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lunedì 24 ottobre 2016

I Taorcchi: La Papessa nei diversi mazzi

Come abbiamo visto, ogni mazzo di Tarocchi ha la sua energia, derivante da chi lo ha ideato e da chi ne ha disegnato le illustrazioni, oltre che dalla cultura di provenienza. Nella lezione precedente abbiamo visto le caratteristiche generali della seconda carta dei Tarocchi, La Papessa, oggi invece voglio proporvi l'analisi di questa stessa carta prendendo in esame però diversi mazzi, tra cui alcuni famosi e appartenenti alla categoria classica, altri più ricercati, scelti tra quelli che ho in casa.

La Papessa secondo il mazzo dei Visconti-Sforza
Una monaca, seduta su uno scranno, tiene con la mano sinistra un libro e con la destra regge una croce a stilo che ne identifica l'appartenenza alla religione cristiana. La testa è cinta dalla tiara papale, le cui tre corone rappresentano le virtù teologali. Gli abiti della papessa non sono sfarzosi, anzi: i tre nodi del cordone che cinge il suo abito ricordano i voti monastici di povertà, castità e obbedienza. La leggenda che mette in relazione questa figura con quella della papessa Giovanna non ha alcun fondamento; in realtà, si tratta di un emblema della fede cristiana e rappresenta la totale adesione alla verità rivelata nelle Sacre Scritture. La figura della Papessa si rifà alla raffigurazione della Fede di Giotto alla Cappella degli Scrovegni di Padova.


La Papessa secondo il mazzo di Wirth
Sacerdotessa del mistero e patrona dell'arte divinatoria, la Papessa di Wirth riunisce in sé elementi di varie tradizioni religiose.
Seduta su una sfinge alata, è immobile, calma e silenziosa, impenetrabile. E' Iside, la sacerdotessa del mistero, la dea della notte profonda che lo spirito umano non potrebbe penetrare senza il suo aiuto. Con la mano destra tiene socchiuso un libro i cui segreti non possono essere svelati, a meno che la Papessa non ci affidi le chiavi che regge con la mano sinistra. Queste rappresentano il potere intellettuale che dà accesso ai misteri della fede e a una nuova dimensione spirituale.
Sulla copertina del libro compare il simbolo cinese dello yin-yang, che rimanda al concetto dell'armonia degli opposti.
La Papessa insegna che per riuscire nella divinazione bisogna usare una logica severa, ma allo stesso tempo essere incredibilmente sensibili e intuitivi. La conoscenza della realtà delle cose si nasconde dietro il velo delle apparenze sensibili. Questo velo lo ritroviamo sia sul capo della Papessa che alle sue spalle, celando l'entrata del tempio. Esso simboleggia la cortina che bisogna sollevare per penetrare nel sacro recinto ed è lo schermo sul quale si proiettano le immagini viventi del pensiero.
L'insegnamento della Papessa si fonda sull'immaginazione, come dimostra la falce di luna che sovrasta la sua tiara d'argento. Quest'ultima è formata da due corone arricchite di pietre preziose. Quella che le sfiora la fronte simboleggia la Filosofia occulta e alle sottili dottrine dell'Ermetismo, mentre quella più in alto è l'emblema della Conoscenza, della Fede sapiente.
I colori, le forme e i simboli raffigurati sulla carta rappresentano tutti la dualità e il contrasto: bene e male, luce e buio, felicità e sofferenza, ecc.
Il piede della Papessa, poggiato sul cucino, simboleggia il bagaglio di conoscenze che possiamo acquisire.

La Papessa secondo il mazzo di Rider-Waite
La Papessa di Waite è la moglie e madre spirituale che attende l'unione mistica. La sua dimora è il giardino dei melograni, nella regione superiore dell'Eden, di cui sorveglia l'entrata stretta fra Jakin e Boas, le due colonne del Tempio salomonico che simboleggiano i principi della saggezza, ovvero la forza e la giustizia. Le colonne, inoltre, simboleggiano la dualità e la contrapposizione. Il capo è coronato da un diadema lunare sormontato da un grande globo, simbolo dell'armonia degli opposti. In grembo, seminascosta, tiene la Torah, il Libro della Legge ebraica. La papessa non ha bisogno di leggerlo, perché lo conosce a memoria, per cui tiene lo sguardo fisso davanti a sé. Il piede sinistro posa su una luna crescente, simbolo del dominio sugli istinti. Simboleggia la conoscenza  dei misteri più alti e inaccessibili della vita e dell'esistenza.


La Papessa secondo il mazzo Egizio
In questa carta, la Papessa è una donna coperta con il velo egizio, coronato dalla mezza luna. E' seduta sulla soglia del Tempio di Iside. La colonna alla sua destra rappresenta l'ascensione dello spirito puro al di sopra della materia, l'altra la prigionia dello spirito impuro nel mondo materiale.
La testa della Papessa è coronata da una tiara, sovrastata dalla luna crescente. Una parte di lei è nascosta da un velo. Sul petto della donna brilla la croce solare, in grembo tiene un papiro che nasconde con il suo manto. E' la personificazione della scienza occulta, che attende l'iniziato per comunicargli i segreti della natura dell'universo. La croce solare rappresenta la fecondazione della materia a opera dello spirito, ma anche la Scienza. Il velo, invece, annuncia che la Verità non può essere rivelata ai profani. Il papiro in parte nascosto sta a significare che il saggio deve raccogliersi in solitudine e nel silenzio, perché é così che i misteri potranno essere svelati.
La Papessa indica che la materia può essere cambiata con la Volontà,e  tramite essa potremmo realizzare ciò a cui aspiriamo.
- In positivo: studio, severità di giudizio, saggezza, intuizione. La donna, la madre, l'aria, i segreti del sapere, la Scienza Occulta. Amore platonico, tendenza a evitare legami.
- In negativo: presunzione, ignoranza, egoismo, propositi malvagi. Immoralità, cattiveria, odio.

La Papessa secondo il mazzo Wildwood
I Wildwood Tarot non fanno parte dei Tarocchi tradizionali. Sono stati creati sulla base delle antiche spiritualità legate alla Terra, ai cicli della Natura e all'antica vita selvaggia, dalla quale ancora oggi l'uomo si sente attratto. Nel mazzo Wildwood, creato da Mark Ryan e John Matthews, La Papessa viene chiamata La Veggente.
Il mantello di civetta in cui la Veggente è avvolta simboleggia la saggezza, ed è decorato con i simboli totemici di animali di potere e spiriti sciamanici. La Veggente si trova davanti all'Albero del Mondo, che disegna la saggezza con le sue radici profondamente conficcate nella terra. Chiusi intorno a lei, ci sono i simboli dei quattro elementi che lei utilizza: la coppa, il bastone, la punta della freccia e la pietra. Ha appesa una borsa e un set di rune. Il cappuccio, a seconda di dove la si vede, potrebbe nasconderle il viso oppure la sua faccia potrebbe essere intravista nella penombra. La sua voce potrebbe essere ovattata e parlare per enigmi, ma se la ascoltiamo, può portarci a nuovi e più saggi inizi.
La Veggente rappresenta l'intuizione che si guadagna con la quiete e l'interiorità. Lei si trova al cuore dell'universo interiore personale e può mediare la conoscenza e aiutare a esternare questa energia nel potere, nella saggezza o nello sforzo creativo nel mondo materiale.
La Veggente agisce come un mediatore oracolare o un principio femminile intuitivo e immaginativo, ma la sua mediazione è basata sulle energie terrene e sulle abilità. Questo è simboleggiato dal suo mantello, che rappresenta il volo del pensiero e dell'intelletto, maturato e sensibilizzato dal profondo potere delle radici, radicato nella memoria della Terra conscia.
La Veggente si trova al centro del mondo interno individuale, di fronte allo Sciamano. Lei agisce non solo come una guida per l'anima, ma come un catalizzatore per la manifestazione del lavoro artistico e creativo. Le idee potrebbero essere filtrate attraverso gli ombrosi reami dei sogni e degli stati simili alla trance, ma gli archetipi interiori e mediatori che formano queste idee nelle opere letterarie, nelle canzoni o nella danza rappresentano la Veggente. E' colei che ispira le emozioni in un libro o in un pezzo musicale, oppure fa spuntare una lacrima alla fine di un film emozionante o una risata per una storia divertente.
Con la sua abilità a bilanciare le emozioni, l'intelletto e la forza di volontà, lei ci sprona a creare il cambiamento nel nostro mondo materiale ed è un'abile mediatrice di tutte le forze elementali che si possono trovare all'interno della vita selvaggia. Incoraggia gli esercizi positivi della volontà.
Questa è una delle più pure forme di magia della Terra.
La Veggente ci dice che giunto il tempo di focalizzarci sul nostro potere e lasciarlo scorrere attraverso di noi. Molti sogni o desideri relativi al processo emozionale creativo sono pronti per essere applicati nella nostra vita giorno per giorno e ora dobbiamo dare sfogo alle voglie nascoste o soppresse. Può anche riguardare la guarigione, le relazioni sessuali o le associazioni. Ora la manifestazione della spiritualità interiore o gli approfondimenti esoterici nella nostra vita quotidiana pratica e fisica porterà profondi benefici e risultati. E' un segno di maturità. La Veggente si riferisce anche agli impulsi creativi come l'arte, le abilità meccaniche e i mestieri, e la gioia di portare piacere e conoscenza agli altri.

Fonti:
- Il grande libro dei Tarocchi, Giordano Berti
- I Tarocchi, Oswald Wirth
- I Tarocchi egiziani, Giordano Berti e Tiberio Gonard
- Wildwood Tarot, wherein wisdom resides, Mark Ryan e John Mattews
http://www.pensierospensierato.net/2013/06/2_arcani-maggiori-la-papessa/

giovedì 13 ottobre 2016

Il cipresso: radici nella terra nera e chioma nel regno dei cieli

Ti canteremo noi cipressi i cori 
che vanno eterni tra la terra e il cielo.

Giosuè Carducci

Famiglia: Cupressacee
Genere: femminile
Pianeta: Saturno
Elemento: Terra
Poteri: Longevità, curativi, benessere, protezione.

I cipressi sono considerati alberi perlopiù cimiteriali, tranne in Toscana, sul Lago di Garda e nel Veronese, dove adornano con la loro severa eleganza i poggi e i viali che conducono a ville e a fattorie. 
Anticamente, e ancora oggi in Oriente, questo albero evocava soprattutto il simbolo della fertilità per il suo aspetto vagamente fallico, tant'è vero che i Romani ponevano a guardia dei loro campi, giardini e vigne priapi dagli enormi attributi, intagliati in questo legno; in occasione delle nozze gli sposi ricevevano in dono, insieme ad altri alberi, dei cipressi.
Nelle novelle meridionali simboleggiava l'amante, forse per la sua forma fallica, mentre la donna era evocata dalla rosa.
Era anche l'immagine vegetale dell'immortalità a causa delle foglie sempreverdi e del legno considerato incorruttibile: in esso si erano intagliati la freccia di Eros, lo scettro di Zeus e la mazza di Ercole. Anche l'arca di Noè era costruita con legno di cipresso.
I Persiani vi coglievano il simbolo vegetale del fuoco per la sua forma evocatrice della fiamma e sostenevano che fosse il primo albero del Paradiso.
A queste caratteristiche simboliche corrispondono quelle medicinali grazie alle foglie e ai frutti che contengono, oltre a un elevato tasso di tannino, un olio essenziale molto aromatico con il quale i Romani preparavano profumi. Per il complesso dei suoi costituenti ha soprattutto un'azione vasocostrittrice e protettiva dei capillari. La tintura di cipresso, utilizzabile in infuso o decotto, è indicata per curare flebiti, varici, emorroidi, mentre l'essenza dei rami è antisettica e spasmolitica, utile come sedativo della tosse.
La fama funeraria del cipresso è nata invece dai poeti greci e latini che cominciarono a considerarlo albero dei defunti. Virgilio lo considerava cupo e funebre, non diversamente da chi sosteneva che l'anima del defunto giungesse nelle sembianze di un cipresso a Plutone, un altro nome del dio degli Inferi a cui l'albero venne consacrato.
Il cipresso era sacro anche ad Astarte, variante fenicia della dea madre Ishtar.
Generalmente associato al lutto, dunque, veniva piantato accanto alle tombe; i suoi rami indicavano il cordoglio che aveva colpito la famiglia. Per la sua verticalità assoluta, il cipresso indica l'anima che si avvia verso il regno celeste. E' divenuto dunque simbolo del raccoglimento, della meditazione e della chiusura nel proprio dolore per i cari scomparsi. Tuttavia, come abbiamo visto, l'uso che si fa di questo albero è anche ornamentale; abbellisce viali, campi, strade e giardini.
L'interno della chioma dei cipressi ospita animali di ogni sorta, rappresentando così un vero e proprio piccolo mondo a se stante colmo di meraviglia. Tra i suoi rami, infatti, trovano rifugio lucertole, ghiri, scoiattoli e persino rapaci notturni come la civetta, che qui si riposano nelle ore diurne.
Il profumo che emana lo rende simbolo di salute e ricorda i fumi dell'incenso che salgono verso il cielo.
Il cipresso ha radici molto profonde, spesso lunghe quanto l'albero stesso, motivo per cui nelle religioni pagane era considerata una delle piante più a contatto con le regioni sotterranee e i mondi inferiori.
Per tutte queste caratteristiche, il cipresso suscita rispetto, invita alla riflessione ed è simbolo di vita, morte, preghiera, meditazione, immortalità, offerta, solitudine.

Usi rituali:
Gli antichi minoici adoravano il cipresso come divinità e diffusero il culto da Creta fino a Cipro. In Egitto era il legno utilizzato per i sarcofagi, poiché è immarcescibile.
Il cipresso viene in aiuto nei momenti di crisi, specialmente quando muore un amico o un parente. Se portato indosso durante il funerale, tranquillizza la mente e l'animo.
E' una pianta protettiva, soprattutto quando piantata vicino casa. I rami vengono utilizzati quando c'è necessità di protezione o di benedizione.
Poiché il cipresso è simbolo dell'immortalità e dell'eternità, si dice che portare con sè un pezzetto del suo legno allunghi la vita.
L'olio essenziale delle "noci" del cipresso aiuta nella meditazione.
Una collana ottenuta da 7 noci di cipresso su un cordino rosso protegge la casa da problemi e lutti.
Bruciare pezzetti di foglie di cipresso su carboncino aumenta la concentrazione e può essere un valido aiuto per lo studio e per la meditazione.


Fonti:
- Florario, Alfredo Cattabiani
- Enciclopedia delle Piante Magiche, Scott Cunnigham
- Lo spirito degli alberi, Fred Hageneder

giovedì 6 ottobre 2016

L'architettura iniziatica del tempio egiziano

"Nel regno delle Ombre, coloro i quali si sono avvicinati al mistero delle iniziazioni e coloro i quali lo hanno ignorato non avranno lo stesso destino."

Giamblico

Per entrare in contatto con l'energia divina, fin dall'alba dei tempi l'uomo ha sentito il bisogno di creare uno spazio sacro. Esso, tuttavia, non fu subito materializzato sotto forma di edificio. In Egitto, da principio esso veniva scelto in base ad alcune caratteristiche secondo cui l'energia divina veniva attratta sulla terra; poteva essere un luogo in cui era caduto un fulmine o in cui aveva messo radici un albero maestoso. Una volta scelto il posto, esso veniva delimitato da un rettangolo immaginario, i cui quattro angoli erano contrassegnati da bandierine. Essi rappresentavano i quattro elementi e, dunque, lo spazio sacro così creato diveniva il centro dell'universo in cui convergevano le energie delle quattro direzioni. Qui l'uomo poteva entrare in armonia con i misteriosi ritmi del cosmo visibile e invisibile.

Il tempio Egizio non è mai un luogo in cui i fedeli si riuniscono per pregare. Nel tempio possono entrare solo i sacerdoti, e non tutti, ma solo quelli che hanno raggiunto un certo grado nella gerarchia.
Il tempio era un luogo iniziatico, da percorrere ed esplorare con lentezza. I sacerdoti erano ammessi a penetrare più avanti nel santuario in funzione del loro grado di avanzamento.
Il nome geroglifico del tempio è per-neter, letteralmente la casa del Dio. Neter è l'energia divina in azione, un'energia che bisogna attirare, trattenere, fare propria. Il tempio faraonico, dunque, è la cittadella in cui si elabora l'alchimia del divino, una centrale energetica dove convergono in permanenza le forze dell'universo. E' il punto d'incontro tra cielo e terra che permette all'uomo di entrare in contatto con la particella di divino nascosta dentro di lui.
L'intera architettura del tempio è al servizio di questa realtà: captare il divino e portarlo a fondersi con gli esseri e le cose. Inoltre, il tempio egizio ospitava le iniziazioni.
Il processo iniziatico incoraggia a superare i propri limiti, a ritrovare il proprio centro e a partecipare pienamente, attivamente, alla bellezza e allo splendore della civiltà alla quale sia appartiene.
L'iniziazione è l'atto di essere ammessi ai Misteri, di essere indirizzati sulla via che porta alla Conoscenza. Il neofita, come il neonato, riceve la luce indispensabile a un'evoluzione che non gli viene mai imposta, ma solo suggerita.
Il rituale iniziatico all'interno del tempio capta l'energia divina per farla scendere verso l'umanità che in tal modo si trova proiettata nella dimensione sacra. Il rito sradica l'uomo dal suo misero mondo, dagli obblighi, dalla storia profana, per permettergli di fondersi con le sue forze intrinseche, che sono anche quelle dell'universo. Il rituale iniziatico è un atto di fratellanza per mezzo del quale il nuovo iniziato comunica intensamente con i fratelli che lo hanno preceduto sul sentiero.
Il processo iniziatico è caratterizzato da una totale libertà, perché qualunque imposizione esterna rischia di vanificarlo. Ogni processo presuppone un cammino. L'iniziazione è una via piena di insidie: le zone oscure del dubbio, gli enigmi della sfinge e il difficile duello contro il drago, il male. Il processo iniziatico è un sogno a occhi aperti, cosciente, la ricerca di un Altrove, di se stesso oltre lo spazio e il tempo. Bisogna immergersi nel Nun (le acque primordiali) per ritrovarvi le membra sparse di un Osiride che porta il nostra nome (per leggere il mito di Osiride, clicca qui).
Per l'iniziazione non esiste una "ricetta" adatta a tutti, ogni neofita deve trovare la propria, basandosi su un'esperienza non comunicabile, impossibile da trasmettere. Il rituale iniziatico non rivela il Mistero, crea semplicemente le condizioni adatte alla sua sperimentazione.


Se si visita un tempio faraonico tenendo presente la sua missione iniziatica, l'architettura dell'edificio viene vista sotto una luce completamente nuova.
Il lungo percorso all'interno del tempio non ha altro obiettivo che porre l'uomo di fronte alla divinità, ossia di fronte a se stesso. A mano a mano che si avanza nel santuario, dalla prima porta tra i piloni fino al naos (la cella), i soffitti scendono digradando mentre i pavimenti salgono impercettibilmente. Non è facile accorgersene a occhio nudo. Il soffitto riproduce simbolicamente la volta celeste e il suolo il radicamento nella terra, la materialità. Più ci si avvicina al santo dei santi, più il cielo e la terra tendono ad avvicinarsi, a fondersi. Procedendo nel tempio durante il rito iniziatico, l'adepto si sforza anche di celebrare le sue nozze mistiche con il dio racchiuso nel naos del suo cuore. Egli si slancia verso il divino e il cielo viene a lui: egli E', a un grado maggiore.
Il nome geroglifico del naos è aat: la Terra consacrata, l'Isola santa. Esso è un'entità completa, il tempio vero e proprio. E' il luogo della coesione, la fonte, la pulsazione, il centro esatto del cerchio. All'interno, sempre immerso nella penombra, è eretto il tabernacolo di pietra. Dietro le sue porte, su un piedistallo la cui forma evoca la prima lettera del nome di Maat (la Giustizia), si trova la piccola statua cultuale, l'immagine viva del dio. 
Il secondo elemento essenziale è la sottile funzione dell'illuminazione: il portico è inondato di luce; nella sala ipostila [figura in basso, 4 e 5], una sapiente alchimia orchestra i giochi d'ombra e di luce; nel pronaos, la penombra è sovrana; quanto al naos, è immerso nelle tenebre del Mistero. Impercettibilmente, l'adepto è passato da Ra, dio del Sole, a Osiride, dio dell'Oltretomba. Ora non gli resta che aprire le porte del tabernacolo e contemplare la Maestà di Horus. Quando lo farà, le mura del tempio potranno crollare, perché egli sarà divenuto il Tempio.

Il percorso iniziatico nel tempio
Il futuro adepto del tempio viene condotto davanti all'edificio nel giorno della sua iniziazione. Avvicinandosi al tempio, egli abbandona poco a poco il suo corpo, eliminando tutto ciò che in lui è ancora inerte, limitato, profano. Egli uccide simbolicamente il Vecchio uomo per intraprendere la via di Horus.
Essere iniziato, significa anche trovare il re nascosto dentro di sé. Tutto l'essere partecipa a questa iniziazione che esige un'estrema concentrazione e la conoscenza dei neter (dèi) per aprire tutte le porte. Al termine di questo percorso, la trasformazione dell'adepto sarà effettiva. Egli sarà rinato e riceverà un nuovo nome in armonia con l'uomo rigenerato che sarà divenuto.
Davanti ai piloni del tempio, l'adepto si trova davanti a un primo ostacolo inevitabile: il Guardiano della soglia, Sekhmet. E' il concentrato delle nostre paure, dei dubbi, delle imperfezioni, delle esitazioni. In questo istante può accadere qualsiasi cosa. La risorsa è una sola: vincere la propria paura e mettere la forza di Sekhmet al servizio della propria avanzata nel tempio.
A questo punto l'adepto entra nell'ombra dei due piloni [1], il velo nero di Iside e di Nefti. Restare all'ombra del dio significa essere sotto la sua protezione. Il terrore di fronte al Guardiano della soglia si è tramutato in fiducia. L'adepto è tornato padrone di se stesso e il cuore si è rimesso a battere al ritmo di Maat.
Oltrepassando il doppio pilone, il candidato è entrato nel regno dell'energia vitale che deve restare in contatto con la luce, egli ha levato istintivamente le braccia al cielo. Attraversando il cortile [2], l'adepto chiede di poter contemplare volontariamente, in piena lucidità, il grande Mistero della vita e della morte.
Entrando nella sala ipostila [4-5], l'adepto entra nel cuore del tempio e qui deve superare se stesso.
Alleggeritosi a poco a poco della sua materialità, l'adepto sfiora così il pavimento del pronaos [6] .Avvicinandosi al divino, egli è più lieve, libero dalle leggi della pesantezza. Si è ricongiunto con la sua essenza cosmica. Pienamente consapevole e disponendo di un campo d'azione illimitato, di un orizzonte senza confini, sta per lanciarsi, come un falco d'oro puro, verso la luce che ribolle nel naos [8].
Questo itinerario solenne e volontario, questa decantazione dell'essere, donano all'adepto la facoltà di fondersi nello spazio chiuso e intenso del naos. Qui il tempo e lo spazio non esistono più e l'adepto è divenuto se stesso.

Fonte:
- Magia e iniziazione dell'Egitto dei Faraoni, René Lachaud

lunedì 3 ottobre 2016

I Tarocchi: La Papessa - 2

Arcano Maggiore

Italiano: La Papessa
Inglese: The Female Pope; The High Priestess; The Popess; Junon
Francese: La Papesse
Spagnolo: La Sacerdotisa; La Papisa

Corrispondenze:
Astrologica: La Luna indica magnetismo e attrazione
Albero della Vita: Tredicesimo sentiero (dalla Corona alla Bellezza)

Se la carta è dritta: Saggezza, intuizione, memoria. Indica che il consultante si trova in una situazione dalla quale uscirà soltanto con l'intuito; le sue qualità sono l'ispirazione, la saggezza, la discrezione e la memoria. Svela ciò che è nascosto ed è fonte d'energia, speranza e creatività per gli artisti. Indica una personalità carismatica. Può significare l'aiuto di una donna saggia e ispirata. Se il consultante è donna, può personificarla.
Se la carta è capovolta: Ignoranza, sfiducia, propositi segreti. Indica un ritardo causato da mancanza di iniziativa o di fiducia in se stessi, oppure intenzioni nascoste. Può indicare anche amarezza, ipocrisia, tristezza, rancore, pigrizia, un totale misticismo o imprevedibilità. Se il consultante è uomo, rappresenta una donna che lo rende succube dal punto di vista sentimentale.

Simbologia fondamentale
- Principio ricettivo
- Subconscio
- Le Leggi dell'Universo
- Saggezza
- Intuizione
- Principio femminile

Descrizione e simboli
Nei Tarocchi tradizionali la seconda carta degli Arcani Maggiori rappresenta una figura femminile dall'aspetto maestoso e autorevole. Indossa una tunica rossa, simbolo della fiamma che sta racchiusa nel suo petto; è avvolta da un manto blu, simbolo della notte, del silenzio e della concentrazione. Il mantello aperto sta a indicare la sua disponibilità verso la Conoscenza; le due bande incrociate sul petto rappresentano l'unione degli opposti, l'uno e il due, il positivo e il negativo base indispensabile al principio creativo. Porta sul capo una tiara che è il segno della regalità, del dominio sui tre piani del cosmo: celeste, terrestre e infernale. La tiara è sormontata dalla mezzaluna, simbolo dei ritmi biologici, delle acque e della fertilità. La luna, l'astro delle tenebre, è il simbolo del sogno e dell'inconscio. Due corone cingono la tiara, tempestata di pietre preziose: sono la Saggezza e la Perfezione. A ornare le corone sono i quadrifogli, simboli dell'anima cari alla dea Iside. 
Il velo rappresenta l'isolamento e l'occultamento dei pensieri di chi lo indossa. La Papessa siede tra le due colonne del tempio di Salomone. Esse rappresentano il rigore e la misericordia, e sono nascoste dalla tenda che appare alle spalle della Papessa. Questa rappresenta la separazione tra il divino e il profano. Il tessuto, inoltre, assume un significato particolare, in quanto l'atto stesso della tessitura è un simbolo del creare. Dunque, La Papessa diviene simbolo di creazione.
Le colonne marcano la frontiera tra un mondo e l'altro, rappresentano il principio attivo e quello passivo della conoscenza.
La Papessa tiene nella mano destra il Liibro della Conoscenza, aperto e ben visibile, appoggiato sulle ginocchia. Ella lo mostra all'iniziato per incoraggiarlo nella sua ricerca della verità.

Significato generale
La Papessa rappresenta il lato passivo della mente, ossia la saggezza che si nasconde dietro l'apparenza illusoria del mondo. Indica inoltre la cortina del tempo, che è necessario squarciare prima di accedere alla luce e, quindi, alla conoscenza. E' anche il simbolo del subconscio, dell'intuizione che permette di arrivare alla radice delle cose. Con il secondo Arcano si entra nel regno del dualismo: la Papessa, infatti, personifica il principio femminile e quello lunare dal punto di vista dello spirito, come l'Imperatrice (3) lo rappresenta nel mondo della materia. Se con il primo Arcano, Il Bagatto o Il Mago, ci si era immersi nel vortice della creazione dell'universo, La Papessa ci trascina verso la propria essenza, in modo da svelarcene il mistero attraverso la chiave della conoscenza.

I diversi aspetti della Papessa
Aspetto psicologico: la carta della Papessa sovrintende alla sfera dell'intuizione, ossia all'attitudine naturale a cogliere l'essenza delle cose prima ancora che si ricorra al ragionamento. E' la manifestazione della conoscenza diretta, rappresenta l'azione del subconscio, in cui le limitazioni della ragione e dello spazio-tempo scompaiono. 
Aspetto intellettuale: rappresenta il subconscio. E' l'intuizione che irrompe nella vita quotidiana come illuminazione improvvisa, porta la comprensione della verità e poi scompare tanto rapida quanto lo è stata nell'apparire. Rappresenta la saggezza occulta e l'ispirazione, e si manifesta attraverso la memoria.
Aspetto emotivo: La Papessa rappresenta la totale serenità dal punto di vista sentimentale. La comparsa di questo Arcano indica il fluire calmo delle emozioni e una profonda ricettività che determina la totale empatia con il creato. Rappresenta l'amore puro, l'amicizia intima e i sentimenti disinteressati.
Aspetto materiale: è la personificazione di un individuo sereno e intuitivo. La Papessa trasforma le attività psichiche non del tutto consce in desideri, sensazione e pensieri consapevoli, permettendo di conseguenza il passaggio all'azione. Simboleggia anche la donna saggia, colei che di dimostra capace di trovare una soluzione a ogni tipo di problema.

Significati divinatori e interpretazione
In questo Arcano sono racchiusi diversi significati. E' la donna di prestigio, ma assolutamente priva di passionalità e che sa controllare le sue emozioni. Significa amore platonico, sublimato, talvolta misterioso. Il dominio della vita interiore, la dimensione trascendente della madre spirituale. E' la fede, il senso profondo della morale e della coscienza. E' maestra di saggezza e di sapienza, quindi di maturità, di equilibrio e di comprensione. E' il simbolo del rigore, della Conoscenza che deriva dalla meditazione. Ma è anche intuizione. In certi casi la si può interpretare come riservatezza e discrezione. E' la signora incontrastata della casa.
Se la domanda posta dal consultante riguarda il lavoro, la carta ci dice che bisogna impegnarsi a fondo con molta serietà e approfondimento; non si può sperare in un colpo di fortuna, ma occorre applicarsi con rigore e serietà. La carta della Papessa non esclude la presenza di una donna di prestigio il cui consiglio può essere illuminante; si tratta di una persona riservata che sa mantenere un segreto e non si aspetta alcuna ricompensa, ma esige rispetto.
In una domanda che riguarda il rapporto fra due persone, per esempio una relazione che dura da diverso tempo, la Papessa sta a indicare che il legame è più che mai duraturo e importante, che il matrimonio o l'unione è stabile e certa e conserverà nel tempo il suo significato di istituzione anche agli occhi del mondo. Le carte vicine confermano o meno se e come si svolgerà nel futuro la loro vita a due, se riusciranno a conservare questo felice equilibrio basato sulla maturità e sulla saggezza o se invece interverrà qualche elemento esterno a turbare e sconvolgere una serena convivenza.
Nelle domande che riguardano lo stato fisico del soggetto o di altra persona, la Papessa è rassicurante perché pone l'accento su quell'equilibrio indispensabile che consente al corpo di mettere in moto tutte le difese dell'organismo contro il male. Può anche significare il felice incontro di una persona (medico, in questo caso) dotata di grande esperienza. Qui la Papessa assume il significato di sapienza e conoscenza.
In una domanda riguardante la preoccupazione del consultante per una situazione pesante, sia spirituale che materiale, dove non si intravede una soluzione, una possibilità di inserimento nella vita dovuta a errori o deviazioni, l'Arcano può indicare l'incontro con una persona che avrà la forza, il prestigio, la fede illuminante capace di influire nel profondo della coscienza e risvegliare quei valori morali indispensabili per superare ogni tipo di crisi. Dice anche che il soggetto in questione ritrova dentro di sè la possibilità di vincere le forze del male, tutte le influenze negative di cui è stato vittima.
Nelle domande che riguardano la riuscita sociale, la Papessa sta a indicare più la conquista di un ruolo prestigioso che l'acquisizione di beni materiali. E' una carta che indica anche il benessere, inteso come qualità del vivere in armonia con le forze superiori del creato.

Combinazioni tra gli Arcani
La Papessa con Il Papa indica l'esistenza di rapporti di coppia stabili.
La Papessa con Il Diavolo denota l'incapacità di sviluppare la propria femminilità.
La Papessa e Il Giudizio significa un impegno di grande responsabilità che comporterà una revisione della situazione presente.
Preceduta da L'Innamorato, significa unione amorosa portatrice di grande serenità. Matrimonio costruttivo.
La Papessa con La Ruota della Fortuna significa riuscita sicura di un progetto. Per un uomo è l'incontro con una donna intraprendente che lo aiuterà a risalire nella carriera.
La Papessa con Il Sole significa rivelazione illuminante.
Vicino alle carte di Bastoni: Donna influente che gode di grande prestigio, a cui bisogna rivolgersi per i consigli.
Vicino alle carte di Coppe: E' la guida spirituale della casa, colei che tiene unita la parentela.
Vicino alle carte di Spade: Dona fiera, autorevole che di batte per un ideale.
Vicino alle carte di Denari: Patrimonio devoluto per opere di beneficenza.

Fonti:
- Il Grande libro dei Tarocchi, Giordano Berti
- I Tarocchi. Come leggerli, come interpretarli, come meditarli, Antonia Mattiuzzi.