a usare le informazioni nel vostro quotidiano, a mettere in pratica ciò che avete studiato sui libri. La pratica, appunto, va applicata con criterio: non fate del male a niente/nessuno e ricordatevi che la vostra libertà finisce dove inizia quella dell'altro. Come detto sopra, per mettere in pratica quanto imparato bisogna dominare la mente, le emozioni e le parole: è fondamentale.
Al primo posto in ogni vostra azione dovrete mettere l'amore per la Vita, sia essa animale, vegetale, la vostra o quella altrui. Celebrarla significa rispettarla e riconoscerla come divina.Ogni essere vivente è divino, ed è bene prendersi cura del proprio corpo, perché è esso il nostro vero tempio. Dobbiamo imparare, anche, che ciò che mangiamo ci permette di vivere, pertanto dovremmo mangiare in modo sano e corretto. Scegliete il tipo di alimentazione che più vi aggrada, non si tratta di essere vegetariani, vegani, onnivori, ecc., quanto piuttosto di avere coscienza di ciò che portiamo sulle nostre tavole e di come lo immagazziniamo. Quando cucinate, per esempio, non siate nervosi, arrabbiati o frustrati, o trasmetterete tutte queste emozioni al cibo che entrerà dentro il vostro corpo. Spegnete la tv mentre mangiate, non ascoltate i telegiornali, ma fate dei vostri pasti un rituale. Prendetevi cura del vostro corpo non trascurandolo, facendo esercizio e mettendolo in moto, infine, fate meditazione (avete presente la frase mens sana in corpore sano? ;) ). Per quanto riguarda l'ultimo punto delle Tredici Mete, potete interpretarlo come meglio credete. C'è chi non segue nessuna divinità, chi ne segue solo una, chi si dedica a un pantheon preciso. Infine c'è chi riconosce semplicemente la divinità in ogni cosa. Fate in modo di onorare ciò che voi considerate divino.


venerdì 18 settembre 2015

Riflessioni autunnali

"Vivi la tua vita, lascia vivere ciò che deve vivere e lascia morire quello che deve morire.
La Natura ci insegna la nascita, la morte e la rinascita di tutto il creato, il passare degli Inverni e delle primavere che noi condividiamo con il tutto, gioiamo del Cerchio della Vita e non temiamo la morte."

Questa è una delle frasi che ho scritto nel Rede del mio Libro delle Ombre, e mai come oggi posso dire di aver imparato questa lezione di vita. In questi giorni il mio animo si sta allineando con le energie di Mabon; ogni giorno è una nuova riflessione, un nuovo pensiero. 
Questa mattina ho avuto modo di dare un'occhiata all'orto. Le piante di pomodori e di zucchine fino a qualche settimana fa erano rigogliose, verdi e cariche di frutti. Oggi invece appaiono secche, raggrinzite e infinitamente stanche. Anche quest'anno il loro ciclo si è concluso, stanno morendo per lasciare terreno alle piante invernali, o per attendere la rinascita primaverile nel ventre della terra. Quasi mi è dispiaciuto vederle in quelle condizioni, ormai del tutto prive del potente vigore estivo. Abbiamo accudito quelle piante per un'intera stagione, creature viventi e amiche che, in cambio delle nostre attenzioni, ci hanno regalato tanti frutti per sfamarci e rallegrare le nostre tavole. Eppure adesso è il momento di salutare questi verdi amici, perché è di un saluto che si tratta, non di un addio...
La Natura non muore, si addormenta, attendendo il momento propizio per la rinascita. Per una frazione di secondo ho pensato, irrazionalmente, se potevo fare qualcosa per ridare a quelle piante lo splendore di qualche settimana fa, e subito si è fatta largo in me questa consapevolezza: "lascia vivere ciò che deve vivere e lascia morire ciò che deve morire." E' proprio così, in effetti. E allora non posso fare a meno di pensare che la Natura sia davvero una grande Maestra; il ciclo della Natura ci insegna i nostri stessi cicli, ci mette di fronte alla verità, permettendoci di pensare profondamente al nostro posto nel mondo. Apparentemente le piante dell'orto (ma anche tutte le altre) muoiono. Le foglie seccano e cadono al suolo insieme ai frutti, che marciscono. In realtà, foglie e frutti caduti costituiranno un ottimo nutrimento per le radici, ma soprattutto per il seme contenuto nello stesso frutto. Il nutrimento permetterà al seme di sopravvivere al rigore invernale, per rinascere poi con la Primavera. E se anche non rinascesse, quel seme sarà il nutrimento a sua volta di animali o microrganismi. Tutto si disfa e si rifà in Natura, tutto si trasforma e tutto ritorna.
Con questa riflessione, avvenuta nel frangente di un attimo nella mia mente, ho come avuto una conferma di un'altra riflessione, che feci tempo fa, quando mi riavvicinai seriamente al paganesimo: anche l'anima umana, così come accade a ogni cosa in Natura, si ricicla?
La risposta che mi sono data col tempo, e che oggi credo sia definitiva, è: SI'!

giovedì 3 settembre 2015

L'intenzione sacra

In quanto Streghe, abbiamo una responsabilità enorme perché siamo politeiste. Percepiamo molti grandi poteri e costellazioni di energie nell'universo, che chiamiamo divinità, e scegliamo quali venerare o con quali allearci. Vediamo anche l'unità di base e l'uniformità dell'universo, ma essere politeisti è riconoscere che nessun nome, descrizione o sentiero spirituale potrà mai rendere giustizia all'immenso insieme. Gli Dei, le Dee, i testi sacri e le religioni sono tutte cornici, descrizioni, mappe; nessuno di loro rappresenta il paesaggio intero.
Ma se non possediamo un testo sacro, se non esistono i "Dieci comandamenti", se non c'è nessuna autorità suprema, come facciamo a sapere a cosa dare valore? Se non vediamo il mondo come una semplice battaglia tra il bene e il male, bensì come un'interazione di forze e controforze che cercano un equilibrio dinamico, su cosa baseremo la nostra morale?
Se vediamo il mondo come un tutto dinamico, allora la prima domanda che potremmo porci quando facciamo una scelta è: "Che impatto avrà sull'insieme quest'azione o decisione?". Non è semplice rispondere a questa domanda, perché l'insieme è al di là della nostra conoscenza completa e le azioni hanno delle conseguenze inaspettate.
E come possiamo sapere se un effetto sarà benefico o no? Dal momento che la spiritualità incentrata sulla natura usa quest'ultima come cornice, possiamo considerare i sistemi naturali come un modello di riferimento. Per comprendere se qualcosa è veramente benefico, abbiamo bisogno di capire cosa significa salute in un sistema naturale. [...]
La magia ci insegna a essere consapevoli di vedere il mondo attraverso una cornice, ci avverte di non confonderlo con la realtà ultima, oppure di non scambiare la parte per il tutto. Inoltre, parte della nostra disciplina magica consiste nel fare scelte consce riguardo a quale cornice adottare.
Appena iniziamo a fare delle scelte, entriamo nel regno dei valori. Il criterio che usiamo per scegliere una cornice piuttosto che un'altra deriva da cosa, alla fine, valutiamo maggiormente, cosa consideriamo sacro. Considerare qualcosa sacro significa ritenerlo profondamente importante, che il suo valore intrinseco ed estrinseco va al di là della nostra comodità o convenienza immediata e che non vogliamo vederlo sminuito o denigrato in alcun modo. La parola "sacro" deriva dalla stessa radice di "sacrificio": scegliere un valore significa rinunciare a un altro. Se qualcosa per noi è sacro, siamo disposti a sacrificare qualcosa per proteggerlo e a prendere una posizione, oppure a rischiare noi stessi al suo servizio. Questo non vuol dire che idealizziamo il sacrificio; allinearsi con ciò che è veramente sacro significa servire quei valori che ci nutrono e rinnovano, che ci danno la gioia e il piacere più grandi, che evocano il nostro amore più profondo. [...] Oggigiorno, in un mondo di crisi globale, affrontiamo il bisogno di un cambiamento su più fronti, che può derivare soltanto da un mutamento dei nostri paradigmi delle presupposizioni di base che abbiamo sul mondo. Per cambiare un paradigma dobbiamo essere in grado di definire con chiarezza quello nuovo. 
L'esercizio che segue ci aiuta a farlo.

Un'intenzione sacra
Sedetevi in un posto tranquillo e rilassatevi. Potreste meditare sulle domande che seguono, oppure scrivere su un diario qualcosa al riguardo.
Chiedetevi: che cosa è sacro per me? Che cosa è talmente importante per me da non poter sopportare che venga compromesso o distrutto? Per che cosa prenderei una posizione? Per che cosa rischierei me stesso?
Una volta che saprete la risposta, considerate per un attimo come sarebbe il mondo se i nostri sistemi sociali, politici ed economici avessero a cuore ciò che è più sacro per voi. In che modo lo stanno già facendo? Come dovrebbero cambiare? Che cosa muterebbe nella vostra vita di ogni giorno? Nella vostra comunità? Nel mondo attorno a voi? Potete descrivere quel mondo in poche frasi o paragrafi? Volete farlo diventare reale? Vi sentite responsabili nei suoi confronti? Se questa è la vostra risposta, allora quella è la vostra intenzione sacra. Altrimenti, qual è la vostra intenzione per la vostra vita? Che obiettivi avete?
Adesso pensate al modo in cui impiegate il vostro tempo e le vostre energie. Le vostre energie migliori sono dirette nel realizzare la visione del mondo a voi cara, al servizio di ciò che è sacro per voi? C'è qualcosa di cui avete bisogno, che sia sostegno, opportunità, oppure fortuna, per aiutarvi in quel compito? A chi potete chiedere aiuto nel mondo umano? E nei regni più grandi dell'universo?
Se non fosse così, invece, che cosa vi blocca? Come cambierebbe la vostra vita se metteste le vostre energie migliori nella creazione di un mondo che ritiene importante ciò che è sacro a voi?
Se desiderate veramente quel cambiamento, affermate la vostra intenzione con le parole: "La mia intenzione sacra è creare un mondo a cui sia caro........"

La vostra intenzione sacra è il cuore del vostro lavoro. Potrete rivisitarla e rivederla, lasciarla crescere e sviluppare, scriverne sul vostro diario e metterla alla prova con le vostre decisioni quotidiane. 
Qualunque cosa che vi è cara è parte della terra e, se l'amate, se desiderate che continui a esistere, questo implica logicamente un bisogno d'amare e avere caro l'insieme. [...]
Ogni volta che agiamo al servizio della nostra intenzione sacra, ogni volta che allineiamo le nostre energie e le nostre azioni con ciò che amiamo veramente più di tutto, guadagniamo potere personale e abilità. Il sentiero davanti a noi diviene più chiaro, l'aiuto e gli alleati di cui abbiamo bisogno ci vengono incontro.
Quando pensate alle vostre intenzioni, quando vi sentite scoraggiati, sopraffatti oppure impauriti, dovete colo respirare profondamente e chiedere aiuto. I grandi poteri e le energie sono tutt'attorno a noi, ma non possono darci una mano se noi non glielo chiediamo; e, quando lo faremo, comunque, saranno presenti, impazienti di aiutarci a servire le intenzioni che portano beneficio alla vita. In quell'occasione, potreste dire qualcosa di simile:

O grandi poteri della creazione e della trasformazione dell'universo,
antenati, alleati, tutti gli esseri che amano la danza della vita,
che è varia e bellissima,
mi apro al vostro aiuto e mi estendo verso di voi.
Vi ringrazio per il dono della vita, 
per l'aiuto e il sostegno che ho già ricevuto,
e per la grande opportunità di essere vivo in questo momento cruciale.
Ho bisogno di .......... per servire la mia intenzione sacra, 
per creare un mondo che abbia caro ........... .
Vi ringrazio per l'aiuto che so che sta già arrivando.
Siate benedetti.

Fonte:
Testo tratto da "Il Sentiero della Terra" di Starhawk.

sabato 29 agosto 2015

Rispettare la Vita

In questi giorni, vicino casa mia hanno tagliato dei pini marittimi "perché davano fastidio". Sotto quei pini ci ho passato la mia infanzia. Ho goduto della loro ombra nelle giornate estive, ci passavo sotto quasi ogni giorno. E' stato un colpo al cuore vedere il vuoto che hanno lasciato, sembra di passare nel bel mezzo di un cimitero.
Tre pini marittimi abbattuti, tre alberi che non offriranno più la loro ombra ai passanti in estate e non saranno più il nido di merli, colombi, ragni, formiche...
Quando si abbatte un albero si abbattono con esso milioni di vite, si spezza un equilibrio, un ecosistema perfetto. Un albero abbattuto crea un vuoto incolmabile intorno a sé. Gli animali sono spaesati, anche le persone che passano in auto rallentano, si fermano e si voltano a guardare increduli lo scempio. C'è silenzio adesso, intorno ai cadaveri mutilati di quei pini. Il cuore è pesante, perché con quei tronchi alti e slanciati se ne vanno anche alcuni ricordi.
Sono solo alberi, diranno alcuni. Ma non è vero, sono Vita, e la Vita andrebbe rispettata SEMPRE. Soprattutto in casi come questo, perché i pini non erano malati né pericolosi. Semplicemente "davano fastidio"...
Per ogni albero abbattuto dovrebbero esserne piantati altri due, per come la vedo io.
E rifletto su quanto l'essere umano sia pronto a sacrificare la vita di altri esseri viventi, ritenendola banale e superflua. Tutto questo è ingiusto. Mi tornano alla mente le parole di Terzani ascoltate nel video "Anam. Il senza nome": qualcuno si sarà preso la briga di dire a quegli alberi che da lì a poco la loro vita sarebbe finita? Qualcuno si è preso il compito di chiedere scusa a quei pini?
La risposta a queste domande è no. Mi dispiace di non averlo saputo per tempo. Lo farò io, e speriamo che prima o poi la Terra ci perdoni per i piccoli e grandi scempi che l'essere umano compie ogni giorno.
Riflettete sulla Vita, non solo sulla vostra, ma su quella di tutte le creature e, se potete, cercate di non uccidere neppure quello che per voi può sembrare un insignificante moscerino. Non estirpate fiori, foglie e parti di piante senza chiedere il permesso e senza rendere qualcosa in cambio. Questo è rispettare la Vita e mantenere l'Equilibrio di cui facciamo parte.

venerdì 26 giugno 2015

Di donne, di streghe, di scope e cappelli

Forse sono io a essere troppo seria o forse no, forse prendo le cose un po' "di petto", ma quando si parla di streghe, di donne, di inquisizione e paesini turistici mi infiammo facilmente.
Nel bellissimo entroterra della provincia di Imperia, in Liguria, c'è un paesino appeso sulla cima di un colle. In questo paese, come in tanti altri, un tempo successero fatti angoscianti e tremendi. Sto parlando di Triora, considerata la Salem d'Italia, dove sul finire del Cinquecento si scatenò uno dei più importanti processi contro le streghe.
A cosa vi fa pensare la parola "strega"? Ai più credo che susciti sensazioni negative, come darvi torto? In fondo questo termine è nato in senso dispregiativo e ancora oggi viene usato per etichettare in qualche modo una persona malvagia, con intenti tutt'altro che buoni. Nei nostri tempi moderni, poi, ci immaginiamo fin troppo bene le streghe: cappello a punta, abito nero, naso lungo, verruche, gobba, unghie lunghe e appuntite... i cliché non si sprecano di certo. Spesso però mi chiedo se qualcuno si fermi a pensare a chi dovessero essere veramente quelle donne, a che aspetto avessero nella realtà, e non nella fantasia popolare ingigantitasi fino ai giorni nostri.
Che poi non si parla mica solo di donne! Strega poteva essere anche un uomo, e ci sono testimonianze di uomini accusati di praticare la stregoneria. Ed ecco che già si comincia a sfatare il mito. 
Vi sarà capitato una volta nella vita di girare in qualche negozietto di souvenir e trovare la classica "befana", pronta per essere acquistata e regalata a qualcuno. Forse vi sarà capitato di trovarla proprio in una cittadina che in qualche modo avesse una leggenda o una storia legata alla stregoneria. Ebbene, quella befana col fazzoletto in testa, stracci al posto dei vestiti e la scopa sottogamba è diventato ormai uno degli emblemi di Triora, così come di tanti altri paesini che ne condividono la triste storia. 
Spesso mi sono chiesta come mai, in un paese in cui donne (e anche uomini, ricordiamolo) sono state torturate senza pietà, dove il dolore del passato riecheggia ancora tra le vecchie mura, ci si ostini a vedere solo la parte "fiabesca" della storia. Ma di fiabesco che cosa c'è esattamente? 
Badate, la mia non vuole essere una critica verso Triora, i suoi negozi, verso chi vende gadget... questo vuole essere solo uno spunto di riflessione, perché a sbagliare non è Triora in quanto tale, l'errore sta nella mentalità di ognuno di noi e nel non saper più osservare con attenzione, non avere più l'interesse di informarsi. 
Per farvi comprendere meglio quello che intendo, devo fare una premessa storica; perdonatemi, ma è necessaria. Andiamo dunque ad addentrarci in quella fiaba che fiaba non è, ambientata in un tempo lontano, in un paese chiamato Triora.

La storia di questo paese è molto antica: già nel Neolitico nella zona dove oggi sorge il borgo medioevale sono documentati degli insediamenti umani, dei quali ci rimangono alcuni resti. Venne sottomessa all'Impero Romano, poi divenne un feudo della repubblica genovese.
Pare che sotto la chiesa della Collegiata, in centro al paese, un tempo sorgesse un tempio pagano; anche un menhir al Passo della Mezzaluna, non distante dal borgo, testimonia gli antichi culti fortemente sentiti in questa valle.
Il nome "Triora" deriva dal latino "tria ora" che letteralmente significa "tre bocche", quelle del Cerbero rappresentato nello stemma del paese. Triora divenne famosa alla fine del Cinquecento, quando finì nell'occhio del ciclone a causa del processo alle streghe voluto dall'Inquisizione.
Ancora oggi l'eco di quei giorni rimbomba tra le mura della città, e anche il visitatore meno documentato, aggirandosi tra le viuzze strette e tortuose, ne subisce il terribile fascino. Ma cosa successe esattamente? Perché ancora oggi questo borgo medievale continua a far parlare di sè?
Era la fine dell'estate del 1587; da ormai due anni la carestia devastava il paese e la causa di questa piaga insopportabile non potevano che essere le streghe, donne malefiche che si aggiravano per le vie della città a gettare incantesimi e a fare pozioni durante la notte. Come se non bastasse, alcuni affermavano che fossero anche infanticide.
Con queste accuse si aprì uno dei più atroci processi alle streghe d'Italia. In realtà  oggi si sa per certo che Triora non fu mai colpita da una carestia, visto e considerato che la città inviava parecchi viveri a Genova, tanto da essere nominata "granaio della repubblica".  L'ipotesi più probabile è quella che i nobili di Triora imposero tasse maggiori sugli alimenti agli abitanti del paese, che si trovarono così a morire di fame, e a fare da capro espiatorio al malcontento crescente erano le streghe, le donne più povere che abitavano fuori dalle mure dalla città.
Nell'ottobre del 1588, dunque, il Parlamento locale diede il via al processo e l'autorità ecclesiastica non tardò a intervenire. Vennero confiscate alcune abitazioni private per essere adibite a prigioni; venti donne furono incarcerate, si procedette alla tortura e le accuse estorte durante gli interrogatori portarono in carcere altre donne. Bastava davvero poco per essere accusati di stregoneria e a Triora gli abitanti presero ad additarsi l'un l'altro, scatenando un vero pandemonio. Se una donna suscitava le invidie o le ire di qualcuno, sbarazzarsi di lei era molto semplice: bastava accusarla di essere una strega, imputandole malefatte di ogni genere, e subito quella veniva incarcerata e torturata.
La prima vittima dell'Inquisizione fu la sessantenne Isotta Stella, morta agonizzante dopo le torture, seguita da una seconda donna che cadde nel tentativo di calarsi giù da una delle finestre della sua prigione. Nel popolo cominciò a serpeggiare un certo malumore, poichè il tanto invocato intervento delle autorità iniziava a spaventare per la sua ferocia. Infatti, non furono solo le povere contadine a essere incarcerate: tra le presunte streghe c'erano anche delle nobildonne. La situazione stava pian piano degenerando e gli Anziani decisero di chiedere che il processo venisse sospeso poiché non garantiva più alcun tipo di giustizia. Nella loro lettera al Doge di Genova scrissero come la stessa Isotta morì sotto tortura, dopo aver confessato disperatamente di essere una strega. I suoi torturatori sostenevano che la donna, aiutata dalle sue arti magiche, sopportava il supplizio arrivando addirittura ad addormentarsi. 
In seguito alle lamentele, gli inquisitori partirono da Triora, ma lasciarono le accusate in carcere. Il governo genovese si accorse che quelle donne rischiavano di rimanere in prigione per molto tempo, lasciando la questione in sospeso. Nei primi giorni di maggio giunse a Triora l’Inquisitore Capo per visitare le donne in carcere e accertarsi della situazione. Tutte, eccetto una, negarono quanto avevano ammesso prima. Rimasero tutte in carcere, eccetto una ragazzina di 13 anni che venne lasciata libera. Il processo si protrasse per altri mesi, finché giunse a Triora un commissario speciale, Scribani, inviato da Genova. Il commissario intendeva sradicare il morbo malefico insediatosi in paese e che sembrava coinvolgere gran parte dei suoi abitanti; inviò così tredici donne e un uomo nel carcere di Genova, accusati di stregoneria. Aprì nuovi casi intorno alla zona di Triora, mandando al patibolo donne innocenti, dopo averle sottoposte a tremende torture.
Una di queste, che viene ricordata ancora oggi, è Franchetta Borelli, che venne torturata al cavalletto dallo stesso Scribani per più di un giorno. Franchetta era di famiglia nobile. Le cronache dell'epoca la descrivono come una donna di bell'aspetto ed economicamente benestante, seppure nubile. La donna venne chiamata in causa da altre compaesane. Dopo ore di interminabili torture, confessò alcune colpe, sperando di essere lasciata in pace, poi si chiuse nel silenzio. E' passata alla storia la testimonianza di una frase da lei pronunciata, indicativa della situazione e delle sofferenze a cui le presunte streghe erano sottoposte: "Io stringo i denti e diranno che rido". Sotto cauzione, pagata dal fratello, a Franchetta furono concessi gli arresti domiciliari, ma la poverina decise di fuggire, cosa che insospettì lo Scribani, che per poco non incolpò un conoscente della stessa Franchetta per averla aiutata. La donna decise a quel punto di tornare in paese e andare incontro al suo destino. Gli atti del processo riportano le ventuno ore di interrogatorio e torture, durante le quali la donna alternava il silenzio e momenti di sconforto a momenti in cui esprimeva pensieri innocenti. Non si sa come finì la sua storia da strega, ma i documenti attestano la sua morte parecchi anni dopo il processo e fu sepolta in terra consacrata, cosa che fa ben sperare sulla sua triste storia.
Lo Scribani, dunque, disilluse le aspettative generali, portando nel paese una nuova ventata di terrore. Le accuse che egli mosse alle donne furono sempre sostanzialmente tre: reato contro Dio, commercio con il demonio, omicidio di donne e bambini. Venuto a conoscenza dell'operato dello Scrivani, il Doge di Genova gli raccomandò di occuparsi solo della giustizia, tralasciando le accuse che erano di materia dell'Inquisizione. Allo Scribani non rimase che rifare i processi, arrivando alla condanna a morte di quattro streghe nei dintorni di Triora. Avvenne così il trasporto a Genova delle cinque accusate, che partirono dal borgo nell'ottobre del 1588. Viaggiarono per mare e una volta arrivate a Genova vennero messe nelle carceri. Queste si andarono ad aggiungere alle prime tredici già incarcerate e lì trasportate. Delle prime tredici non si conosce la sorte e c'è la possibilità che alcune fossero state rimandate già a Triora  perché ritenute innocenti.
Nell'aprile 1589 si incominciò a intravedere la luce: alcuni cardinali fecero giungere l'ordine di chiusura dei processi e in poco tempo l'Inquisizione si ritirò.
Ma che fine fecero le donne ancora incarcerate? Vennero lasciate libere o rimasero in prigione fino alla fine dei loro giorni? Nessuno lo sa, perché da quel momento in poi mancano documenti ufficiali che possano fare luce sulla loro sorte. Alcuni sostengono che furono lasciate libere e la prova di questa affermazione sarebbe leggibile nei registri parrocchiali di un paese non lontano da Triora, dove, dal 1600 in poi, compare il cognome Bazoro o Bazura, che richiama inequivocabilmente la parola "bagiùa", espressione dialettale con cui venivano chiamate le streghe a Triora.

Ed eccovi dunque, nuda e cruda, la storia di Triora, quella che oggi quasi viene confusa davvero per una fiaba.
Girando per le vie del borgo, mi sono accorta spesso della superficialità della gente, che ancora oggi crede fermamente che quelle accusate fossero streghe figlie del demonio.
Ecco allora che entrano in gioco le befane di cui vi parlavo poco fa: visitando questi luoghi così intrisi di storia, di dolore e, perché no, di orrore, vorrei sapere in quanti si fermano a pensare a chi fossero realmente quelle donne e a cosa direbbero oggi se si vedessero rappresentate in una befana su una scopa di saggina. 
Dovremmo fermarci a pensare ai luoghi sui quali camminiamo, rispettando il silenzio carico di parole che aleggia tra le vie tortuose del borgo, anziché schiamazzare e fare battute di cattivo gusto. Dovremmo riflettere sul fatto che le pietre che stiamo calpestando sono più vecchie di noi e  conservano ancora il ricordo delle urla di quelle donne disperate che furono private della dignità, della libertà e della vita. I luoghi come Triora hanno molto da comunicare al mondo, possono insegnare ancora qualcosa, è solo il nostro sguardo a dover cambiare direzione.
Queste donne altro non erano che abili levatrici, esperte conoscitrici delle erbe e delle tecniche di guarigione e per queste loro inaccettabili conoscenze vennero crudelmente accusate di stregoneria e di stringere patti con il diavolo. Sulla figura del demonio, poi, ci sarebbe un capitolo a parte da aprire, dato che di per sé il diavolo non esiste, e la sua rappresentazione con corna e sembianze caprine deriva da un'antica e benevola divinità delle foreste, demonizzata poi dal cristianesimo.
In un mondo antico e spietato, dove solo il più forte poteva avere la meglio, dove i ritmi erano più lenti dei nostri e dove bisognava fare affidamento unicamente sulle proprie forze e sulla benevolenza di Madre Natura, era naturale affidarsi ai poteri delle erbe per curare malanni e risolvere problemi. Le donne, custodi del focolare domestico, conoscevano i metodi per calmare la tosse, curare l'infertilità e dare sollievo ai neonati. In molte parti d'Italia e del mondo alcune tradizioni sono ancora molto vive, tramandate di generazione in generazione da tempi lontanissimi, quindi non c'è da stupirsi della conoscenza di queste donne. Quello che deve suscitare stupore, piuttosto, è l'inettitudine delle persone e l'incapacità di noi uomini moderni di vedere oltre e di imparare a rispettare il passato, senza ridicolizzarlo né sminuirlo.
Ricordiamoci che le streghe non sono morte. A Triora sopravvivono nei gesti e nelle abitudini quotidiane, tra i muri, nelle foreste e presso le sorgenti della magica Valle Argentina, questo ve lo posso assicurare, dato che ci sono stata di persona. Streghe ce ne sono ancora tra quelle antiche mura, un occhio attento se ne accorge facilmente per le offerte che vengono lasciate a ogni angolo. Ma le streghe, sagge e silenziose, camminano anche nelle strade affollate della città, e di certo non portano cappelli a punta né si muovono su scope volanti.
Spesso essere strega significa semplicemente avere una sensibilità diversa da quella altrui, percorrere sentieri dell'anima sconosciuti ai più ed essere fatte di puro Amore.
Adesso ditemi se tutto questo può rimandare a nasi adunchi, gobbe e risate gracchianti...

Fonti:
- Pensieri miei sparsi
- "I Segreti di Triora - il potere del luogo, le streghe e l'ombra del boia", Maria Antonietta Breda, Ippolito Edmondo Ferrario, Gianluca Padovan, Mursia ed. 

martedì 23 giugno 2015

Festeggiando il Solstizio estivo

Sono molto legata alla festività del Solstizio d'Estate, e quasi non saprei spiegare il perché. Non ho una festa preferita in ambito pagano, ma i Solstizi, sia quello estivo che quello invernale, hanno sempre portato qualche cambiamento dentro e fuori di me.
Il Solstizio d'Estate è forse la prima festa che ho celebrato con la mia dolce metà e dopo mesi di pausa dallo studio del paganesimo è la prima festa che ho ripreso a festeggiare. Ecco perché ci tenevo a celebrare questo Solstizio come si deve, per me rappresenta un traguardo, una sorta di consacrazione.
Era da un anno che desideravo raccogliere l'Iperico al Solstizio per potervi confezionare l'oleolito, così ho pensato che sarebbe stato bello, invece della solita escursione in montagna, stare due giorni fuori e campeggiare.
Pensavo che potesse essere un ottimo modo per festeggiare il Sole, così mi sono munita della giusta dose di spirito d'avventura e armata di tenda, coperte e sacchi a pelo, sono andata sopra Triora.
Stare in mezzo alla natura rinvigorisce il mio animo, soprattutto quando decido di fare un campeggio, perché riesco a godere di ogni momento, ad assaporare con tutti i miei sensi la vita della montagna e i cicli naturali. Sembra di tornare indietro nel tempo, quando non esistevano case, ma solo giacigli per la notte e luoghi in cui rifugiarsi. In mezzo alla natura incontaminata tutto si ferma, i nostri ritmi umani perdono senso e significato e subito si risveglia la parte bestiale di noi, quella selvaggia e affascinante che da bravi uomini civilizzati nascondiamo fin troppo bene quando percorriamo le strade cittadine, ma che pian piano riemerge sui sentieri fuori dai centri abitati.
Dopo aver acceso un piccolo fuoco, siamo rimasti per un po' a suonare, cantare e a raccontare storie di fate, infine abbiamo fatto qualche divinazione con le carte oracolari egizie. Era ormai buio ed era giunto anche per noi il momento di ritirarci nella tenda.
La Natura, soprattutto di notte, impone silenzio e, quando il buio cala, proprio come un incantesimo, tutto si ferma e si spegne e anche noi sentiamo le palpebre improvvisamente pesanti.
Confesso di non aver chiuso occhio tutta la notte, il terreno era davvero troppo duro dove abbiamo piantato la tenda, in compenso però la mia insonnia ha avuto i suoi lati positivi. Durante la notte ho pensato molto, ma soprattutto ascoltato quello che accadeva intorno a me. Sentivo i cinghiali grufolare lì intorno, i versi dei caprioli vicinissimi, persino il battito d'ali di un rapace notturno, forse. E poi scalpicci e passi felpati che non saprei ricondurre a un animale in particolare, la mia immaginazione vorrebbe che si trattasse di lupi, che da quelle parti sono presenti ormai da anni, anche se non credo lo fossero.
Al solo pensiero di aver avuto a pochissimi centimetri da me animali che non si vedono tutti i giorni, mi sono emozionata.
Ho pensato a quante cose ho fatto in questo ultimo anno, da quando ho ripreso a studiare per la mia spiritualità. Ho pensato che è stato un anno molto ricco dal punto di vista personale, in perfetta armonia con la Ruota dell'Anno e i cicli naturali. E allora mi è venuto da pensare anche che presto raccoglierò i frutti di questo mio lavoro, e spero che il mio raccolto arriverà presto!
Ho speso l'anno passato a studiare approfonditamente le festività legate al Sole e alla Luna, celebrandole tutte e consolidando così le mie conoscenze e, ora che un anno è passato e che la Ruota (per me) comincia un nuovo giro, ho pensato che potrei dedicare i prossimi 12 mesi a un lavoro diverso, magari legato alle erbe questa volta, chissà! 
Le mie riflessioni si sono spente all'alba. Ho salutato il Sole, dopo di che abbiamo disfatto la tenda e ci siamo messi in cerca dell'Iperico. Abbiamo camminato tutta la mattina tra i campi assolati, disturbati continuamente da mosche e tafani, eppure la fatica è valsa il senso di soddisfazione che ho provato dopo aver riempito due barattoli con fiori di Iperico e olio extravergine di oliva! Dell'oleolito vi parlerò ancora prossimamente, quando sarà pronto. Adesso lo vedete nella foto mentre macera al sole, e così dovrà restare per un mese intero; è questo che amo dei rimedi naturali, delle conserve fatte in casa e della raccolta delle erbe: il senso dell'attesa. Quella stessa attesa a cui non siamo più abituati con il nostro mondo moderno e frenetico, dove regna la regola del "tutto e subito". Raccogliere, essiccare, confezionare, trasformare... sono tutte cose che richiedono tempi più o meno lunghi, ma una volta concluso il lavoro, la soddisfazione è davvero enorme. Sembra quasi di tornare bambini, quando si riceveva un regalo che a noi sembrava il più bello di sempre e si sapeva apprezzare col cuore. Ecco, è la stessa sensazione che provo ogni volta che confeziono qualcosa di mio, che sia un'erba essiccata, un oleolito o altro.
Insomma, sono tornata a casa dopo questi festeggiamenti solstiziali con un raggio di sole nel cuore, colma di speranza per il futuro e di progetti in attesa di essere realizzati. Spero che abbiate trascorso anche voi dei bei momenti e che abbiate festeggiato il Sole nel migliore dei modi!

venerdì 15 maggio 2015

Abbracciare una nuova spiritualità e nuove consapevolezze

Abbracciare una nuova spiritualità quanto cambia il nostro modo di vedere le cose? Quanto influenza la nostra vita? E' vero che abbracciare una spiritualità "pagana" (se così si può dire, ma il termine è improprio) ci permette di sentirci in pace e di vivere meglio la nostra esistenza?
Sono domande che mi sono state poste, bene o male, e che a mio tempo anche io mi sono fatta. 
La risposta a tutti questi quesiti è una sola: dipende.
Gettare la maschera dell'abitudine e riportare a galla la mia essenza più vera e autentica mi ha permesso di riscoprire molte cose del mio carattere e della mia natura che erano rimaste sepolte sotto una considerevole mole di bugie, bugie che dicevo a me stessa per potermi sentire all'altezza degli altri. Il punto era proprio questo: non mi sentivo all'altezza. Ma all'altezza di cosa, poi? Mi sentivo costantemente inadeguata, un'anima fragile e alla deriva, alla ricerca di un porto sicuro in cui gettare l'ancora. Io quel porto credo di averlo finalmente trovato, e, sì, il mio nuovo modo di intendere e vivere la spiritualità mi ha permesso di vivere in modo molto più sereno. Questo non significa che l'essere pagani rappresenti un'ancora di salvezza per tutti, intendiamoci! Ognuno di noi ha il diritto e il dovere di trovare il proprio posto nel mondo e di seguire la propria strada. Essere in pace e in comunione con l'universo e con tutto quello che ci circonda non è prerogativa di una sola spiritualità. D'altro canto la religione è nata (in teoria, poi in pratica si entra in discorsi tutt'altro che rosei) per offrire una vita migliore agli esseri umani e per permettergli di sfiorare quel "divino" a cui tendiamo e a cui aneliamo, poiché è da esso che siamo nati. Ogni religione, ogni spiritualità, offre all'uomo la promessa di una strada luminosa, sta a noi scegliere quale sia il percorso giusto da seguire, e a noi soltanto.
Questa vuole essere solo una piccola premessa, un po' confusionaria, lo ammetto, ma spero che trapeli la mia volontà di far capire che il paganesimo non è per tutti, così come non lo sono il cristianesimo, il buddismo, l'induismo, l'islamismo e via discorrendo.
E' errato pensare che una religione sia più giusta o superiore alle altre, perché l'approccio che ognuno di noi ha verso la vita è unico e puramente soggettivo, così come lo sono le esperienze che ci portano a comportarci in un determinato modo. Solo noi possiamo scegliere ciò che è giusto o sbagliato per la nostra vita, e quello che comunemente viene chiamato "paganesimo" non è certo un gioco da prendere alla leggera. Lo studio e la dedizione non devono mancare, così come anche la volontà di imparare, l'umiltà nel sapersi mettere in gioco e nell'ascoltare le esperienze altrui, e per ultimo, ma non meno importante, il rispetto nei confronti degli altri e del loro pensiero. E questo, come potrete constatare da soli, vale per qualsiasi cosa, non solo per la religione.
Il mio consiglio finale, dunque, per chi si sente attratto dalle antiche religioni è quello di leggere e informarsi molto, di farsi un'idea propria senza fare troppo affidamento su quello che gli altri dicono di essere diventati abbracciando una spiritualità pagana piuttosto che un'altra. E ricordate che le risposte a tutte le vostre domande risiedono dentro di voi, per cui è lì che dovete cercarle; non ci sarà nessun maestro che, meglio di voi, potrà indicarvi la strada giusta da seguire. Ancora una volta, dunque, imparate ad ascoltarvi: ne ricaverete immense soddisfazioni!



domenica 8 marzo 2015

Essere donna è avere la magia della Luna dentro e portare la forza del Sole fuori

Non amo le ricorrenze, come ho già ribadito. Amo ancor meno le feste "commerciali", ma per una volta voglio spendere due parole sull'universo femminile, visto che ne faccio parte e visto che sto lavorando con il mio essere donna da qualche settimana.
Oggi voglio festeggiare a modo mio la Festa della Donna e fare una piccola riflessione a tutte coloro che pensano che appartenere al genere femminile sia qualcosa di molto simile a una disgrazia. Per farlo, voglio riportare un brano.

La storia della razza umana inizia con la femmina.
La donna portava il cromosoma umano originale come è sempre stato finora, e la sua adattabilità evolutiva ha assicurato la sopravvivenza e la riuscita della specie, mentre le cure materne che esercitava fornivano l'impulso cerebrale per la comunicazione umana e l'organizzazione sociale.
Eppure, per intere generazioni di storici, archeologi, antropologi e biologi, l'unica stella degli albori della storia è l'uomo. L'Uomo Cacciatore, l'Uomo Fabbricatore di Utensili, l'Uomo Signore della Creazione percorreva a grandi passi la savana primigenia in solitario splendore attraversando tutte le versioni conosciute delle origini della nostra specie. E invece la donna andava svolgendo in silenzio il proprio compito di assicurare un futuro all'umanità, perché la chiave di volta per il destino della razza sono stati il suo lavoro, le sue capacità e la sua struttura biologica.
[...] Da vari siti provengono costanti conferme del coinvolgimento fondamentale della donna, per tutta la durata del Pleistocene, in tutti gli aspetti della sopravvivenza e dell'evoluzione della tribù, generalmente ritenuti, come la caccia, di stretta pertinenza degli uomini.
La donna primitiva era occupatissima, dall'alba al tramonto. La sua vita non durava a lungo, dato che, come i loro compagni, la maggior parte delle femmine ominidi, secondo l'analisi dei resti fossili, moriva prima dei vent'anni. [...] Ma in questo breve ciclo vitale le prime donne svilupparono una gamma enorme di attività e capacità. sulla base di ritrovamenti archeologici, e analizzando le culture risalenti all'Età della Pietra, le donne si occupavano con grande abilità di: raccolta del cibo, cura dei bambini, lavorazione delle pelli, fabbricazione di indumenti, fionde e recipienti con pelli di animali, cucina, fabbricazione di oggetti in ceramica, intreccio di erbe, canne e strisce di corteccia per fabbricare canestri, lavorazione di perline e ornamenti con le ossa, costruzione di ripari, temporanei o permanenti, fabbricazione di utensili per una serie di usi non solo agricoli, utilizzo medicinale di piante ed erbe per una serie di scopi, dalla cicatrizzazione all'aborto.
[...] Studi ben documentati hanno dimostrato che la caccia era un mezzo inefficace per procurarsi il cibo. [...] Il risultato è che la tribù trova il suo sostentamento nel cibo raccolto dalle donne, non nella caccia eseguita dall'uomo.
[...] Il lavoro di raccolta della donna diventava inevitabilmente più impegnativo e più pressante quando doveva nutrire i piccoli oltre che se stessa. Il suo primo compito di madre fu di adattare la sacca per la raccolta  del cibo come imbracatura per il bambino, dovendo escogitare un modo per portarselo quando usciva per la raccolta.
tratto da "Chi ha cucinato l'ultima cena?" di Rosalind Miles

Essere donne è da sempre un compito tutt'altro che semplice, ma l'essenza femminile è ricca di magia, di potenzialità  e risorse nascoste.
Una donna ha sempre un asso nella manica, pronto per essere usato nei momenti difficili. La donna sa sopravvivere in condizioni di vita che il sesso opposto riterrebbe insostenibili (si pensi per esempio alla gravidanza e al parto), ha un limite di sopportazione e di pazienza non indifferenti e per secoli, fin dagli albori della civiltà, la donna è stata depositaria di antiche conoscenze, di saggezza e punto di riferimento per la società.
Col tempo le cose si sono ribaltate, ma la donna non ha mai perso veramente il suo status di pilastro, le sue capacità e le sue competenze sono le stesse oggi come allora, ed è bene ricordarsene sempre.
Accettarsi come donne, come creatrici della vita, significa fare un grande passo verso la propria realizzazione personale. Viviamo in una società in cui i bisogni individuali passano in secondo, se non addirittura in terzo piano; fare un lavoro sulla propria interiorità e femminilità non è cosa facile, ma in fondo solo le cose che si sudano con fatica si apprezzano di più una volta ottenute. 
Rinnegare la propria natura di donna, per contro, genera frustrazione e insoddisfazione, portando a qualcosa di molto simile alla violenza fatta su se stesse. Il corpo di una donna va ascoltato, assecondato nelle sue alte e basse maree, con le sue energie crescenti e calanti come quelle lunari. Essere donna è un dono, non una maledizione.
La donna di oggi deve ricordarsene, così come deve rammentare che se siamo qui adesso, con le nostre forze e le nostre debolezze, i nostri successi e traguardi raggiunti è anche e soprattutto grazie alle donne del passato, che con amore e devozione hanno saputo coltivare la Vita e viverla, nel bene e nel male.
Essere donna è una forza, non una debolezza. Usiamo dunque questa forza per portare armonia e benessere non solo dentro di noi, ma anche all'esterno, pensando che non siamo mai sole, ma sostenute e fatte forti dalle donne che ci hanno precedute, che con coraggio hanno affrontato le difficoltà della vita e dell'essenza femminile. Prendiamo esempio dalle donne preistoriche, la cui vita era breve, sì, ma intensa e piena di esperienze, ricca di inventiva, creatività e forza di volontà. Che lo desideriamo o no, non siamo diverse dalle donne dell'alba dei tempi, siamo anche noi portatrici della Vita, e come tali dovremmo rivalutarci. La donna era rispettata, venerata e altamente considerata nella gioventù della nostra storia, aveva un ruolo fondamentale all'interno della sua tribù e questo la rendeva importante agli occhi dei membri del gruppo in cui viveva. Facciamo in modo di essere anche noi importanti, rendiamoci degne di rispetto come hanno fatto le nostre antenate, perché la donna è molto più di un paio di scarpe coi tacchi a spillo e abiti succinti.
Essere donna è avere la magia della Luna dentro e portare la forza del Sole fuori. Non dimenticatelo!

venerdì 6 marzo 2015

Il corpo è il tempio dell'anima

Ci sono momenti nella vita in cui ci si rende conto di doversi fermare, di dover premere il tasto "stop" e prendersi del tempo per stare in compagnia di se stessi, di affrontare le luci e le ombre che ci si porta dentro ogni giorno.
Ci sono periodi in cui ci si sente in conflitto con il mondo, ma anche e soprattutto con un peso che ci si porta appresso, come un fardello. E quel peso è la nostra coscienza, che ci mette sul chi vive per farci capire che abbiamo bisogno di tempo. Tempo per noi e per nessun altro.
Tempo per ascoltare quello che il corpo ha intenzione di comunicarci, tempo per riflettere sui cambiamenti della nostra vita, per partorire nuove idee, filosofiche o meno.
Sono anni ormai che ho imparato ad ascoltarmi, o meglio, sto ancora imparando, perché non si smette mai di scoprire cose nuove. Ci sono stati periodi di intenso lavoro su me stessa, e periodi di calma ed espansione verso il mondo esterno, ma solo ora mi rendo veramente conto dei passi e del lavoro fatti negli ultimi quattro anni. 
Lavorare su di sé è doloroso talvolta, è vero, ma è anche estremamente appagante, dà delle soddisfazioni a lungo termine non indifferenti. E non si tratta di essere egoisti o egocentrici, nossignori! Significa solo sapersi ascoltare, saper cercare l'Armonia, che speriamo di trovare nel mondo, unicamente dentro di noi. E' così che si cresce e che ci si sente soddisfatti dalla propria vita. 
"Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo", diceva Gandhi, e ho scoperto che non c'è niente di più vero!
Ho trascorso gli ultimi anni chiudendomi nella mia interiorità, a scoprire quali cambiamenti io dovessi apportare dentro di me per arrivare a trovare l'Armonia, per poter essere di aiuto agli altri, ma prima di tutto a me stessa. A distanza di quattro anni, posso dire di essere soddisfatta del percorso che ho intrapreso, fatto di alti e bassi, certo, ma fruttuoso.
Ora mi accorgo che questo lungo periodo di pausa dal mondo, questo mio ricercare risposte dentro di me e il mio volermi rispettare ha un suo perché. E' proprio vero che l'unico vero tempio è il nostro corpo, che custodisce la nostra anima. E un tempio va tenuto pulito, controllato, va curato con amore e saggezza.
Sono soddisfatta di quello che ho ottenuto? Certo che sì, e questo mi sprona a continuare sulla mia strada. In soli quattro anni (si pensi a quello che potrebbe accadere in una vita intera!) ho cambiato la mia spiritualità, sentendomi parte di un Tutto; ho modificato le mie abitudini alimentari, abbracciando la scelta vegetariana con enorme soddisfazione della mia anima, che ancora oggi leva grida di giubilo; mi sono avvicinata a un tipo di vita più naturale, accostandomi all'alimentazione biologica, all'ecologia, alla fitoterapia e molto altro; ho cominciato a interessarmi all'autoproduzione, per quanto possibile; ho quasi smesso di avere un terrore atavico nei confronti degli insetti (quei poveri incompresi!) e ora sto persino intraprendendo un lavoro sul mio essere femminile, sull'essenza più profonda del mio essere donna. Tutto questo per trovare quell'Armonia di cui parlavo poco fa, quello stato in cui si è perfettamente soddisfatti di se stessi e del lavoro svolto con fatica, costanza e perseveranza. 
Ero partita come una ragazza colma di ferite nel cuore, un po' autoinflitte, un po' dovute alla società, alle amicizie "sbagliate", ero arrabbiata con me stessa, frustrata, e non sapevo guardare a quello che invece avrei avuto da offrire. Ma ciò che non uccide fortifica, dicono, e così è stato per me. Ho fatto del dolore la mia forza, ho tratto ciò che di buono c'era da recuperare nelle ceneri dopo l'incendio che minacciava di distruggermi. E anche in questo caso la cenere ha creato un terreno fertile su cui ricostruire la mia vita interiore. Ora sono diventata una giovane donna consapevole della suo Io più profondo e dei propri bisogni fisici e spirituali, la mia autostima ne ha tratto un grande giovamento e so che mi sto avvicinando a un periodo nuovo, di rinnovata voglia di espandermi verso l'esterno. Il bruco è nella sua crisalide, quasi pronto a uscire dal bozzolo e a spiccare il volo con ali da farfalla, così come la Primavera è alle porte e dai fiori nasceranno nuovi frutti. Chi semina raccoglie, e io spero che il momento del mio raccolto sia finalmente vicino.


martedì 24 febbraio 2015

Giorno Pagano Europeo della Memoria

Nel 2006 fu istituito il Giorno Pagano Europeo della Memoria, un giorno che potesse far riflettere i pagani di oggi e che potesse portare a momenti di raccoglimento e condivisione. E' stato scelto proprio il 24 febbraio come data commemorativa perché in questo giorno nel 391 d.C., Teodosio emanò un editto di condanna delle pratiche pagane. In seguito a tale scelta, il sacro fuoco di Vesta che doveva bruciare eternamente a Roma fu spento. Come molti sapranno, il fuoco aveva una grande sacralità presso i popoli antichi ed ecco perché è stato scelto proprio il 24 febbraio, dato che è considerato il simbolo dell’inizio dei tentativi di eliminazione delle religioni pagane. 
Come accade però per ogni ricorrenza, non si deve pensare che le riflessioni siano circoscritte al Giorno Pagano Europeo della Memoria; questa data, infatti, vuole essere un semplice simbolo per ricordare che la spiritualità pagana odierna si basa su quella del passato, ma va costruita giorno per giorno, vissuta quotidianamente e in un clima di crescita personale e spirituale.
Non amo le ricorrenze, come forse saprete, ma credo siano comunque importanti per offrire spunti sempre nuovi su cui riflettere e confrontarsi. 
E' vero, non ho bisogno del 24 febbraio per ricordarmi di tutte le streghe, vere o presunte, arse sul rogo grazie all'inquisizione, né per tutte le altre persecuzioni avvenute nei secoli passati a discapito di persone che desideravano solo continuare a credere e a praticare la propria spiritualità in modo libero e personale. Tuttavia qualche volta abbiamo bisogno di un promemoria, di qualcuno che ci ricordi chi siamo stati e chi siamo diventati, di qualcuno che ci ricordi che il passato non deve mai essere dimenticato. 
Per questo motivo, oggi voglio accendere una piccola candela, con la speranza che il mio pensiero arrivi a chi non c'è più, a chi è morto per un ideale o semplicemente per essere se stesso, per ricordare la bellezza e la potenza di quel fuoco sacro che fu spento e che diede inizio alla fine di un'era e all'inizio di un'altra.


venerdì 13 febbraio 2015

Sentieri dell'anima

Chiedo scusa per la mia prolungata assenza, ma quando l'influenza chiama non ci si può sottrarre, e la mia è stata piuttosto lunga. 
Anche nella costrizione a stare a letto e a concedersi del tempo per potersi riprendere c'è tuttavia qualcosa di positivo, perché con lentezza e pazienza mi sono dedicata alla cosa che amo di più fare: leggere, studiare e riflettere. Ho un po' di cose da raccontare in questo mio angolino verde, ma mi toccherà riappropriarmi dei miei ritmi con calma, senza esagerare.
Qualche giorno fa ho iniziato a leggere "Sciamanismo" di Tom Cowan e ho trovato una frase che mi ha fatto decidere di scrivere questo post:
"Non dovremmo adottare o adattare altre tradizioni in modo superficiale, ma cercare piuttosto di creare i nostri metodi ispirandoci ad altre culture."
Ci ho riflettuto molto, sia in passato che nell'immediato presente. Come ho già avuto modo di dire, non amo etichettarmi o darmi una definizione sotto una bandiera religiosa, preferisco non dare nomi a quello che sento, perché so che il mio sentire e vivere la mia spiritualità è diverso da ogni altro. Non che io non prenda spunto da altre culture, da tradizioni passate, ma non mi sento appartenere veramente a nessuna di esse. Inizialmente era una cosa che quasi mi pesava sul cuore, perché non mi sentivo né carne né pesce, mi sembrava di essere tagliata fuori da qualsiasi discorso spirituale. Col tempo, invece, ho imparato che non si deve aver bisogno di etichette per essere quello che si è, quello che la nostra anima ci chiede di essere.
Personalmente, amo rifarmi al paganesimo celtico, alla stregoneria tradizionale italiana, e amo anche la cultura e le tradizioni degli Indiani d'America e degli Egizi, ma non potrei mai definirmi pienamente in nessuna di queste tradizioni, poiché attingo da tutte e da nessuna, in fin dei conti. 
Nell'ultimo anno ho avuto modo di approfondire di più la mia spiritualità, dedicando molto tempo allo studio delle antiche culture e tradizioni e spesso sul web mi sono imbattuta in post e articoli di spiritualità New Age e Wiccan; lungi da me il criticarle, non è questa la mia intenzione, ma leggendo la reinterpretazione moderna delle antiche festività mi sono resa conto che molte cose mi calzano davvero strette. Tutti questi motivi, uniti alla citazione di Tom Cowan da cui è scaturita tutta la mia riflessione, mi hanno portata a decidere di voler iniziare un Sentiero tutto mio, una tradizione in cui sentirmi pienamente a casa, senza dovermi rifare a quello che dicono la Wicca, il Druidismo e tutte le altre culture che seguo con interesse e partecipazione. Tutto quello che desidero è vivere in armonia con la natura e i suoi cicli, con i suoi elementi. Mi piace celebrare i cambiamenti naturali, i passaggi di stagione, e mi piace farlo in armonia con essi, in un modo tutto mio. Amo anche l'idea di sentire le energie della Luna e del Sole, festeggiando in modo personale i pleniluni, gli equinozi e i solstizi. Ho deciso che col tempo, lo studio e la pratica, darò dei nomi miei alle festività importanti per me, non basandomi su quelli celtici come fanno in molti, sempre per il fatto che non li sento miei, non appartengono alla mia cultura. 
Penso sia giusto riflettere su questi punti, in un mondo in cui tutto viene dato per scontato e in cui non si ha tempo da dedicare alle riflessioni, tendendo a prendere per buono tutto quello che ci passa davanti. Dovremmo imparare a porci più domande e, come dice Cowan, a studiare sì le antiche civiltà e le loro tradizioni spirituali, ma a trarne spunto per creare una nostra spiritualità più adatta ai tempi che stiamo vivendo, perché non è possibile vivere nel passato. E' nel presente che le cose devono essere cambiate e migliorate, l'antica saggezza può aiutare a spianare il sentiero, ma i passi che dobbiamo fare sono davanti a noi, e non indietro.

Un'altra cosa che Cowan dice, e che trovo quantomai attuale e veritiera, è questa:
"Dobbiamo fare attenzione a non permettere che una cultura ostile indebolisca o mini la fiducia nelle nostre esperienze. Dobbiamo rafforzare e salvaguardare la nostra adesione a credenze che la cultura dominante considera 'primitive' o 'pagane' nel senso negativo dei termini, e non farci condizionare a rinunciare a ciò in cui crediamo."
Tutto questo è incredibilmente giusto. Quante volte chi si discosta dal cristianesimo e dalle altre religioni per abbracciare una spiritualità di tipo pagano viene guardato con diffidenza dagli altri?
La gente giudica sempre, purtroppo, e spesso sbaglia nel suo giudizio. La cosa peggiore da fare però è quella di lasciarsi condizionare dall'opinione altrui, annullandosi e costringendosi inconsciamente a tornare sui propri passi. Si finisce per snaturarsi, io ne so qualcosa. Non sapersi accettare per ciò che si è crea una lacerazione dentro di noi che, a lungo andare, provoca non pochi disagi. E non importa quello che gli altri possono pensare della nostra spiritualità tutta nuova per loro, ciò che davvero importa è sentirsi in pace con il proprio Io più profondo, e far capire a chi ci sta intorno che il paganesimo è al pari di altre religioni, non è una spiritualità per esaltati né tantomeno per appartenenti a sette dalla discutibile moralità.
Voglio concludere questo post con un'ultima citazione, questa volta tratta dal libro "Il sentiero della Terra" di Starhawk:
"La parola 'sacro' deriva dalla stessa radice di 'sacrificio': scegliere un valore significa rinunciare a un altro. Se qualcosa per noi è sacro, siamo disposti a sacrificare qualcosa per proteggerlo e prendere una posizione, oppure a rischiare noi stessi al suo servizio."

martedì 27 gennaio 2015

Per tutti quei piccoli animali

Oggi mi sono ritrovata a lavorare in campagna armata di una zappa per rimuovere un po' di terra dai gradini di passaggio da una fascia all'altra. Tra un colpo e l'altro, purtroppo, è stato inevitabile incontrare accidentalmente il percorso di un insetto con la zappa, uccidendo il povero malcapitato.
Mi sono dispiaciuta molto di essere stata la causa della morte di alcuni esserini, e mi sono tornate in mente alcune cose della mia infanzia. Allora come oggi, mi capitava di ritrovarmi in campagna o in un prato ai giardinetti; succedeva talvolta che io trovassi qualche animale morto (rondini, passerotti, insetti, lucertole e quant'altro) e mi sentivo talmente afflitta per il poverino che mi sentivo in dovere di fare qualcosa per quel corpicino ormai privo di vita. Spesso lo ricoprivo di foglie e rametti, lo fissavo per un po' e poi mi inginocchiavo, intonando una canzone inventata sul momento per dare il mio saluto all'animale.
E' una cosa comune a molti bambini, quella di dare sepoltura agli esseri viventi ormai privi di vita, cantando canzoni improvvisate o inventandosi filastrocche.
E allora, zappando e rimestando un po' la terra, oggi pensavo che dovremmo proprio tornare un po' bambini in certi casi, dando dignità anche a quei piccoli animali che quasi reputiamo insignificanti ma senza i quali la nostra vita non sarebbe effettivamente la stessa, se si pensa alle funzioni che hanno uccelli, lucertole e insetti negli ecosistemi naturali. 
A volte penso che abbiamo perso davvero gran parte della nostra umanità, e lo si capisce proprio dalle piccole cose, dalla quotidianità e dai gesti di ogni giorno.
E' vero, non ho un rapporto amichevole con gli insetti, ma questo non significa che io provi piacere nell'ucciderli o nello sbarazzarmi di loro, tutt'altro! Da più di quattro anni mi sono imposta di non uccidere più niente, a meno che non sia strettamente necessario, perché ritengo di dover rispettare la Vita, in ogni sua forma, visto che io stessa ne faccio parte. Rispettare la Vita significa rispettare anche l'aspetto più oscuro di essa, quello più sconosciuto e che tutti temiamo: la Morte.
Oggi, davanti a quegli insetti capitati per sbaglio sotto la traiettoria della mia zappa, ho pensato di rivolgere i miei pensieri a loro, alla vita che avevo appena spezzato involontariamente. So che può sembrare sciocco e sentimentalista, ma ho ripensato alla me bambina, che avrebbe cantato qualcosa, e ho pensato che sarebbe bello riprendere quell'abitudine, poco alla volta, riappropriandomi di quella spiritualità "infantile" che ho perduto con le inibizioni e le regole dell'età adulta, imposte da una società a cui mi sforzo di distaccarmi. Forse un giorno ci riuscirò, chi lo sa...
Intanto vi lascio il piccolo brano di un libro, un episodio che spiega quello che ho voluto dirvi con questo mio post e che, in parte, lo ha anche ispirato.

Quando la luna fu proprio sopra di noi, la carne di foca era pronta. Prima di mangiare, Malmo cantò. Lo faceva sempre, prima di mangiare qualcosa che aveva cacciato e quella notte, sul mare di ghiaccio, le chiesi perché lo faceva. "E' il modo che abbiamo noi per vivere in pace con gli animali nel nostro mondo. Non siamo diversi dagli animali, o dal mare o dal ghiaccio, ma siamo parte del tutto. E così dobbiamo trattare animali, mare e ghiaccio con rispetto." "Ma uccidere non è una mancanza di rispetto?" chiesi io incerta, sperando di non offendere Malmo. Lei sorrise come a una bambina. "No. Fa parte del ciclo. Per sopravvivere dobbiamo andare a caccia. Sarebbe una mancanza di rispetto andare a caccia senza avere fame. Le parole della canzone che canto chiedono perdono per aver tolto la vita alla foca e servono a mandare la sua anima al sicuro in un mondo di spirito." 

"La figlia del Nord", Edith Pattou