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lunedì 12 settembre 2016

Magia, simboli e medicina degli Animali

Se parlerai agli animali,  
essi parleranno a te 
e così potrete conoscervi. 
Se non parlerai con loro, 
non potrai conoscerli,  
e ciò che non si conosce si teme. 
E ciò che si teme, si distrugge. 

C'era un tempo in cui l'umanità si riconosceva parte della natura e viceversa. Sogno e veglia erano realtà inseparabili; il naturale e il soprannaturale si fondevano e si mescolavano tra loro. La gente usava immagini della natura per esprimere questa unità e per comunicare un genere di esperienza transpersonale. In passato, sciamani, sacerdoti e sacerdotesse erano i custodi della sacra conoscenza di vita. Questi individui erano legati ai ritmi e alle forze della natura, capaci di camminare sul filo che lega il mondo invisibile a quello visibile. Aiutavano la gente a ricordare che tutti gli alberi sono divini e che gli animali parlano a chi vuole ascoltarli. Uno studio sui totem della natura è essenziale per comprendere come lo spirituale si manifesti all'interno della nostra vita. "Totem" è qualsiasi oggetto naturale, essere o animale ai cui fenomeni e alla cui energia ci sentiamo strettamente partecipi nel corso della nostra vita. 

Da sempre gli animali popolano l'immaginario degli uomini, ne animano i sogni, danno volto a paure, desideri, frustrazioni; gli animali sono simboli, sono un contenuto primordiale, un segno che può significare tutto. L'immagine animale è la più comune, la più universalmente diffusa e familiare all'uomo fin dalla sua infanzia. Gli animali ci parlano da sempre: lo fanno con la loro presenza, con il loro comportamento, con un caleidoscopico repertorio di morfologie e di colori, di strategie esistenziali e di adattamenti ecologici. Incomprensibile nel linguaggio, imprevedibile nel comportamento, capace di prestazioni differenti e molto spesso perfezionate rispetto a quelle umane, il mondo animale rappresentava per l'uomo una sfida e nello stesso tempo il forziere delle soluzioni praticabili. Oggi si è portati a cercare una risposta scientifica e razionale al senso di stupefazione e di meraviglia che inevitabilmente sorge ogni qualvolta si viene a contatto con questo mondo. Ciononostante, sentiamo che ogni specie rappresenta un universo vicino e nello stesso tempo lontano anni luce da noi. L'animale resta infatti un mistero nelle sue caratteristiche comportamentali e cognitive e nella sua diversità. L'animale è magico non di per sé, bensì in riferimento ai diversi significati via via attribuitigli dalle viarie tradizioni culturali. Gli animali che animano i nostri sogni, che si intrecciano alle nostre vicende quotidiane, ingigantiti o banalizzati nelle tradizioni, danno corpo e volto ai nostri desideri, alle nostre paure, ai nostri istinti. Come uno specchio, l'animale non è solo se stesso, ma riflette vizi e virtù dell'uomo: siamo noi a decretare che la formica è prodiga, il maiale sudicio, la colomba innocente. I comportamenti umani vengono tipizzati (ed evocati) per mezzo di certe associazioni con il mondo animale: furbizia-volpe, coraggio-leone, vanità-pavone e così via. Delle caratteristiche animali scegliamo quelle più adatte a rappresentare altrettante caratteristiche umane, ma in questo modo falsiamo l'immagine dell'animale e la limitiamo allo stereotipo da noi creato. Agli animali, a cui così spesso non è riconosciuto neanche il minimo diritto alla vita, sono riconosciuti poteri magici non solo per la loro ricchezza istintuale, ma soprattutto in virtù di una loro intrinseca predisposizione a essere ricettacolo delle potenze sovrannaturali. Gli animali, sia reali sia immaginari, oggetto dei nostri incontri ci parlano di una realtà "altra", sono simboli che possiamo interpretare. Le tradizioni popolari hanno tramandato una nutrita serie di associazioni tra animali ed eventi. Gli animali possono prefigurare il futuro: in tal caso manifestano i segni di un disegno ignoto, al di sopra degli uomini e degli stessi animali. In altri casi, non solo annunciano il futuro, ma concorrono a determinarlo. Pertanto alla loro apparizione è attribuita la responsabilità degli avvenimenti successivi. Nelle credenze sugli animali, accade spesso che i due aspetti si confondano l'uno con l'altro e che entrambi contribuiscano a scaricare la responsabilità degli avvenimenti al di fuori della sfera d'azione dell'uomo e a convogliarla sull'animale. 
Come abbiamo visto, non è solo il nostro immaginario diurno a essere popolato da animali, ma anche i nostri sogni sono abitati da queste creature, affascinanti, misteriose e, talvolta quasi terrificanti. Agli animali che incontriamo in questo stato di sospensione della coscienza attribuiamo significati, valenze ora positive ora negative, e il potere di comunicare all'uomo qualche messaggio su realtà oscure. Esistono tuttavia altri animali del sogno, con cui categorie particolari di uomini dichiarano di avere un rapporto privilegiato e personalizzato: sono gli spiriti guida degli sciamani. Lo sciamano è un intermediario tra la realtà fisica e quella spirituale, tra il mondo degli uomini e quello degli spiriti. E' chiamato anche uomo-medicina, poiché a esso viene spesso affidato il ruolo terapeutico. Egli, inoltre, accompagna nell'aldilà le anime dei morti, può conoscere cose ignote agli uomini e grazie ai suoi spiriti ausiliari può sostenere la sua tribù nei periodi difficili. L'intera esperienza sciamanica è segnata dalla presenza di figure animali, ora spiriti guida, ora eroi totemici: sono essi che trasformano l'uomo in sciamano, conferendogli un potere sovrannaturale negato agli altri uomini. La maggior parte delle volte è l'apparizione di un animale (che può avvenire in sogno, nella realtà o durante una malattia) ad annunciare all'uomo la sua nuova capacità di interagire con il mondo sovrannaturale. Gli sciamani possono penetrare gli aspetti oscuri dell'esistenza grazie agli spiriti ausiliari. 
Tuttavia, gli animali non sono compagnia esclusiva di persone che rivestono un ruolo speciale all'interno della comunità, come gli sciamani. Anche gli altri uomini, se disposti ad affrontare una ricerca personale spesso lunga e faticosa, possono ottenere la visione di un animale che diventerà il loro spirito custode. In molte culture esiste la figura dell'animale tutelare, una sorta di “animale interiore” dell'uomo al quale si riconducono poteri sovrumani, che appare ancorato alle radici ancestrali dell'esistenza umana. Lo spirito custode animale è individuale, e l'uomo vi entra in contatto personalmente e direttamente. Esso aiuta l'individuo in difficoltà, lo protegge, gli appare in sogno, lo avverte dei pericoli. L'animale diviene simbolo di una specifica forza del regno invisibile, spirituale, che si manifesta nella nostra vita. Le caratteristiche e le attività di questi totem ci rivelano molto sui nostri innati poteri e abilità. Studiando il totem e poi imparando a fonderci con esso, riusciremo a fare appello alla sua energia archetipica tutte le volte in cui ne avremo bisogno. 
Uno spirito animale può aiutarci a guarire la mente, il corpo e lo spirito, può fornirci potere personale, forza e comprensione. Gli animali esibiscono modelli di comportamento che trasmettono messaggi di guarigione a chiunque ne osservi le loro lezioni vivendole. I preziosi doni di questa medicina sono gratuiti e ogni lezione è basata su un'idea o un concetto principali e a ogni animale è stata assegnata una di queste lezioni da impartire, ognuna delle quali è un potere che può essere evocato. Quando si evoca il potere di un animale, si chiede di essere ricondotti alla completa armonia con la forza dell'essenza stessa di quella creatura, e imparare a comprendere questi fratelli e sorelle del regno animale è un processo di guarigione a cui dobbiamo avvicinarci umilmente e intuitivamente. 

E' opportuno, inoltre, fare chiarezza tra i diversi modi in cui un Animale può interagire con noi spiritualmente.
-  Animale Guida: E' un maestro che offre insegnamenti. Ci assegna delle prove, accompagnandoci per tutta la vita. E' legato a noi dalla nascita ed è uno spirito guida. 
Animale Totem: E' un archetipo, un simbolo, l'essenza di un animale. Mette a nostra disposizione la sua energia e le sue caratteristiche di medicina affinché possiamo usarle, sfruttarle, per affrontare determinate situazioni nella vita. Rappresenta la propria famiglia ed è uno soltanto. 
Animali di potere: Ogni individuo possiede nove animali di potere o totem, che rappresentano la medicina che essi portano sul Sentiero della Terra. Questi animali emulano qualsiasi abilità, talento o prova individuale. Il Sentiero della Terra è costituito da sette direzioni che circondano il corpo fisico, ovvero: Est, Sud, Ovest, Nord, Sopra, Sotto e Dentro. La direzione che si chiama Dentro esiste all'interno di noi, ma allo stesso tempo ci circonda. A queste vanno aggiunte le direzioni Sinistra e Destra, che proteggono rispettivamente il lato femminile e maschile di noi stessi. Abbiamo, dunque, un animale totem per ogni direzione, pronto a insegnarci le relative lezioni. Essi ci visitano da lunghissimo tempo durante i sogni. E' possibile evocare gli animali prescelti e la loro particolare forza, l'unica condizione necessaria è quella di saper accettare l'aiuto che ci viene offerto. 

Fonti
- Il codice degli animali magici. Simboli, tradizioni e interpretazioni, Roberto Marchesini e Sabrina Tonutti. 
- Segni e presagi del mondo animale. I poteri magici di piccole e grandi creature, Ted Andrews.
- Le Carte-Medicina. Carte sciamaniche di guarigione, Jamie Sams e David Carson.

giovedì 8 settembre 2016

La Magia nell'antico Egitto

La parola egizia "Heka" viene tradotta oggi con il termine magia, anche se indicava qualcosa di ben diverso da quello che intendiamo noi. Oggi, infatti, si tende a pensare alla magia come a qualcosa di negativo, ma essa per gli Egizi non era volta al male. La magia era parte integrante del pensiero religioso perché rappresentava l'energia impiegata dal dio primordiale per creare il mondo e mantenere l'equilibrio cosmico. Era una forza soprannaturale che tutti gli dèi possedevano, ma che in misura minore apparteneva anche ai sovrani e ai defunti e che poteva essere controllata  ed evocata tramite formule, rituali o oggetti anche da persone comuni. Tale forza serviva per gestire alcune situazioni come quelle di passaggio (parto, nascita, malattia, morte...). La magia, secondo gli Egizi, si fondava su tre principi: verità, realtà e ragione. Il mago doveva allontanare la menzogna, il vero volto del male; doveva vivere "qui e ora" al servizio dei suoi fratelli umani; infine, doveva conoscere le leggi.
Per gli Egizi la magia era una realtà presente a tutti i livelli. I rituali erano magia cerimoniale, le preghiere erano formule magiche, l'iniziazione era un tentativo di penetrare i misteri della vita in tutte le sue forme e manifestazioni. Si desiderava essere iniziati non per diventare déi, ma per ritrovare la scintilla divina senza la quale non si sarebbe stati che granelli di polvere caduti da una cometa impazzita. 
Praticare la magia era ritenuto indispensabile ed era una pratica accessibile a chiunque. Nonostante ciò, essa veniva vissuta come una scienza sacerdotale i cui esperti erano sacerdoti chiamati Kheriheb.
Il Kheriheb è "colui che ha potere sulle feste", ovvero delle ricorrenze che scandivano il corpo immenso della società egizia: feste dinastiche, festival di déi, celebrazioni e festività legate ai cicli dell'agricoltura. Il Kheriheb, "lettore dei libri sacri", conosceva le formule e istruiva i candidati all'iniziazione.
Secondo gli Egizi, la magia è la forza che regola le reciproche relazioni delle virtù superiori e il loro rapporto con l'uomo. Il vero signore di questo mondo è il mago che conosce le formule magiche alle quali tutto deve sottomettersi. Questo potere non è tirannico, ma altruista; il mago non mira ad affermare la propria potenza, ma agisce in modo impersonale, secondo il triplice scopo della magia operativa:
- soddisfare i legittimi bisogni della vita terrena (per esempio curando);
- preparare i vivi al loro divenire postumo, familiarizzarli con l'aldilà;
- comunicare con gli spiriti (o dèi) perché proteggano la Terra.
Per gli Egizi anche l'arte era una forma di magia, poiché era considerata un tentativo di infondere lo spirito nella materia. L'artista riproduceva per magia simpatica l'atto di Ptah, divino vasaio, fabbro e architetto, artefice della creazione.
La magia, dunque, permetteva di entrare in contatto con l'anima dell'universo che molte popolazioni hanno chiamato semplicemente "dio". Gli Egizi, invece, usano la parola Neter, l'energia divina in azione.
I componenti essenziali dell'atto magico sono tre:
- la formula, che veniva recitata ed era un insieme significativo di suoni;
- il gesto, o rito, un insieme significativo di movimenti;
- l'oggetto materiale, l'insieme significativo di qualità intrinseche di una sostanza o di un miscuglio di sostanze.
Tutto questo si poteva chiamare magia, heka, ma questo termine va ben al di là della sua più comune definizione.
Heka era un dio, la personificazione di uno dei tre poteri del creatore dell'universo Ra-Atum. E, come dio, aveva un culto, un sacerdozio, una sede (Eliopoli) già nell'Antico Regno.
Ra-Atum aveva il potere di creare  (Heka), quello di inventare una creatura semplicemente formulandone il nome (Hu=espressione creativa, logos) e l'intelligenza per strutturare e organizzare il tutto (Sia). Heka è antecedente a Hu, esiste da prima che Hu fosse emanato dalla bocca del Creatore, ma da solo non può realizzarsi. Viene attivato da Hu, la parola divina che crea le singole forme viventi e i singoli fenomeni dell'universo. Heka viene incanalato in ogni cosa, mantenendola in vita dopo averla creata, grazie a Hu. Tutto è permeato da Heka, quindi tutto vive, tutto è supporto di forze coscienti. Heka risiede anche nell'uomo; è in suo possesso e può aiutarlo a ottenere quelle cose che non può raggiungere con i mezzi normali. Heka è presente nella creazione dell'inizio del tempo, ma la creazione non è un evento singolo che ha dato la prima spinta a un moto perpetuo: è ciclica, deve essere riattivata ogni mattina; l'ordine cosmico, insieme con quello sociale che ne è una replica, deve essere costantemente difeso e garantito. Ecco allora che uomini e divinità si avvalgono di Heka per neutralizzare le forze distruttive, le negatività dell'universo cosmico e sociale.

Il fluido vitale
Per gli Egizi l'universo è un insieme coerente e la magia è la realizzazione della simbiosi tra gli elementi che compongono il Tutto (divinità, spiriti, stelle, pianeti, uomini). Questo Tutto è immerso costantemente in invisibili correnti di energia che gli Egizi chiamano fluido vitale. Il divino ha il potere di "lanciare il fluido" e l'umano ha il dovere di captarlo, di servirsene per entrare in armonia con l'ambiente che lo circonda. Il fluido vitale si materializza nella Vita eternamente rinnovata e nella Forza e nel potere dati dalla Conoscenza.

Il male
Il male e la malattia sono un'interruzione del fluido vitale. Nel pensiero egiziano, bene e male non sono considerate forze antagoniste, ma due poli complementari: positivo e negativo. Il pericolo sta nella rottura dell'equilibrio che può generare la predominanza della negatività. L'errore può rivelarsi necessario per il progresso, ma deve essere eliminato al più presto. I momenti di passaggio, seppure inevitabili, sono critici dal punto di vista magico; il passaggio tra il giorno e la notte, tra un anno e il successivo, tra la vita e la morte, la salute e la malattia... i maghi avevano il compito di negoziare in questi momenti pericolosi e delicati.

La magia come arte
La magia non è un gioco, non si improvvisa; essa è nel contempo una scienza e un'arte che si acquisisce con pazienza e umiltà. Essa consiste nell'integrarsi con l'universo e diventare permeabile per lasciarsi penetrare a ogni istante dall'invisibile fluido vitale. La magia si può definire come l'utilizzo sul piano fisico dei poteri psichici superiori e latenti presenti nell'uomo.
In Egitto il mago e il medico non sono avversari, ma collaborano per stabilire un equilibrio tra il relativo e l'assoluto, tra il possibile e l'impossibile.

Il mago
Il mago della Valle del Nilo è al servizio della preservazione dell'Ordine del mondo, la Maat. Ciò che egli apprende nel tempio si può riassumere in quattro verbi: sapere, volere, osare, tacere.
Il mago è un guerriero che si batte contro la malattia e il male; egli attacca l'invisibile potenza che perturba un organismo, tenendo presente che bisogna curare la causa, non l'effetto. Egli fa voto di silenzio, non è tenuto a rivelare i segreti della sua arte; il segreto non serve a nascondere, ma preservare.

Le formule
Il mago conosce e utilizza adeguatamente le formule. La formula è l'arma più antica del mago. La "Genesi di Ptah" a Menfi è il primo testo nella storia dell'umanità ad affermare che Dio creò il mondo in virtù del suo verbo. Appena nominate, le cose iniziarono a esistere. Il potere dei suoni è creatore e il mago, identificandosi con Dio, diventa a sua volta creatore.
La formula può presentare aspetti diversi:
- l'ingiunzione o comando; se essa si rivela inefficace, per scatenare la forza magica si può ricorrere alla minaccia.
- la preghiera; è un atto di fede e di umiltà, suscettibile di toccare il cuore del dio.
- l'affermazione di un principio permette di convincersi della riuscita dell'operazione.

Altri principi della magia
Il mago, oltre alla conoscenza intellettuale, deve mettere in pratica anche i principi che gli sono stati insegnati:
- Principio di partecipazione: nell'universo tutto è collegato e il destino di un uomo non è estraneo al pianeta che ha presieduto alla sua nascita.
- Principio di solidarietà: rafforza il precedente. Tutte le parti del corpo umano sono collegate tra loro; se una parte non funziona, ne risente tutto l'insieme. Questo accade in ogni ambito, non solo nel corpo umano. Quando l'equilibrio si spezza, va ripristinato.
- Logica: l'universo e l'organismo ubbidiscono a un numero relativamente limitato di regole che seguono una logica magica. In sostanza "il simile attira il simile": per fermare un'emorragia si annoda una corda, per far piovere si versa dell'acqua...
- Omeopatia: Anche qui "il simile attira il simile". Gli Egizi avevano calendari dei giorni fausti e nefasti che scandivano l'anno: se un evento felice è accaduto in un giorno preciso, da quel momento quel giorno diventa propizio per la ripetizione di un evento analogo.
- Astrologia: è una scienza a servizio del momento magico. Gli Egizi avevano una concezione ciclica del tempo; l'astrologia offriva i periodi benefici dell'anno e quelli in cui, invece, bisognava essere più vigili. Grande importanza veniva data ai momenti di passaggio.

Diversi tipi di magia
La magia in Egitto, a differenza di quella europea, non viene divisa in magia nera o magia bianca, ma in Ua o "magia inferiore", ovvero quella del mondo fisico, della salute, del denaro e della fortuna, ed Hekau, o "magia superiore", associata invece allo spirito. Le tipologie di magia utilizzate dagli Egizi sono queste:
- Magia scritta: era utilizzata sulle pergamene, sui testi sacri e sulle mura delle case.
- Magia delle parole: la parola nell'antico Egitto era considerata sacra e creatrice. La parola crea tutte le cose. I geroglifici erano chiamati medw neter, "parola del Dio". Le parole, pronunciate nel modo giusto, generano un campo energetico/vibratorio; i suoni sono vivi, hanno potere vitale e trasformativo, incidono sulla realtà materiale e su quelle dei regni paralleli dei vari corpi. Quelle usate in magia, dunque, vengono definite Urt Hekau, "grandi parole di potere". Le Urt Hekau sono scritte in lingua geroglifica sbait, ossia proveniente dalle stelle (sba=stella, porta; sbait=insegnamento, istruzione, ciò che viene dalle stelle).
- Magia simpatica: la parte influisce sul tutto, il simile attira il simile.
- Amuleti: largamente utilizzati per la protezione e per facilitare il viaggio del defunto verso l'aldilà.

Il rituale magico
Un rituale è un meccanismo di grande precisione, è una cerimonia destinata a captare la rete invisibile delle forze che muovono l'universo. Il rito magico e i riti del tempio hanno la stessa natura, ma il primo riguarda l'aspetto terapeutico. Prima del rituale il mago deve isolarsi, digiunare e astenersi da contatti carnali per tre giorni. Poi si sdraia su una stuoia di canne per terra, divenendo una "mummia vivente"; il suo spirito si libera di ogni ostacolo mentale per comunicare con le potenze superiori. Resta così per tre giorni, poi purifica il corpo concentrandosi in particolar modo sui piedi (a contatto con le energie della terra) e sulle mani (captano e diffondono le energie). Indossa una tunica di lino bianca e dei sandali bianchi nuovi di papiro, a simboleggiare la verginità. Il corpo del mago viene unto di mirra ed essenza di pino, si pone del natron in bocca e dietro le orecchie e si dipinge con l'inchiostro sulla lingua un'immagine di Maat. Il mago fumiga la stanza con l'incenso e pone a terra le offerte. Spande una terra leggera nell'aria (mai calpestata da uomini o animali) e traccia sulla terra un disegno rituale corrispondente all'atto magico, poi vi si pone al centro.

L'evocazione degli dèi
Il mago, oltre a essere terapeuta, può entrare in contatto con le divinità per esplorare il proprio spirito, per comprendere una situazione, trovare risposta a una questione o per proiettarsi nel futuro.
Il rito di evocazione si compie in una stanza buia, sul tetto di una casa o in un luogo elevato e discreto. Viene coinvolto nel rito anche un giovane vergine, il mago si tinge la palpebra destra di verde e quella sinistra di nero, poi recita una formula per nove volte, dopo di che il dio è stato evocato e può parlare. 

Fonti:
- Magia e iniziazione nell'Egitto dei faraoni, René Lachaud, Edizioni Mediterranee
- L'antica medicina egizia, Giuliano Imperiali, Xenia Edizioni.


lunedì 5 settembre 2016

I Tarocchi: Il Bagatto - 1


Arcano Maggiore

Italiano: Il Bagatto, Il Mago
Inglese: The Magician, The Juggler
Francese: Le Bateleur, L'Escamoteur, Le Mage
Spagnolo: El Mago, El Prestidigitador

Corrispondenze
Astrologica: Ariete. Il Sole indica forza e irradiazione. Mercurio suggerisce volubilità e abilità.
Albero della Vita: dodicesimo sentiero (dall'Intelligenza alla Corona)

Se la carta è dritta: Inizio, volontà, abilità, giovinezza.
Se la carta é capovolta: Inerzia, indecisione, fine di un rapporto.

Simbologia fondamentale:
- Principio creatore
- Proprietà di linguaggio
- Autostima
- Volontà forte
- Movimento continuo
- Dominio sugli elementi

Questo arcano indica che il consultante si trova in una situazione in cui deve prendere alcune decisioni difficili. Simboleggia una personalità forte e definita e rappresenta una persona pronta a tutto, abile e con proprietà di linguaggio. Può indicare anche un tipo di iniziativa che darà i suoi frutti nel futuro. Le sue migliori qualità sono la diplomazia, l'agilità, la spontaneità e la rapidità.
La carta capovolta indica una persona che cerca di manipolare gli altri: il truffatore, il ciarlatano, il bugiardo. Può indicare un periodo di indolenza, passività e mancanza di autostima. I suoi difetti sono la poca forza di volontà, l'insicurezza e l'incapacità di esprimersi e imparare.

Descrizione e simboli
In questo Arcano compare un giovane dai capelli biondi, simbolo della forza solare dell'autostima, che indossa un ampio cappello la cui forma ricorda il segno algebrico dell'infinito.
Al significato simbolico fondamentale del cappello, quale rappresentazione dei pensieri di chi lo indossa, va aggiunto in questo caso specifico quello associato alla forma particolare della tesa del cappello del Bagatto, che ricorda appunto un 8 disteso, associato all'ingegno.
Nella mano sinistra, quella dell'intuizione, il Bagatto regge una bacchetta o un bastone diretto verso il cielo, simbolo della volontà con cui egli catalizza le forze celesti per materializzarle. Grazie alla bacchetta, il Bagatto ha il potere sulla magia e sulla parola; la sua funzione è concentrare e dirigere l'energia celeste al conseguimento di un obiettivo. 
In alcuni mazzi il Bagatto tiene in mano un boccale, simbolo delle passioni e dei desideri.
Ha l'aspetto di un uomo che attira su di sé l'attenzione con la sua destrezza e il suo magnetismo. Egli agisce da solo, usando unicamente la sua abilità.
Nella mano destra, quella della ragione, tiene invece una moneta d'oro, frutto diretto della sua azione cosciente. I piedi ben piantati al suolo indicano la saldezza della sua forza, con cui il Bagatto, trasformato in una sorta di prestigiatore, manipola gli oggetti disposti sul tavolo per ricreare a suo piacimento la realtà. Questi oggetti, oltre che il richiamo ai quattro semi del mazzo, sono simboli degli elementi su cui egli agisce: i bussolotti rappresentano i sentimenti, il coltello la mente, le monete il mondo fisico. Nella carta compaiono anche dei dadi, che simboleggiano l'intervento del destino, mascherato da casualità, nel mondo materiale, e una bisaccia, dentro la quale il Bagatto conserva gelosamente i frutti del suo lavoro. Nell'abbigliamento del Bagatto sono sempre presenti il colore rosso, simbolo del mondo materiale, e l'azzurro, che rappresenta il mondo spirituale: non a caso, una delle qualità più importanti di questo Arcano consiste nella capacità di equilibrare gli opposti.
Il tavolo rappresenta il mondo dell'azione. simboleggia la personalità che costruiamo per comunicare con il mondo, di cui è visibile solo una parte, mentre il resto rimane ignoto. Le tre gambe che reggono il tavolo alludono allo spirito, all'anima e al corpo. 
Infine, si noti come la scena si sviluppa verso l'esterno, a dimostrazione del fatto che il Bagatto realizza la propria opera nella natura.

Significato generale
Questo Arcano apre la serie numerata dei Tarocchi; il numero 1 rappresenta il principio attivo, la mente individuale che si contrappone all'incoscienza collettiva. Il Bagatto è l'uomo impegnato nella conquista della coscienza di sè, e quindi dell'unione dello spirito con la materia. Questo Arcano simboleggia anche la materia prima degli alchimisti, vale a dire la psiche umana, disposta a trasformarsi e a intraprendere il cammino verso la perfezione.

I diversi aspetti del Bagatto
Il significato di ogni singolo Arcano deve essere analizzato sotto diversi aspetti: quello psicologico e subcosciente, quello intellettuale o del cosciente, quello emotivo e quindi, in senso più esteso, dell'amore, e quello materiale, che include anche la salute.
Aspetto psicologico: con il Bagatto comincia il lungo processo di formazione dell'individuo, grazie al quale l'anima, a prescindere dalle circostanze esterne, percorre il lungo cammino verso la propria destinazione finale. Grazie al potere di questo Arcano, prendiamo coscienza del nostro Io, vale a dire delle qualità e delle caratteristiche su cui si fonda la nostra personalità. Questo Arcano è di grande aiuto nella costruzione dell'Ego ed evidenzia la capacità dell'uomo di analizzare la propria coscienza.
Aspetto intellettuale: rappresenta la mente che, con piena consapevolezza di se stessa, ricerca senza mai stancarsi il significato recondito delle cose. Simboleggia l'intelligenza attiva e pratica nel suo ruolo di co-creatrice della realtà. E' la persona che sa impiegare il potere della propria immaginazione per comprendere, e in ultima analisi per trasformare, il mondo che la circonda. Indica anche la capacità di analisi e l'equilibrio mentale.
Aspetto emotivo: il Bagatto indica una persona che nutre profonda fiducia in se stessa. Con la sua presenza, afferma che i sentimenti e la personalità sono forti e ben definiti, ma sottomessi al dominio della ragione. Rappresenta il controllo delle emozioni.
Aspetto materiale: E' l'uomo pieno di inventiva e capace di superare ogni difficoltà. E' inoltre colui che possiede una visione completa della situazione ed è quindi capace di volgerla rapidamente in proprio favore. Il Bagatto, infine, è l'uomo arbitro del proprio destino, chiunque sia in grado di affrontare in maniera attiva la realtà quotidiana. Simboleggia l'abilità e la capacità di risolvere i problemi.

Significati divinatori e interpretazione
Interprete del bene e del male. Dotato di grande spinta creatrice, artefice del proprio destino. E' la giovinezza con tutte le sue promesse, nel pieno delle forze fisiche e intellettuali. E' il coraggio, l'entusiasmo, la carica innovatrice e realizzatrice. L'entusiasmo che non si arresta di fronte alle difficoltà. E' l'inizio, il divenire, la consapevolezza delle forze date dalla giovinezza. E' l'energia vitale in espansione positiva. La volontà di conquistare, di affermarsi e nel contempo di trascinare con sé i renitenti, i dubbiosi, coloro che sanno solamente seguire. E' la capacità di annullare le resistenze opposte, dovute sia alle persone che alle situazioni. Irrefrenabile intraprendenza. E' la virilità nell'accezione più ampia del termine. Il suo carattere è ottimista e gioviale. 
Se la carta è rivolta alla persona che consulta, indica che avrà tutte le possibilità di avere successo perché possiederà la forza e l'opportunità da lui stesso creata per mettere in evidenza tutti i suoi talenti. Può indicare l'inizio di una nuova attività. Esorta al movimento, a prendere decisioni fattive. Bisogna seguire il primo impulso, senza perdere tempo e avere fiducia nelle proprie capacità. In campo affettivo il significato non cambia e se esce a una donna, può indicare un nuovo incontro stimolante e risolutivo.
Se si trova vicino a carte negative, può voler dire: eccesso di impulsività, azioni imprudenti, persona che parla troppo e si danneggia, mancanza di pazienza e perseveranza, temerarietà e talvolta millanteria, furbizia ed eccesso di scaltrezza, è il giocatore che sfida il destino. Può essere segno di imprudenza.

Combinazioni tra gli Arcani
Anche se la quantità di possibili combinazioni tra gli Arcani è di fatto infinita, ne esistono alcune che sono tradizionalmente considerate determinanti.
Il Bagatto e la Torre, Il Diavolo o La Morte può indicare magia nera.
Il Bagatto capovolto con gli Amanti indica delle infedeltà passeggere.
Vicino alle carte di Bastoni: significa attività frenetica, iniziativa che viene realizzata su larga scala.
Vicino alle carte di Coppe: Amore a prima vista che porta a una ventata nuova di vita che rinnova.
Vicino alle carte di Spade: lotta solitaria contro tutti, per affermare le proprie idee. Inizi difficili.
Vicino alle carte di Denari: Intuizione negli affari, tempestività indispensabile per concludere buoni contratti.

Fonti:
- Il grande libro dei Tarocchi, Giordano Berti
- I Tarocchi. Come leggerli, come interpretarli, come meditarli, Antonia Mattiuzzi


giovedì 1 settembre 2016

Lunario magico: Luna Nuova dei Canti



Nome: Luna Nuova dei Canti
Giorno: giovedì 1 settembre 2016
Ora di novilunio: 11:04
Impulso lunare: discendente
Transito lunare: Vergine
Dimora lunare: XX
Transito solare: Vergine
Vuoto lunare: nessuno
Pianta del giorno: cedro.
Energie: meditazione, rivolte verso l'interno.
Rituali: sconsigliati.
Curiosità: oggi, nell'antica Roma, si festeggiava Giove patrono dei fulmini.
Nei paesi anglosassoni, chi oggi riceve una lettera d'amore non è per niente felice, perché sa che il rapporto affettivo è destinato a finire male.
Il 1° settembre 1999 morì Doreen Valiente, definita la madre della moderna stregoneria.


L'estate volge al termine e lascia il posto, man mano, a giornate più fresche. La malinconia delle giornate trascorse in compagnia, tra divertimenti e svaghi, inizia a farsi sentire. L'autunno con le sue energie di riposo e chiusura è alle porte e questo novilunio ci invita a prepararci al periodo che verrà.
Un ciclo si è concluso e uno nuovo sta per cominciare, dobbiamo prenderne atto. Anche l'anno magico volge al termine, è un buon momento dunque per iniziare a purificarci, disintossicarci, per portare nella nostra caverna interiore e nella discesa invernale solo l'essenziale. La fase lunare attuale ci chiede di non agire e non fare rituali, ma di meditare su noi stessi, su quello che quest'anno ci ha donato e sul nostro bilancio personale. Prendiamoci del tempo per fare progetti sul nostro futuro, pensando alle novità che vorremmo portare nelle nostre vite con entusiasmo.
L'impulso lunare discendente ci dice che è tempo della semina e delle radici: seminiamo qualcosa di bello per il nostro futuro, gettiamo le basi per qualcosa che raccoglieremo in primavera e pensiamo alle nostre radici, a ciò che dà nutrimento alla nostra anima e al nostro spirito. Possiamo cominciare anche a pensare ai cari scomparsi, agli antenati, e a tutto ciò che ci hanno trasmesso, sia a livello genetico che intellettuale/personale. Onoriamo così quello che siamo: il frutto di chi è venuto prima di noi e il seme per quello che verrà dopo di noi.
Ci troviamo in una situazione astrologica molto particolare perché questa luna nuova cade in concomitanza con una Eclissi parziale di Sole e Mercurio ha cominciato ieri il suo moto retrogrado che durerà fino al 22 settembre.  L'impulso retrogrado di Mercurio ci porta ad aprirci verso il passato per affrontare le esperienze che ci frenano o impediscono la nostra evoluzione personale preparandoci così al salto di cambiamento grazie all'Eclissi. Una Eclissi infatti segna un grande cambiamento nella propria vita e sotto l'influsso della Vergine potremo affrontarlo con la giusta lucidità e freddezza emotiva. Si chiude così un ciclo, è probabile che l'ultimo periodo sia stato molto difficile e magari abbiamo dovuto affrontare diverse sfide mentre adesso possiamo prendere in mano la responsabilità della nostra vita senza più essere in balia degli eventi o delle altre persone. Tutto sta cambiando e noi siamo in grado di affrontare questo processo di drastiche decisioni. Pensiamo lucidamente e cerchiamo di capire chi siamo e cosa vogliamo davvero, ma anche per capire cosa non vogliamo più essere e prendere le distanze da ciò che ormai non fa più parte della nostra vita. Lasciamo andare ciò che si è concluso. Facciamo chiarezza mentale e spazio nella nostra vita. Approfittiamo di questo momento astrologico per riflettere e concentrare le nostre energie sul nostro presente per costruire un nuovo futuro senza rifuggire. Meglio evitare di prendere adesso decisioni importanti, firmare contratti, fare acquisti compulsivi e attenzione alle parole perché possiamo rischiare di essere fraintesi. Una nuova vita comincia e dobbiamo coglierla con serenità ed entusiasmo. Siamo noi, soli e consapevoli ma abbiamo la forza necessaria per affrontare il cambiamento che ci porterà a noi stessi e a realizzare i nostri intenti.
Oggi possiamo pensare anche a come migliorare la nostra condizione economica, a come ottenere serenità o come realizzarci nella carriera lavorativa.
Grazie al transito lunare in Vergine, la nostra concentrazione sarà più alta: possiamo sfruttarla a nostro favore per focalizzare la nostra attenzione sugli aspetti della nostra vita che più ci premono, oltre che per la meditazione, come già detto.


Fonti di riferimento per i dati raccolti:
- Il cerchio della luna
- Cronache esoteriche
- Le porte della Luna, Devon Scott
- Almanacco magico, Devon Scott
- Incantesimi con la luna, Diane Ahlquist

lunedì 29 agosto 2016

L'ontano tra miti e credenze

Famiglia: Betulacee
Genere: maschile
Pianeta: Venere, Luna
Elemento: Acqua e Fuoco
Poteri: protezione, divinazione, guarigione, stabilità
Fioritura: primavera
Parti utilizzate: foglie e corteccia

L'ontano predilige i terreni umidi presso i laghi e i fiumi. Quando cresce isolato può assumere forma contorta, ma se si trova in gruppo si slancia verso l'alto e può diventare moderatamente vecchio. L'ambiente fertile, vibrante e lussureggiante che si sviluppa sotto l'ontano offre cibo e rifugio a molti animali. Le radici di quest'albero si sviluppano molto in profondità nei terreni umidi. Possono consolidare e rigenerare il terreno in luoghi in cui gli altri alberi non attecchiscono, per la carenza di ossigeno e perché le radici marciscono. Accanto ai corsi d'acqua, gli ontani a volte mostrano grosse radici scoperte, che proteggono le sponde dall'erosione. Processi simbiotici nelle radici permettono all'ontano di fissare l'azoto dall'aria: l'alto contenuto di azoto dell'albero si rivela anche nel colore grigiastro che appare in autunno sulle foglie. Quando queste cadono, l'azoto e gli altri minerali passano nel sottobosco. Grazie a questo e alla sua capacità di rafforzare, ventilare e drenare il suolo, l'ontano fa sì che terreni umidi non diventino paludi o acquitrini. In posti troppo paludosi e poveri di nutrienti, l'ontano viene sostituito dalla betulla.
Poiché il suo legno resiste bene all'acqua, veniva usato in passato per gettare le fondamenta dei ponti e costruzioni sull'acqua. Venezia poggia su basi di ontano, così come Amsterdam. Immerso nell'acqua, diventa immarcescibile, virtù, questa, conosciuta fin dall'antichità. Scrive infatti Vitruvio che fu impiegato nelle paludi del Ravennate per la costruzione di strade sopraelevate. Anche molte cattedrali medievali poggiano su pali di ontano. Oltre all'acqua, l'ontano era  associato anche al fuoco: gli antichi fabbri e vasai preferivano usare le braci di ontano, che sviluppa più calore delle altre.
Il culto di quest'albero scomparve in Grecia in tempi antichissimi, ma un'eco ne rimase nell'Odissea, dove si racconta che intorno alla grotta di Calipso cresceva un bosco rigoglioso di ontani, pioppi e cipressi, piante collegate alla morte-resurrezione. L'ontano è considerato particolarmente pegno di resurrezione perché le sue gemme sono disposte a spirale. 
Il suo culto sopravvisse nell'Europa celtica, divenendo simbolo del combattente valoroso. L'ontano è intimamente connesso all'eroe Bran, e addirittura si identifica con lui. Ancora oggi nella campagne irlandesi abbattere un ontano sacro è considerato un delitto che provoca l'incendio della casa del colpevole.
Era chiamato "guardiano del latte"; infatti, era molto utilizzato per fabbricare i secchi del latte e altri contenitori, sia per i prodotti caseari, sia per gli altri liquidi.
Una volta l'albero era apprezzato per i tre colori naturali che se ne ricavavano: il rosso della corteccia, il verde dei fiori e il marrone dei rami, simboli rispettivamente del fuoco, dell'acqua e della terra.  Con i suoi rami, inoltre, si fabbricano ottimi zufoli e flauti, caratteristica che lega l'ontano anche all'elemento aria. Il suo legno, di facile lavorazione, serviva per fabbricare zoccoli e manici di scopa. La segatura ancora oggi è usata per affumicare pesci e carni. 
Nonostante se ne ricavi un buon carbone, l'ontano è un cattivo combustibile: è, dunque, resistente sia all'acqua che al fuoco. Esso simboleggia il fuoco della volontà che lentamente esce dall'oscurità delle origini, la luce della coscienza che porta chiarezza nelle regioni oscure dell'interiorità.
Sembra che scudi di ontano venissero utilizzati in particolari rituali allo scopo di richiamare da dentro l'individuo la capacità di difendersi e proteggersi dal potere corrosivo delle emozioni espresse nella loro dimensione negativa.
Aveva e ha molte proprietà medicinali: viene chiamato anche "china nostrana", perché febbrifugo; il bagno di foglie, preventivamente riscaldate al forno, è un rimedio popolare contro i reumatismi. E il cataplasma di foglie secche, già raccomandato da santa Ildegarda, facilita la cicatrizzazione delle ulcere. La corteccia si usava per conciare la pelle, il legno per la produzione di carbone e i ramoscelli primaverili freschi erano usati per spazzare il pavimento. 
Nel Medioevo cominciò a evocare simboli sinistri forse per le inquietanti caratteristiche o per i contorti e nodosi rami che d'inverno, spogli, sembrano evocare sinistre presenze. 
La linfa dell'ontano, infatti, diventa rossa quando viene a contatto con l'aria; pertanto, una volta tagliato, sembra che l'albero sanguini. Come abbiamo visto, cresce soprattutto in aree umide, e perciò è stato spesso visto come creatura della nebbia (per non parlare degli spettrali acquitrini), un mondo a cui gli uomini non si sono mai sentiti completamente a loro agio. 
Gli specchi d'acqua di qualsiasi genere venivano considerati dai Celti "porte" che mettevano in comunicazione il mondo dei vivi e l'Altromondo. Ecco uno dei motivi per i quali l'ontano è associato a un'idea di passaggio verso mondi spirituali e viene anche considerato un simbolo di resurrezione, perché le sue gemme crescono a spirale, indicando il cammino evolutivo verso una crescita interiore ed esteriore. 
L'ontano, insieme alla betulla e al frassino, è uno dei primi alberi che colonizzano il territorio. Le sue foglie rimangono inoltre verdi fino alla caduta, non ingialliscono. 

Fonti:
- Il vischio e la quercia, Riccardo Taraglio
- Lo spirito degli alberi, Fred Hageneder
- Florario, Alfredo Cattabiani

giovedì 25 agosto 2016

I Tarocchi come percorso iniziatico dell'anima

Abbiamo visto e appreso come i Tarocchi costituiscano un libro a fogli staccati e della loro importanza, ora è giunto il momento di addentrarci nei significati nascosti e nel percorso iniziatico suggeritoci dalle carte, intraprendendo il sentiero che dal Bagatto (I) ci condurrà fino al Mondo (XXI), chiudendo il cerchio della ruota con Il Matto (0).
Le seguenti nozioni non saranno di facile comprensione, tuttavia sono di grande importanza per chi si accinge a studiare i Tarocchi, poiché, come scrive Oswald Wirth, sono le basi per riuscire a leggere tra le immagini e i simboli.
Anche l'origine etimologica dei Tarocchi suggerisce il percorso interiore dell'anima che attraverso i 22 Arcani Maggiori conosce se stessa. Va detto, tuttavia, che la derivazione certa della parola "Tarocco" non si conosce, pertanto si parla per supposizioni.
Nell'ipotesi di un'etimologia egizia si parte da TAR-ROSCH, dove TAR significa strada, mentre ROSCH vuol dire regale. Seguendo invece un'etimologia araba, si desume una derivazione da TARIQA, che esprime il percorso, lo svolgimento della vita. Altri collegamenti ci possono pervenire usando la formulazione suggerita da Guillaume Postel, il quale, scrivendo la parola TARO non in modo lineare, ma in modo circolare, apre nuove possibilità di interpretazione. Se si inizia a leggere la parola dalla lettera T e procedendo in senso antiorario, abbiamo TORA (torah), il libro sacro dei rabbini; se si parte dalla R leggiamo in senso orario ROTA, collegata sia alla ruota di Ezechiele che alla ruota buddista del Darma; partendo sempre dalla T, in senso orario, si ottiene TAROT, sinonimo dell'azoto dei saggi, l'inizio e la fine dalla A alla Z, dall'Alfa all'Omega dei greci, dall'Aleph alla Tau ebraica. Comunque sia, in tutte le formulazioni si può notare un movimento di circolazione rotatoria continua.

La ruota

Come abbiamo visto, fra gli Arcani Maggiori ce n'è uno che non ha numero, ovvero Il Matto. Per questo si tende a esitare, quando si deve assegnare a questa carta un posto nel gioco della ruota: non si sa mai se farla precedere a Il Bagatto o se porla dopo Il Mondo. Il Matto, dunque, si colloca tra l'inizio e la fine, dove rappresenta l'irrazionale e incomprensibile Infinito dal quale tutti noi proveniamo e al quale siamo destinati a ritornare.


La disposizione a ruota è di fondamentale importanza, poiché il cerchio così formato si divide naturalmente in due metà, ognuna delle quali comprende undici figure che, per stabilire gli accostamenti, è utile allineare su due file, come indicato nella figura seguente:


A questo punto, dobbiamo confrontare le figure da fila a fila. Con uno sguardo attento ci renderemo facilmente conto di come esse si corrispondano e di come si creino contrasti speculari da una fila all'altra. I più evidenti e importanti, secondo Wirth, sono quelli messi in evidenza dagli Arcani 1 e 0 (Il Bagatto e Il Matto), 7 e 16 (Il Carro e La Torre), 10 e 13 (La Ruota della Fortuna e La Morte), 11 e 12 (La Forza e L'Appeso).
Il Bagatto (1) è un uomo intelligente e abile, che sa esattamente quello che fa, mentre Il Matto (0) raffigura un insensato che procede a caso, senza sapere dove va. Il Carro (7), che porta un trionfatore, si trova sopra La Torre (16) dall'alto della quale precipitano due personaggi: in questo modo l'esaltazione del successo, nel Tarocchi, si accosta alla caduta catastrofica. La Ruota della Fortuna (10) sembra promettere una fortuna insperata, contrariamente a La Morte (13), che implica la minaccia di una fatalità ineluttabile. La Forza (11) contrappone la potenza realizzatrice all'impotenza de L'Appeso (12), che ha le braccia legate.
Il contrasto esiste in tutte le altre carte, anche se, forse, risulta essere meno evidente di quelle sopraelencate. In generale, comunque, deduciamo da tutto questo che ciascuna di queste due metà dei Tarocchi ha un significato contrapposto a quello dell'altra metà.
Superficialmente, attribuiremmo alla prima fila un significato positivo e alla seconda uno negativo, ma in realtà le carte vanno ben oltre questi due concetti. Non si parla in questo caso di positività e negatività, bensì di attività e passività.
I primi undici Arcani ci parlano di personaggi estremamente attivi, coscienti e autonomi, mentre gli undici seguenti denotano soggetti passivi, inconsci, sensitivi o impulsivi e privi di iniziativa.
Dato che, come abbiamo detto, gli Arcani Maggiori rappresentano un cammino iniziatico, possiamo affermare grazie ai Tarocchi che l'Iniziazione ha due strade, l'una maschile e razionale, l'altra femminile e mistica.
La prima via si basa sull'esaltazione del principio dell'iniziativa individuale, sulla ragione e sulla volontà. E' adatta al saggio, padrone di se stesso; egli conta solo sulle risorse della propria personalità. La seconda è esattamente il contrario. Invece di sviluppare ciò che ha in sè e di dare, il mistico si mette nello stato di ricevere.
Ognuna delle file dei Tarocchi è divisa in due parti uguali dagli Arcani 6 (L'Innamorato) e 17 (Le Stelle), che sono preceduti e seguiti da gruppi di 5 Arcani.
Wirth ci dice che in entrambe le vie iniziatiche (rappresentate dalle due file) si distinguono due fasi: la prima è la fase di preparazione e di studio, mentre la seconda è la fase dell'applicazione e della realizzazione. Ne deriva, dunque, il quadro seguente:


Osserviamo che, nell'iniziazione maschile, la teoria precede la pratica, mentre nell'iniziazione femminile si verifica l'inverso.
Per svolgere un'attività cosciente bisogna incominciare con l'acquisire le conoscenze che si riferiscono agli Arcani 1, 2, 3, 4 e 5. Quando l'istruzione è completata, una prova morale rappresentata dall'Arcano 6 permette, se superato con successo, di passare alle realizzazioni pratiche indicate dagli Arcani 7, 8, 9, 10 e 11.
Nel campo della passività, l'abbandono mistico si traduce immediatamente in opere raffigurate dagli Arcani 12, 13, 14, 15 e 16; poi, grazie alle influenze esteriori cui allude l'Arcano 17, si determina un'illuminazione progressiva, le cui fasi si riflettono negli Arcani 18, 19, 20, 21 e 0.
Ciascuno a suo modo, gli Arcani 6 e 17 stabiliscono un legame, da una parte tra l'apprendimento teorico e il lavoro applicato, dall'altra tra la pratica spontanea e il discernimento a posteriori.
I quattro gruppi di cinque arcani ciascuno hanno estrema importanza  e offrono la chiave della decifrazione del complesso dei Tarocchi.

Il primo gruppo di Arcani

La Papessa (2) e L'Imperatrice (3) corrispondono all'Imperatore (4) e al Papa (5). Questo gruppo di quattro Arcani si discosta dal Bagatto (1), cosa che ci porta a considerarlo in antagonismo con gli Arcani seguenti. Il Bagatto è la personificazione dell'Io, principio cosciente, punto di partenza di ogni iniziativa. La Papessa, L'Imperatrice, L'Imperatore e Il Papa comprendono due donne e due uomini investiti da funzioni laiche e religiose. I sessi dei personaggi simboleggiano l'induzione (femminili) e l'intellettualità (maschili). Infine, La Papessa e Il Papa rappresentano le scienze sacerdotali, metafisiche e astratte, mentre L'Imperatrice e L'Imperatore quelle reali, fisiche e concrete.

L'Arcano 6 (L'Innamorato) segna il passaggio dalla teoria alla pratica, dallo studio preparatorio all'applicazione. Collega il 5 al 7, mentre Il Carro (7) allude all'applicazione del sapere e delle qualità morali dell'iniziato ormai completamente istruito, raffigurato dal Papa (5). Un rapporto analogo esiste fra gli arcani 8 e 4, 9 e 3, 10 e 2, 11 e 1. Ogni volta, l'Arcano del secondo gruppo applica nella pratica ciò che l'Arcano omologo corrispondente del primo gruppo realizza solo in teoria. La fila passiva dei Tarocchi offre un'immagine invertita della fila attiva, quindi possiamo rifarci al seguente schema per stabilire le relazioni tra i 22 Arcani Maggiori:


Il secondo gruppo di Arcani

La dottrina del Papa (5) è applicata dal Carro (7), che percorre il mondo su un trono mobile. Questo ministro intelligente adatta l'ideale alle necessità pratiche.
L'esattezza matematica (L'Imperatore, 4) si traduce, nel campo morale, nella Giustizia (8). La scienza reale dell'Imperatore insegna a realizzare l'ordine, assicurando stabilità, equilibrio.
La scienza reale dell'Imperatrice (3) è coltivata dall'Eremita (9), che personifica il sapiente e scopre con estrema prudenza i misteri della natura.
La Ruota della Fortuna (10) promette riuscita nella vita pratica a chi sa applicare l'intuizione (Papessa, 2). Bisogna essere indovini per beneficiare dell'alternarsi della sorte.
La Forza (11) appartiene al Bagatto, che ha realizzato il suo programma.

Il terzo gruppo di Arcani

Il Matto (0), contrariamente al Bagatto (1), è un essere vuoto, il cui Io subisce senza controllo tutte le influenze esteriori.
Il Mondo (21) rappresenta il Grande Tutto che agisce su colui che è sensitivo, e lo rapisce in un'estasi passiva, contrariamente alla parte attiva svolta dalla Papessa (2).
Il Giudizio oppone la spontaneità dell'ispirazione agli studi laboriosi e pazienti comandati dall'Imperatrice (3).
Il Sole (20) è la fonte di quella luce spirituale che illumina l'artista e il poeta. L'illuminazione geniale è in antagonismo con la scienza reale e matematica dell'Imperatore (4), tuttavia l'arte obbedisce a regole rigorose e spesso deve rifarsi ai numeri.
La Luna (18) diffonde una luce incerta e ingannevole, come accade per l'immaginazione. Ciò si contrappone all'intellettualità e alla razionalità rappresentate dal Papa (5).

Il quarto gruppo di Arcani

Le Stelle (17) determinano la sorte dell'essere passivo che non ha saputo scegliere la propria via, come deve fare l'iniziato attivo rappresentato dall'Innamorato (6), chiamato a scegliere tra il Vizio e la Virtù.
Un'immaginazione esagerata, rappresentata dalla Luna (18) può dar vita solo a progetti stravaganti, la cui realizzazione porta solo a un insuccesso, raffigurato nella Torre (16). che allude alle futili imprese destinate a finire in modo contrario al trionfo (Il Carro, 7).
L'artista (Il Sole, 19) è adatto a praticare le arti occulte. Con i suoi incantesimi agisce sull'anima del mondo, e l'agente magico è simboleggiato dal Diavolo (15). Questo arcano contrappone il turbamento degli istinti irrazionali alla calma normale e logica della Giustizia (8).
L'ispirato (Il Giudizio, 20) non è ricettivo solo dal punto di vista intellettuale; se si applica, attira il fluido vitale e lo trasmette ad altri. Il fluido è quello raffigurato ne La Temperanza (14). Bagnarsi nelle onde di un oceano vitale è esattamente il contrario di ciò che fa l'Eremita (9), che si chiude nell'isolamento.
L'estasi (Il Mondo, 21) è collegata al potere di una nuova vita, che La Morte  (13) ha falciato. La Ruota e La Morte rappresentano rispettivamente la sorte fortunata e la fatalità della sventura.
L'Appeso (12) rappresenta l'essere che si sacrifica, rinunciando a se stesso a beneficio degli altri. La passività del Matto assume dunque un carattere sublime: egli realizza la Grande Opera, il cui compimento segna il termine della via mistica, mentre la via naturale conduce alla Forza (11).

Riepilogo dei post precedenti:
- Introduzione ai Tarocchi
- I Tarocchi: consacrarli, purificarli e interagire con loro

Fonti:
- Il libro completo dei Tarocchi, Luciana Pedirota, Emilia Stanghi
- I Tarocchi, Oswald Wirth

lunedì 22 agosto 2016

L'eco degli déi e dei Celti al Passo della Mezzaluna

Ci sono luoghi in cui il passato risuona ancora, più forte e prepotente del presente. Sono posti in cui la vita di popoli antichi è tangibile, vera, concreta, e la natura tutto intorno ne propaga l'eco, dandoci la possibilità di ascoltarla, sentirla e persino vederla.
Uno di questi posti si trova sul sentiero per il Passo della Mezzaluna, che attraversa il Bosco di Rezzo e in cui si trovano tracce degli antichi insediamenti pastorali della zona, la cui presenza è ben visibile nel Ciotto di San Lorenzo.
Ci troviamo nella provincia di Imperia, nella Valle Argentina, così ricca di mistero, magia e tradizioni. Qui, in Liguria, le antiche popolazioni vennero a contatto con i Celti e ne assorbirono usanze e cultura; la presenza celtica tra questi sentieri e in giornate nebbiose si fa prepotente, tanto che sembra di essere finiti in un tempo lontano, quando druidi, fate e divinità camminavano ancora sulla Terra. 
Il sentiero si inoltra nel bosco, dove faggi maestosi e noccioli sono i padroni indiscussi. L'atmosfera è surreale e un cartello avverte subito della presenza del lupo. 




Sopra di noi un tetto di foglie copre la vista del cielo, un fogliame così verde da sembrare uscito da una cartolina irlandese. 



Gli alberi sono alti, imponenti e non si può fare a meno di sentirsi piccoli al loro confronto. Quello di Rezzo è un bosco antico, suscita rispetto, tant'è che viene spontaneo abbassare il tono della voce quando si percorre il sentiero tra i faggi. Si dice che tra le radici di quegli alberi si nascondano le abitazioni di fate e spiritelli silvani, troppo timidi e timorosi della presenza dell'uomo per lasciarsi osservare, ma non per questo meno veri e reali.
Pietra-altare
Si prosegue in falso piano nella foresta fino ad arrivare là, in uno dei punti di maggiore interesse dell'intero sentiero. Il Ciotto di San Lorenzo è un posto davvero intriso di magia, l'energia che emana è tangibile, si sente sottopelle. Prima dell'arrivo dei Romani, ogni anno i pastori percorrevano questo sentiero per la transumanza e giungevano in questa depressione del terreno per spartirsi i pascoli alti del Passo della Mezzaluna, non prima di aver sacrificato un animale agli dèi. Quell'altare sacrificale è ancora lì, ricordo di tempi lontani, di timore reverenziale e rispetto verso quella natura che oggi deturpiamo senza pietà né scrupoli. E' ancora presente anche la coppella per raccogliere il sangue della vittima, con relativo canale di scolo. 
Poco distante dalla pietra-altare, un cerchio di pietre delimita l'area di riparo dei pastori e là, sopra la depressione del terreno, si ammira una pietrafitta, un antico menhir la cui datazione si è persa nel tempo e che serviva per le osservazioni astronomiche. 

Pietre disposte a perimetro (il cerchio di pietre)
E' una roccia alta due metri, larga sessanta centimetri e spessa dieci che oggi si presenta inclinata. Un tempo segnava l'azimut del sole al tramonto nel periodo del Solstizio invernale.

Il menhir
La nebbia avvolge tutto, rendendo l'esperienza ancora più mistica. I corvi imperiali osservano i nostri passi, gracchiando e volando intorno a noi, guardiani alati di un luogo ricco di storia e conoscenza che mi hanno riportato alla mente i corvi di Odino, Huginn e Muninn (Pensiero e Memoria). Impossibile non farsi sopraffare dalla magia del luogo, non lasciarsi trasportare dalla fantasia, e allora persino Avalon sembra reale in quel cerchio di pietre, a un passo da noi. Massi di  enormi proporzioni caduti dall'alto hanno permesso la costruzione di rifugi improvvisati, che hanno tutta l'aria di "capanne dello stregone". E poi la nebbia... avvolge tutto, persino i pensieri, aprendo l'immaginazione a un mondo che va oltre la materialità, sfiora il sensibile e proietta verso l'immateriale, l'intangibile e l'incredibile.

Dentro il cerchio di pietre
La capanna, un riparo improvvisato all'interno del cerchio.
Lasciato quel posto di rara bellezza con un senso di pace e comunione con la Natura tutta, si prosegue ancora nel bosco, che man mano diventa più cupo. E di nuovo il silenzio si impone, interrotto solo dai versi degli uccelli che avvertono il Bosco della nostra presenza. Tra quegli alberi lupo e cinghiale la fanno da padroni, si percorre il sentiero guardandosi intorno, alla ricerca di due occhi gialli in mezzo al fogliame. E lo si fa con il cuore in gola per l'emozione, cercando avidamente la loro presenza, come se fosse essenziale, come se la nostra anima avesse un atavico bisogno di scorgerli, per poi non dimenticarli mai più.



E infine, dopo qualche salita e attraversando praterie montane che aprono lo sguardo e il cuore, si arriva lassù, al Passo della Mezzaluna (1454 m.s.l.m.) . Gli occhi abbracciano l'immensità e ci si sente ristorati, sereni, accolti da Madre Natura come figli tornati ad amarla e a venerarla. 

Il Passo della Mezzaluna
L'erba dei pascoli è ormai secca, l'autunno sembra più vicino qui. E ancora voli di corvi ci rammentano che non siamo soli, che siamo chiamati a rispettare la bellezza tutto intorno e ad ascoltarla, comprenderla e farla nostra.
Dopo una sosta si riparte e si torna indietro, assaporando ogni passo che ci separa dalla civiltà cittadina che ci eravamo lasciati alle spalle. Si vorrebbe restare lì, dove il cielo si tocca con un dito e dove gli déi del passato parlano ancora. Ci si consola, però, con uno zaino alleggerito dopo aver consumato un pranzo al sacco, ma arricchito dalle esperienze indescrivibili e dalle emozioni avvolgenti della giornata, con la speranza di poterle rivivere presto.