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domenica 19 luglio 2015

Iside e Osiride: un mito di resurrezione, iniziazione ed equilibrio

Qualche giorno fa abbiamo parlato di Tredicesima Luna e della morte e della rinascita che essa porta con sé. Mi sembrava appropriato riportarvi uno dei miti più belli e famosi della storia dell'umanità, quello egizio di Iside e Osiride. Il mito contiene simboli dal significato profondo e, per aiutarvi a comprenderli meglio, ho speso qualche riga alla fine del post per spiegarvene l'interpretazione.
La storia delle due divinità tra le più amate e venerate dell'antico Egitto ben si adatta alle energie di questo periodo dell'anno, visto anche che oggi, 19 luglio, iniziava il nuovo anno per gli Egizi, segnato dal risorgere a Est della stella Sirio, tornata a illuminare il cielo dopo 70 giorni di assenza. Sirio, sacra a Iside, era la stella più importante per gli Egizi, poiché segnava (e segna tutt'ora) la piena del Nilo e l'inondazione che porterà limo fertile.


La natura africana dell'Egitto faraonico genera miti e leggende, storie capaci di far sognare intere generazioni, di proporre archetipi per ogni situazione. L'Egitto è la patria degli dei. Tra l'azzurro del cielo e le acque cristalline del Nilo, tra il nero limo e il deserto rosso, si svolse la storia più bella del mondo: quella di Iside, del suo sposo Osiride e del loro figlio Horo.
Siamo nelle lontane epoche dell'Età d'oro, quando sulla Terra regnavano la pace e la felicità. L'Egitto era saggiamente governato dal dio buono e perfetto Osiride. Egli aveva insegnato agli uomini a non vivere più come animali selvatici, aveva donato loro il frumento e tutti i frutti della terra; aveva seminato in essi l'idea nuova della felicità.
Osiride amava teneramente la sua sposa, l'incantevole Iside, e accanto a lei, le notti erano ancora più dolci dei giorni. Nulla mancava a questa coppia modello e i secoli trascorrevano senza scosse. I raccolti si susseguivano abbondanti, i flauti imitavano la brezza del Nord e i tamburelli dei danzatori ritmavano la gioia delle feste.
Ma qualcuno, nell'immensità del deserto, rimuginava lugubri pensieri che sollevavano minacciose nuvole di sabbia. Questo essere tormentato si chiamava Seth; fratello di Osiride, egli aveva ricevuto come sua quota di territorio le zone che fiancheggiavano a Est e a Ovest la verdeggiante contrada attraversata dal Nilo. Con il passare del tempo, in lui si era insinuato il più perfido dei sentimenti: la gelosia. Così, concepì un piano spregevole: assassinare il fratello e la sua sposa per regnare da solo su un territorio immenso di cui sarebbe stato despota feroce.
Mellifluo e falsamente amabile, egli invitò Osiride a un banchetto tra gli altissimi muri del suo palazzo. Il destino era in agguato e Osiride si recò fiducioso a questa festa che presto si sarebbe trasformata in tragedia.
Al centro della tavola, ornata di rami d'olivo, ciotole di alabastro traboccavano di melagrane e di grappoli d'uva matura; il vino mandava bagliori dal fondo delle coppe; dei pani dorati e croccanti emanavano dolci fragranze di anice e sesamo.
Turbata da oscuri presagi, Iside preferì declinare l'invito, ma non potè convincere il suo sposo a restare con lei. Osiride sapeva che il fratello era suscettibile e non poteva rischiare di umiliarlo.
A conclusione del pasto, come era consuetudine, venne il momento dei doni: Osiride offrì al fratello delle pezze di un lino finissimo; Seth invece fece portare una cassa di legno di cedro, un sarcofago niellato d'oro e d'argento, coperto di geroglifici.
In verità, il sarcofago non era stato destinato proprio a Osiride ma a colui il cui corpo avrebbe seguito perfettamente i contorni dell'oggetto. I candidati si presentarono, ma nessuno di essi era grande abbastanza da riempire il magnifico sarcofago. Anche Osiride si prestò a questo strano gioco; troppo tardi comprese il suo errore... il pesante coperchio si abbattè su di lui, facendolo piombare nelle tenebre.
La luce nei suoi occhi si spense e le stelle del cielo impallidirono. Iside, che dormiva, si svegliò bruscamente, in preda ad angosciosi presentimenti. Il piombo fuso già sigillava il coperchio del sarcofago. Venti rabbiosi urlavano nel deserto; un ghigno malvagio deformava il viso di Seth mentre questi ordinava di gettare il sarcofago nel Nilo. Nefti, sorella di Iside e sposa di Seth, dopo aver assistito terrorizzata al misfatto, corse ad avvertire Iside ed entrambe partirono immediatamente per nascondersi nelle immense paludi del Delta.
Seth impose la sua dura legge a tutto il paese, mentre il sarcofago, portato dalla forte corrente del fiume, arrivò nel Mediterraneo. Il mare lo depose sulle coste del paese di Biblo. Ben presto, un magnifico pino avvolse teneramente il feretro. Passeggiando sulla spiaggia, il re di quel paese vide questo albero straordinario e lo fece tagliare per farne la più bella, la più alta colonna del suo palazzo.
Nel cuore del Delta, tra fitti boschetti di papiro, Iside e Nefti avevano tanto pianto. Si erano lacerate i preziosi abiti da dee, avevano trascinato le chiome nella polvere e avevano lungamente danzato affinché la terra, scossa, liberasse le forze telluriche che avrebbero portato in cielo l'anima sublime di Osiride. Sussisteva, tuttavia, un problema di non poco conto: come celebrare i funerali senza il cadavere?
Il dio Ra, insieme alla forza di Thot, fece nascere in Iside un'idea grandiosa: ritrovare il corpo del suo amato, riportarlo in Egitto e, perché no, resuscitarlo.
Dovete sapere che Iside non era soltanto la sposa di Osiride; in quanto figlia di Ra, il principio luminoso, ella conosceva i segreti della vita ed era capace di assumere all'istante tutte le forme della creazione. Era già stata vista trasformarsi in svariati animali, sapeva persino rendersi invisibile, e allora si distingueva sulla sabbia solo la delicata impronta dei suoi deliziosi piedini. Per compiere la sua ricerca, ella si trasformò in rondine, così da scrutare il suolo percorrendo rapidamente enormi distanze.
Già sorvolava le coste del montuoso paese dei cedri. L'istinto e l'amore la guidarono verso la colonna che portava nel suo ventre il fatidico sarcofago. Quando il re sentì una rondine parlare, rimase sbalordito; ma, quando l'uccello si trasformò in una donna più perfetta di una statua, egli credette di impazzire... d'amore. Il corpo di lei era fasciato in una soffice trina d'oro, un diadema scintillava nei suoi capelli corvini e la fronte era ornata da un cobra con occhi di corniola. Quando camminava, il tintinnio delle sue collane e braccialetti l'avvolgeva di un'aura vaporosa. 
La questione fu risolta all'istante: la colonna venne abbattuta e si recuperò il sarcofago. In breve tempo, Iside lo depose su un'isola stretta in un'ansa del Nilo.
Allora ella chiese allo sciacallo Anubi di prendere parte alla mummificazione di Osiride. Strano personaggio, quell'Anubi, figlio di Seth e Nefti. In ogni caso, egli era pieno di buona volontà; insieme alla madre e alla zia, si mise in cerca degli ingredienti necessari all'operazione, mentre le spoglie del dio tradito riposavano sulla sabbia asciutta.
Fu un errore fatale... Con ostinazione, Seth percorreva il paese per sottometterlo e per ritrovare Iside, alla quale intendeva riservare la stessa sorte del suo sposo. Cos', si trovò proprio nnel Delta quando si imbattè nel corpo di suo fratello, che mai avrebbe pensato di rivedere. Schiumante di rabbia, si scagliò su di esso tagliandolo in quattordici pezzi che gettò nel fiume. Perpetrato l'orrendo misfatto, egli tornò alla sua oscura dimora assaporando la vittoria. Iside non avrebbe potuto essere tanto abile da riuscire ad assicurare a quel cadavere smembrato il conforto della mummificazione!
Questa volta però era lui a sbagliare. Un gentile coccodrillo che aveva assistito, sbalordito, alla scena, raccontò l'accaduto a Iside nei minimi dettagli. La maga invocò le potenze della luce, poi meditò e infine concepì un nuovo piano d'azione: avrebbe recuperato i quattordici pezzi sparsi, li avrebbe riuniti e avrebbe tentato di sconfiggere la morte. Così iniziò la dolorosa ricerca: il coccodrillo si immerse molte volte sul fondo del fiume, mentre lo sciacallo Anubi fiutava i pezzi rimasti incastrati tra le piante acquatiche. Ogni ritrovamento rianimava le speranze di Iside. Alla fine, furono riunite tredici parti, ma l'ultima, il fallo, era introvabile. Si seppe con orrore che un pesce, ignaro, se l'era mangiato! Ormai troppo vicina al prodigio, Iside ne modellò uno di morbido limo del Nilo e lo pose sul cadavere, poi, prendendo le sembianze di un nibbio, si posò su di esso per essere fecondata. Dal dio morto era scaturita la vita, il processo di resurrezione era avviato.
I settanta giorni seguenti furono dedicati all'imbalsamazione del cadavere. Ispirato da Thot e da Iside, Anubi inventò tutto il procedimento: gli ingredienti, l'uso del natron, i vasi canopi, le bende di lino e soprattutto le formule e gli incantesimi senza i quali nulla potrebbe accadere.
Dopo settanta giorni di occultazione, la stella Soped (Sirio) stava per levarsi a Oriente insieme al sole: il momento magico era giunto. Perfettamente ricomposto, Osiride sembrava dormire un sonno profondo; tutta la natura era come sospesa in attesa del miracolo. La stella salì all'orizzonte e la luce solare inondò il cielo e la terra. Le due sorelle sembravano l'incarnazione del Mistero. Osiride aprì gli occhi e sorrise ritrovando, al di là della morte, il volto dell'amata; la primavera esplose in tutte le gemme del pianeta. Iside e Osiride si abbracciarono e il dio sentì fremere nel ventre della sua sposa la promessa di vita nuova, di un essere superiore che si sarebbe chiamato Horo.


La storia di Iside e Osiride è ancor più ricca di significati di quello che sembra e può essere letta a livelli molto diversi.
Iside è la luce magica che libera dalle catene di Seth. Resuscitando Osiride, inaugura il processo della Grande Opera, della ricerca dell'immortalità. Per ritrovare il suo amato, ella fruga il cielo, la terra, l'acqua e il mondo sotterraneo; diventa maestra delle leggi che governano l'universo. La mummificazione che lei inventa insieme ad Anubi consiste nel rendere viva la carne putrefatta. Lei è tutte le donne e tutte le dee, stella del mattino, fonte della vita, mediatrice tra i vivi, i morti e lo spirito invisibile, principio della materia.
Osiride è l'antica anima dell'Egitto. E' l'immagine del ciclo vita-morte-resurrezione. Il suo corpo è l'Egitto, che ogni anno è riportato in vita dalle acque benefiche della piena del Nilo. Morendo e rinascendo, Osiride mantiene l'equilibrio del mondo.
La vera natura del rapporto che unisce Osiride al fratello assassino Seth deve essere presa in esame. Bisogna guardarsi da un'interpretazione semplicistica che farebbe della coppia una rappresentazione del Bene e del Male. Del resto, questo concetto dualistico è estraneo allo spirito egizio che gli ha sempre preferito quello di complementarietà.
Seth è il disordine, la collera, il male in azione, le forze contrarie. Egli però acquista anche un altro spessore. Se Osiride rappresenta le forze evolutive dello spirito, Seth incarna quelle involutive della materia. Il fuoco di Seth è quello iniziatico e segreto della terra che consuma ciò che deve dissolversi per risvegliare l'essenziale. Seth dà la luce a Osiride; lo sottopone alla prova del fuoco per permettergli di trarre il meglio da se stesso e di rivelare la propria natura immortale.
Uccidendo il proprio fratello, Seth permette al suo spirito di staccarsi dalla materia e di tornare alla fonte primitiva per rigenerarsi.
Seth è l'ostacolo che Osiride deve superare per rivivere domani e corrisponde alle prove che fanno parte del rituale d'iniziazione. 
Alcuni millenni dopo l'invenzione del mito osiriaco, la coppia Gesù/Giuda racconterà la stessa avventura. La storia del Cristo sembra ricalcare quella di Osiride, a partire dalla nascita da una madre vergine fino alla passione consentita per redimere l'umanità.
Sulla terra degli uomini, l'Egitto, regnerà Horo, figlio ed erede dell'immortale Osiride. Prima di esercitare i propri poteri legittimi però, egli dovrà sfidare Seth. Pur essendo il vincitore, Horo, dietro ingiunzione di Iside, non ucciderà Seth. In effetti, il male, il negativo, non va eliminato ma controllato, per equilibrare le due polarità che concorrono all'armonia dell'universo.

Fonte:
- Magia e iniziazione nell'Egitto dei Faraoni, René Lachaud, edizioni Mediterranee.

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