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venerdì 30 ottobre 2015

Samhain, la fine dell'estate, e Halloween: due nomi per una sola festività

I primi freddi sono arrivati, il tempo atmosferico è cambiato e l'aria si è fatta più fresca. Nei paesi di montagna si sente l'odore della legna bruciata fuoriuscire dai caminetti, sui fornelli di casa cuociono le caldarroste e gustosissimi piatti di zucca, mentre nel forno spesso e volentieri cuociamo squisite torte di mele. Le foglie sono quasi tutte cadute dagli alberi e gli animali si preparano per il lungo riposo invernale. Tutto fa presagire il sonno della natura intorno a noi, e cresce la voglia di ritirarsi in se stessi, di ritrovare il piacere di riunirsi intorno al tavolo con familiarità. 
Samhain, “Fine dell'Estate”, è l'antico capodanno celtico, ed è una festività che ci appartiene molto più di quanto immaginiamo. Da nord a sud, da ovest a est, l'Italia brulica di usanze e tradizioni legate a questa festa, una tra le più importanti del mondo antico. Il giorno della vigilia di novembre era dedicato ai defunti e al loro culto, questo perché l'uomo di un tempo conosceva i cicli naturali meglio di noi, assuefatti come siamo dalla modernità: quello di Samhain è infatti il periodo più cupo dell'anno, si entra a tutti gli effetti nei mesi delle tenebre, il sole non riscalda più la terra e l'inverno è alle porte. Quale periodo migliore, se non quello della morte della natura, per ricordare all'essere umano la fragilità della vita e il legame con i propri cari defunti? Nacquero dunque usanze legate a questo giorno, alcune delle quali sono in uso ancora oggi. La notte di Samhain, comunemente conosciuta come Halloween, si lasciano candele accese sui davanzali delle finestre per guidare i cari estinti durante il loro ritorno sulla terra; anche la tavola viene lasciata apparecchiata per permettere alle anime dei nostri antenati di sedersi e approfittare della gentilezza e dell'ospitalità. In alcune regioni si usa addirittura preparare un letto in più, sempre per accogliere le anime dei morti. Dato che la notte di Samhain, secondo i Celti, non apparteneva né all'anno vecchio né a quello nuovo, essa era considerata una notte di passaggio in cui il varco tra il mondo terreno e quello ultraterreno diventava talmente sottile da permettere ai defunti di ritornare sulla terra a far visita ai propri cari. In questa notte, dunque, si traevano presagi sull'anno futuro, un po' come facciamo noi oggi il 31 di dicembre. C'erano profondi motivi nella scelta celtica di far coincidere l'inizio dell'anno nel periodo più buio, noi forse oggi stentiamo a comprenderli, ma dobbiamo pensare a un rapporto uomo-natura molto più stretto di quello che sentiamo nella nostra era di modernità. Samhain, per i Celti, rappresentava il buio e la morte, sì, ma il periodo che contraddistingue questa festività portava in sé tutte le potenzialità della rinascita futura: inizia il riposo vegetativo, ma esso è necessario affinché le piante rinascano rinvigorite in primavera. In questo, l'uomo antico vedeva un'analogia con le energie della nascita; il buio, dunque (e anche l'inverno), rappresentava il caos primordiale da cui sarebbe scaturita la vita. Non c'è vita senza la morte e non c'è morte senza la vita, è una lezione che dobbiamo imparare, accettare. 
Samhain, ancora oggi, ci porta a riflettere, a chiuderci nella nostra più profonda intimità al fine di affrontare i mostri che ognuno di noi si porta dentro, per sconfiggerli e rinascere più forti di prima. Con la vigilia di novembre si inaugura un periodo introspettivo, è bene continuare il bilancio iniziato a Mabon, per decidere cosa si debba cambiare nella propria vita, quali siano le abitudini da abbandonare, i comportamenti da rivedere. Prestate attenzione ai vostri sogni, in questi giorni, poiché potreste ricevere messaggi onirici importanti. Potete festeggiare organizzando una cena con amici o parenti, cucinando i piatti preferiti dai vostri cari defunti per sentirli ancora una volta vicino a voi, accogliendoli con amore e gioia. Samhain non è la festa del macabro né del demonio, non è una ricorrenza triste, ma gioiosa, un'occasione per onorare i propri antenati e ricordare con amore e piacere i bei momenti passati con chi non c'è più.
Per questa ricorrenza intagliate zucche e inserite all'interno candele da accendere la notte della viglia di novembre, crete lanterne con le foglie autunnali incollate a barattoli di vetro per decorare la tavola e divertitevi divinando e facendo qualche piccola predizione per l'anno che verrà. E' un buon momento per meditare sulle vite precedenti, per parlare di spiritualità con i propri cari. Lasciate offerte di cibo, come mele, noci, melograni e semi, alla natura che tanto ci dona ogni anno, anche se raramente ce ne accorgiamo. Preparate piatti a base di zucca, patate e ortaggi di stagione, per i dolci sono indicate le mandorle e le mele, tradizionali per il giorno dedicato ai morti. Infine, non dimenticate di esprimere un desiderio: Samhain è una notte magica e i desideri espressi in questo momento potrebbero avverarsi facilmente!
Per concludere, se ve li siete persi e volete leggere tutti gli articoli che ho scritto questo mese riguardo questa bellissima festività , ve li lascio qui sotto, così che pssiate consultarli velocemente.

Fonti:
Scritto di mio pugno rielaborando le informazioni trovate sui seguenti siti:
- Strie
- Il Calderone magico
- Il cerchio della luna
E i seguenti testi:
- L'arte della strega, Dorothy Morrison
- Feste pagane, Roberto Fattore
- Giardini Incantati, Devon Scott
- Almanacco magico, Devon Scott

lunedì 26 ottobre 2015

Luna del Sangue

La lunazione del Sangue inizia generalmente a settembre e il suo plenilunio avviene nel mese di ottobre. All'interno di questa lunazione si colloca l'Equinozio d'Autunno, anche conosciuto come Mabon, e in questo periodo un tempo si celebravano i Misteri Eleusini dedicati a Demetra e Persefone. E' il periodo di passaggio tra il segno della Bilancia, contrassegnato dall'armonia e dall'equilibrio, a quello dello Scorpione, che ci induce a ritirarci in noi stessi, a discendere metaforicamente nel regno infero come fa il seme nella terra, per avviarci al periodo più spirituale dell'anno, quello legato alla festività di Samhain.
Durante la Luna del Sangue, anche conosciuta come Luna Rossa, il riposo vegetativo è sempre più evidente: la natura si tinge di colori caldi e accesi, con le sfumature del rosso, dell'arancio e del giallo sulle foglie degli alberi e nei cieli dei tramonti. Le energie naturali, dunque, si ritirano verso l'interno, concentrandosi nella vita del seme sotto terra, per acquistare la forza e il vigore necessari per la rinascita primaverile futura.
In questo periodo si apre anche la stagione venatoria e molto sangue, purtroppo, viene versato nei boschi a discapito degli animali. La caccia è una pratica che fa parte della società umana fin dagli albori della civiltà; a cambiare, tuttavia, sono stati i significati a essa legati. Un tempo l'animale era rispettato, dopo essere stato ucciso veniva ringraziato per il sostentamento che la sua carne offriva all'uomo. C'era un grande rispetto di fondo, cosa che oggi, purtroppo, si è perduta. 
La Luna del Sangue ci chiede di essere profondamente grati per i doni che riceviamo ogni giorno sulle nostre tavole, pensando agli animali che hanno dato la vita per poterci permettere di sopravvivere, di alimentarci. Anche le piante e il regno vegetale vanno ringraziati, poiché anche in esse scorre la Vita di cui non ci cibiamo. E' un buon momento per essere grati anche di tutti quei doni immateriali, spirituali, che abbiamo ricevuto, riflettendo su quanto abbiamo raccolto quest'anno.
Questa lunazione, essendo legata alla stagione venatoria, è associata alla dea Artemide, divinità della caccia. Con il suo arco, la dea mira al bersaglio e lo raggiunge con determinazione e sicurezza. La una di ottobre ci chiede di concentrarci su ciò che riteniamo più importante e di non lasciarci distrarre: solo così potremo raggiungere i nostri obiettivi. Non dobbiamo avere esitazioni, ma andare avanti con coraggio e perseveranza, inseguire i nostri sogni come il cacciatore fa con la preda.
Il nome di questa lunazione ci porta a riflettere anche sulla simbologia del sangue e del colore rosso.
Il sangue è vita: trasporta l'ossigeno, elimina le sostanze superflue, difende l'organismo ed è associato alla passionalità, al coraggio, all'impulsività. Anche il rosso ispira le stesse associazioni, è un colore legato all'energia e alla forza vitale. Nell'antichità al sangue veniva attribuita una grande carica magica, ecco perché veniva spesso utilizzato a scopo rituale. Senza dover necessariamente parlare dei sacrifici, un'altra usanza meno cruenta può farci capire la simbologia legata a questo importante liquido: in tempi antichi, le donne delle campagne erano solite donare alla terra il proprio sangue mestruale, per propiziare l'abbondanza del terreno e del raccolto futuro. Ancora il sangue del ciclo femminile veniva "sacrificato" dalle sacerdotesse alle divinità femminili, poiché in esso era contenuto il potenziale della vita non nata e offerta alla divinità, restituendola così alla Madre Terra.
Il ciclo femminile è in sintonia con quello lunare: dura circa 28 giorni, come una lunazione, e le fasi del satellite somigliano molto a quelle della donna. La Luna e la donna racchiudono il ciclo vita-morte-vita, poiché hanno il potere della creazione e della morte, simboleggiata dal sangue mestruale, appunto. E' solo con l'avvento delle società patriarcali che il ciclo femminile è stato considerato un tabù, perché prima ciò non accadeva: la donna era tenuta in alta considerazione, proprio per le potenzialità che portava in grembo.
La Luna del Sangue ci chiede di riflettere su noi stessi, sulle passioni che ci animano e che danno ossigeno alla nostra vita. E' tempo di ritirarci in noi stessi e pensare alle nostre esistenze, a quello che possiamo fare per migliorarle; dobbiamo essere consapevoli, ora più che mai, dell'impatto che abbiamo sul territorio circostante e sull'ambiente, avviandoci verso un cammino più etico per noi e per tutte le creature con cui conviviamo.
Celebriamo questa Luna accendendo una candela rossa e meditando sugli animali che si sono sacrificati per noi, rivolgendo loro un pensiero e una preghiera. Se abbiamo un animale domestico, dedichiamogli più attenzioni del previsto, prendendoci del tempo per giocare con loro. E' un buon momento, inoltre, per iniziare un lavoro con il ciclo mestruale, comprendendo quanto ricca sia la natura femminile per liberarsi dalla sensazione di inadeguatezza.

Fonti:
Scritto di mio pugno rielaborando le informazioni trovate su:
- Il Calderone Magico
- Il Cerchio della Luna
- Strie
- L'Arte della Strega, Dorothy Morrison

giovedì 22 ottobre 2015

Samhain: tradizioni dal Mondo

Nelle scorse settimane vi ho proposto le usanze legate alla festa di Samhain il Italia e in Europa, oggi invece, vi porto in giro per il mondo, alla scoperta delle tradizioni di popoli lontani dal nostro nello spazio e nel tempo. Alcune cose sono curiose e interessanti, tanto che ho deciso di farle mie in qualche modo, riadattandole alla mia spiritualità e al mio modo di vivere questa festa così importante. Chissà che dopo questo articolo non scopriate qualcosa di nuovo anche voi!



Nell'area mediterranea il periodo dei primi freddi autunnali era dedicato ovunque al culto dei morti. Già nell'antico Egitto la tradizione vi collocava l'uccisione di Osiride da parte del malvagio fratello Seth.

In Canada si festeggia Halloween; le moderne celebrazioni iniziarono con l'arrivo degli immigrati scozzesi e irlandesi, nel 1800. Nacque allora la tradizione di intagliare zucche. Le case vengono decorate con zucche e pannocchie di mais. 

In America Centrale e Latina il giorno dei morti, Día de Muertos, è una festività particolarmente sentita. Oltre alla consueta visita dei cimiteri, si addobbano le tombe con fiori, e vi si depositano giocattoli (nel caso in cui il defunto sia un bambino) o alcolici. In alcune abitazioni è ancora consuetudine preparare gli altari dei morti, davvero suggestivi e colorati. L'altare è arricchito con immagini del defunto, una croce, un arco e incenso. I festeggiamenti durano molti giorni e si rifanno alle tradizioni precolombiane, con musica, bevande e cibi tradizionali dai colori vivi. Per le strade si possono ammirare rappresentazioni caricaturali della morte. In particolare, in Messico, nelle città e nei villaggi la gente crea un sentiero di fiori gialli dal cimitero alla propria casa per guidare i propri defunti a tornare nelle proprie case. Queste ultime sono riempite di decorazioni, ritratti dei defunti, gli oggetti usati personalmente, i cibi da essi preferiti, fiori e profumi. Dopo la celebrazione, i parenti mangiano i cibi preparati per i morti, ricordando quanto essi amavano quelle pietanze quando erano vivi. Le tombe dei familiari defunti vengono messe in ordine, tagliando l'erba e ridipingendo i sepolcri, riempite poi di fiori, corone e festoni di carta. Spesso, una persona viva viene posta all'interno di una bara di vetro e viene fatta sfilare in mezzo alla gente, che gli lancia fiori, frutta e caramelle. Il 2 novembre i parenti si riuniscono intorno alle tombe dei cari defunti per allestire un banchetto commemorativo. Inoltre, durante l'autunno innumerevoli farfalle monarca tornano ad abitare nelle foreste degli abeti sacri, rinnovando la convinzione che fu degli Aztechi, che ritenevano che queste farfalle portassero gli spiriti degli antenati morti. 

In Cina, durante la festa dei morti l'acqua e il cibo vengono posti davanti alle foto dei cari scomparsi e vengono accese lanterne per illuminare i sentieri degli spiriti mentre viaggiano sulla Terra. Nei templi buddisti vengono fatte delle barche di carta, alcune molto grandi, che vengono bruciate durante la sera, per ricordare i morti e per liberare gli spiriti inquieti e farli ascendere al cielo. A Hong Kong le persone bruciano immagini di frutta e denaro, credendo che, così facendo, le immagini raggiungano il mondo degli spiriti, confortandoli. 

In Corea le famiglie ringraziano gli antenati per il frutto del loro lavoro; si visitano le tombe, facendo offerte di riso e frutta. 

In Giappone si preparano alimenti speciali e si appendono ovunque lanterne rosse, alcune lanterne galleggianti vengono liberate nei fiumi o in mare. Sia in Corea che in Giappone però, le feste dei morti si svolgono nel mese di agosto. 

È curioso notare come i bambini siano spesso protagonisti di queste Feste dei Morti; essi infatti, sono ottimi mediatori tra il mondo della anime e quello terreno, perché ancora puri nell'integrità delle loro percezioni, ancora non macchiati dalle distrazioni della vita. Ecco perché sono sempre stati i depositari delle antiche questue.


Fonti:

- Wikipedia
- http://www.gustosamente.com/article/xx
- http://www.focusjunior.it/imparo/cos-e-come-si-fa/festa-dei-morti-le-tradizioni-in-italia-e-nel-mondo-per-il-2-novembre
-http://www.ilturista.info/blog/9694-Halloween_feste_e_tradizioni_nel_mondo/
pagina=2#.VDZf9dR_s8o
- http://www.drogbaster.it/festa-di-halloween.htm
- http://www.intrage.it/Famiglia/festa_dei_morti

lunedì 19 ottobre 2015

Demetra e Persefone e la promessa della rinascita

Uno dei miti simbolo del periodo autunnale è quello greco di Demetra e Persefone. Esso veniva rappresentato come elemento principale della più famosa e solenne festività religiosa dell'antica Grecia sotto forma di sacra rappresentazione. Nel mese di settembre-ottobre, infatti, si celebravano i Misteri Eleusini, dedicati proprio alle due divinità del grano. La cerimonia rappresentava il riposo e il risveglio perenne della vita campestre ed era rigorosamente segreta.
Come nel mito egiziano di Iside e Osiride, una dea piange la morte di un essere amato che simboleggia la vegetazione, in particolare il grano, il quale muore in inverno per rinascere in primavera. Tuttavia, se nel racconto delle due divinità egizie a morire era lo sposo e a piangerlo era la moglie, in questo caso il concetto è incarnato nella figura più tenera e pura di una figlia, di cui la madre dolente piange la morte.
Il documento letterario più antico che narra il mito di Demetra e Persefone è l'Inno a Demetra omerico, risalente, secondo i critici, al VII secolo a.C. Il poema ci rivela la concezione del poeta sul carattere e la funzione delle due dee. Narra di come la giovane Persefone stesse raccogliendo gigli e rose, crochi e violette, giacinti e narcisi in un lussureggiante prato, quando la terra si spalancò in una voragine dalla quale emerse Plutone, re dei morti, che la rapì per farne la sua sposa e regina, nel cupo mondo ipogeo degli Inferi. Disperata, sua madre Demetra, coperte le bionde trecce da un nero manto di lutto, la cercò per mare e per terra. Apprese così dal Sole la sorte di sua figlia e si allontanò sdegnata dagli dèi, prendendo dimora in Eleusi, dove si presentò alle figlie del re sotto le spoglie di una vecchia, mestamente seduta all'ombra di un ulivo accanto al pozzo delle Vergini. In quel luogo le fanciulle erano andate per attingere l'acqua per la casa del padre. Adirata per la propria sventura, la dea non permise che le sementi germogliassero nel terreno, ma le tenne celate sottoterra, giurando che mai più avrebbe rimesso piede sull'Olimpo, né mai più avrebbe lasciato germogliare il grano, fino a quando non le fosse stata restituita la figlia. Invano i buoi trascinavano l'aratro nei campi, invano l'uomo spargeva il seme dell'orzo nei solchi bruni; niente spuntava dalla terra arida e sgretolata. Anche le pianure, solitamente simili a un mare ondeggiante di spighe bionde, erano brulle e incolte. L'umanità sarebbe morta di fame se Zeus, preoccupato, non avesse ordinato a Plutone di restituire la sua preda e rendere la sua sposa Persefone alla madre Demetra. Il fosco signore dei morti sorrise e obbedì ma, prima di rimandare la sua regina nel mondo dei vivi, le face mangiare i chicchi si un melograno, assicurandosi così che sarebbe tornata da lui. Ma Zeus decretò che, da quel momento, Persefone avrebbe trascorso due terzi dell'anno con la madre e gli dèi, nel mondo superiore, e un terzo col suo sposo, in quello degli Inferi, dal quale sarebbe tornata ogni anno, quando la terra si copriva dei fiori della primavera. La figlia fu felice di risalire alla luce del sole, e felice la madre di riabbracciarla. Nella sua gioia per il ritrovamento della figlia perduta, Demetra fece spuntare il grano dalle zolle dissodate e la terra tutta si ricoperse di foglie e fiori. Si recò poi a mostrare il lieto prodigio ai principi di Eleusi, rivelandogli i sacri riti misterici. Così le due dee dimorarono in letizia con gli dèi sull'Olimpo e Omero conclude il suo inno con una fervida preghiera a Demetra e Persefone perché gli concedano vita e sostentamento in cambio del suo canto.
Lo scopo principale del poeta nel comporre il suo inno è stato quello di descrivere la tradizione relativa all'istituzione dei Misteri Eleusini a opera della dea Demetra. L'intero poema culmina nella scena della trasformazione, quando la pianura di Eleusi, brulla e spenta, al comando della dea diventa immediatamente una distesa di spighe dorate; la divinità conduce i principi di Eleusi ad ammirare la sua opera, rivela loro i suoi riti magici e, con la figlia, si ritira sull'Olimpo. La rivelazione dei Misteri è la trionfante conclusione del poema e si nota come l'autore abbia fornito una spiegazione mistica dell'origine di quei riti che ne costituivano parte integrante. Fra di essi troviamo il digiuno imposto ai neofiti prima della cerimonia iniziatica, la processione alla luce delle torce, la notte della vigilia, l'obbligo fatto agli iniziandi di sedere, velati e in silenzio, su sgabelli ricoperti di pelle di pecore, l'uso di un linguaggio scurrile, la solenne comunione con la divinità, raggiunta bevendo una tisana d'orzo e da un calice sacro.
Le figure delle due dee, madre e figlia, si trasformano in personificazioni del grano. Persefone trascorre tre - o sei, secondo altre versioni - mesi dell'anno sottoterra nell'Ade e i rimanenti mesi sulla terra; la dea altro non può essere che l'incarnazione mitica della vegetazione, specialmente del grano che, durante l'inverno, resta per mesi sottoterra e risorge, come da una tomba, nelle spighe verdeggianti, nei fiori e nelle fronde, ogni primavera. E se la dea figlia simboleggia il grano in erba della stagione in corso, non potrebbe la dea madre simboleggiare il grano dell'anno precedente, che ha dato vita al nuovo raccolto? Un'altra interpretazione potrebbe essere quella di vedere Demetra come personificazione della terra, dal cui ampio grembo nascono il grano e tutte le altre piante che, giustamente, possono essere considerate le sue creature. Tuttavia, Omero non sembra essere d'accordo con quest'ultima interpretazione. Egli narra infatti che fu proprio la Terra che, per obbedire a Zeus e far piacere a Plutone, attirò Persefone verso il suo crudele destino, facendo crescere i narcisi che tentarono la fanciulla, inducendola ad allontanarsi nei prati, lontano da ogni possibile aiuto.
Quindi la Demetra dell'Inno, lungi dall'identificarsi con la dea terra, la considerava la sua peggior nemica in quanto ai suoi insidiosi tranelli doveva la perdita della figlia. 
L'immagine del seme sotterrato perché rinasca a nuova e migliore vita, suggerisce spontaneamente un paragone con la sorte dell'uomo, rafforzando la speranza che la tomba non sia che l'inizio di un'esistenza migliore e più felice, in qualche mondo più luminoso che ancora non conosciamo. Questa riflessione semplice e naturale sembra del tutto sufficiente a spiegare l'associazione fra la Dea del Grano a Eleusi e il mistero della morte, con la sua speranza di una gioiosa immortalità. E che gli antichi vedessero nell'iniziazione ai Misteri Eleusini la chiave che apriva le porte del paradiso, sembra dimostrato dalle allusioni di scrittori bene informati circa la felicità in serbo per gli iniziati. 
Nel mito di Demetra e Persefone possiamo rintracciare le origini di uno dei più familiari, ma eternamente commoventi, aspetti della natura: la cupa malinconia e il decadimento dell'autunno e la luminosa, verdeggiante freschezza della primavera.

Fonte:
Il ramo d'oro, James Frazer

giovedì 15 ottobre 2015

Samhain: tradizioni dall'Europa

Continuo oggi a parlarvi delle tradizioni legate alla festività di Samhain. La scorsa settimana abbiamo visto quelle dell'Italia, oggi ci allarghiamo all'Europa.



In Inghilterra, anticamente i bambini confezionavano pupazzi intagliando le barbabietole, con le rape invece si creavano lanterne per tenere lontani gli spiriti maligni. Nel falò si gettavano pietre, oggetti e verdura sempre per allontanare gli spiriti; erano sacrifici simbolici, e venivano usati anche a scopi divinatori, come nel Galles. In Galles si accendono falò per onorare gli spiriti e le anime dei defunti. Ogni elemento della famiglia scrive il suo nome su una pietra bianca che viene poi gettata nel fuoco. I membri della famiglia ballano intorno al fuoco per tutta la notte e pregando per la fortuna. La mattina seguente si passa al setaccio la cenere del camino alla ricerca della propria pietra. Quella che ha ancora il nome scritto sopra, significa che questa morirà entro un anno. 
In Irlanda, era il giorno riservato alla consacrazione di un nuovo re, in caso di morte del precedente; la festa che seguiva, che non di rado si prolungava per una settimana, veniva santificata con il sacrificio di un toro bianco agli déi. Oggi la festa è ancora molto sentita; nelle zone rurali si accendono i falò come al tempo degli antichi Celti e i bambini si travestono. La maggioranza delle persone trascorre la festa con parenti e amici, all'insegna del gioco, cacce al tesoro e preparazione di dolci da usare appunto come tesoro. Il dolce tipico di queste occasioni è una torta di frutta chiamata Barnbrack.

In Austria la tradizione è quella di lasciare pane, acqua e una lampada accesa sul tavolo prima di coricarsi. Un tempo si credeva che tali elementi avrebbero dato il benvenuto alle anime dei morti che ritornano sulla Terra, in una notte che per gli austriaci è da sempre considerata ricca di forti energie cosmiche. 

In Belgio, come succede anche altrove, l'usanza è quella di accendere candele in memoria dei parenti defunti, mentre in Slovacchia vengono posizionate delle sedie davanti al camino, tante quanti sono i membri della famiglia in vita e quelli scomparsi.  

In Germania, la tradizione vuole che in questa notte vengano riposti i coltelli, questo per impedire agli spiriti che ritornano dall'aldilà di ferirsi.  

In Polonia, le porte e le finestre vengono lasciate aperte per accogliere gli spiriti o le anime in visita.  

In Svezia la festa dei morti cade il primo sabato di novembre. Vengono ricordati i morti e la tradizione vuole che dopo il tramonto le persone vadano nei cimiteri a deporre ghirlande fatte di pino e candele, creando un'atmosfera surreale. 


Fonti:
- Wikipedia 
- http://www.gustosamente.com/article/xx 
- http://www.focusjunior.it/imparo/cos-e-come-si-fa/festa-dei-morti-le-tradizioni-in-italia-e-nel-mondo-per-il-2-novembre 
-http://www.ilturista.info/blog/9694-Halloween_feste_e_tradizioni_nel_mondo/
pagina=2#.VDZf9dR_s8o 
- http://www.drogbaster.it/festa-di-halloween.htm
- http://www.intrage.it/Famiglia/festa_dei_morti

lunedì 12 ottobre 2015

Le tante proprietà della zucca


Genere: femminile
Pianeta: Luna
Elemento: acqua
Poteri: protezione, abbondanza, fecondità, prosperità, guarigione

La più celebre zucca della letteratura è quella della fiaba di Cenerentola, impossibile negarlo; la fata madrina, per aiutare la sua pupilla a raggiungere il principe alla festa, trasforma una zucca in una splendida carrozza trainata da sei cavalli. 
Questa fiaba reca in sé il simbolismo della zucca, che nell'antichità rappresentava la resurrezione dei morti per via degli innumerevoli semi contenuti al suo interno. Ne sono una prova alcune tombe ritrovate in Germania, dentro le quali erano state collocate noci e nocciole, oltre alle già citate zucche, che erano considerate un viatico per la rinascita e l'ascesa al cielo.
Ed ecco che ci ricolleghiamo alla notte di Halloween, che precede la festa dei morti cristiana; come da tradizione, si svuotano le zucche per trasformarle in teste dalle sembianze mostruose, che vengono poi illuminate da un piccolo lumino posto al loro interno. Le zucche così create vengono poste sui davanzali delle abitazioni o agli angoli delle strade, rappresentando così l'arrivo dei morti nella notte che i Celti consideravano il vero e proprio Capodanno. In questa notte la vita e la morte si mescolano e da questa confusione primordiale rinascerà la vita.
In Grecia la zucca era associata alla Luna e alla Grande Madre, simboleggiava l'abbondanza, la fecondità e la prosperità, oltre che la buona salute.
Nell'antichità la zucca veniva svuotata e usata come contenitore per trasportare cibi e bevande, oltre che per conservarvi il sale. Un altro uso antico di questo ortaggio era quello di aiutare gli aspiranti nuotatori, che si immergevano nell'acqua insieme a una zucca che fungeva da galleggiante. 
Esistono diverse varietà di zucca; quella tonda evocò in Europa la somiglianza con la testa umana. Ecco dunque spiegati i vari modi di dire legati a questo ortaggio: "Copriti la zucca", "zucca pelata", "aver poco sale in zucca"...
Tuttavia, alla zucca sono stati anche associati simboli negativi, poiché è grande e bella sì, ma non ha altrettanti valori nutritivi; essa, infatti, è povera di protidi e lipidi ed è insipida.
Eppure la zucca contiene le vitamine A, B ed E, è altamente digeribile e si presta bene alla realizzazione di piatti dolci e salti. Si mangiano persino i semi, abbrustoliti e salati. Da questi ultimi si estrae anche un olio, che viene usato nella cosmesi e vengono usati in medicina per combattere la tenia, ovvero il verme solitario, per il quale i semi della zucca sono tossici. I semi della zucca, inoltre, sono in grado di prevenire le disfunzioni delle vie urinarie.
Questo ortaggio è originario dell'America centrale. I nativi americani del nord la consideravano un alimento base della loro dieta. Sono davvero molte le proprietà benefiche della zucca; la polpa contiene diversi principi attivi e viene usata come diuretico e lassativo, oltre che per lenire le scottature della pelle e il prurito causato dalle punture degli insetti. La zucca ha un basso contenuto calorico, è antiossidante ed è ricca di minerali (calcio, sodio, potassio, fosforo, magnesio, ferro...), previene i tumori e contrasta il diabete e l'ipertensione arteriosa. Fin dall'antichità, alla zucca sono state attribuite proprietà calmanti; è infatti consigliata a chi soffre di ansia, insonnia e nervosismo. 
Un vero toccasana, insomma! Personalmente amo questo ortaggio, lo faccio in mille modi durante tutto l'inverno: sformati, risotti, minestre, vellutate, dolci... e chi più ne ha più ne metta. 


Stando a quanto ho riportato sopra, si deduce che le proprietà magiche della zucca siano le seguenti:

- Calma: per le sue proprietà calmanti
- Cambiamento e trasformazione: per la sua versatilità e i molteplici utilizzi
- Fecondità: per i molti semi contenuti al suo interno
- Fertilità: per i molti semi contenuti al suo interno
- Guarigione: per le sue proprietà di prevenire tumori e infezioni del tratto urinario, oltre che per contrastare il diabete e l'ipertensione.
- Purificazione: per il suo carattere diuretico e lassativo.
- Protezione: per la sua caratteristica di scacciare il male quando viene intagliata, oltre che alle proprietà già citate di prevenire malanni e malattie anche gravi.
- Prosperità: per i molti semi contenuti al suo interno e per le sue proprietà nutritive.
- Rilassamento: per le sue proprietà calmanti.
- Rinnovamento: per i molti semi contenuti al suo interno e per la sua versatilità e i molteplici utilizzi.
- Salute: per tutte le sue proprietà.
- Serenità: per le sue proprietà calmanti.
- Sonno: per le sue proprietà calmanti

Fonti:
- http://www.benessere.com/dietetica/arg00/proprieta_zucca.htm
- http://www.mr-loto.it/zucca.html
- "Florario", Alfredo Cattabiani
- "Enciclopedia delle piante magiche", Scott Cunnigham


venerdì 9 ottobre 2015

Samhain: tradizioni dall'Italia

Come ho già avuto modo di annunciare sulla pagina Facebook del blog, ho deciso di dedicare l'intero mese di ottobre alla festività di Samhain, che molti conoscono come Halloween. Già da qualche giorno ho cominciato a pubblicare sulla pagina delle foto e delle informazioni riguardo la festa, quindi se volete saperne di più potete seguirmi anche lì.
Oggi inizio una serie di tre speciali dedicati a Samhain e alle tradizioni a esso legate, lo avevo scritto l'anno scorso sull'altro mio blog, lo rispolvero per voi.
In questi tre appuntamenti, uno a settimana, vi parlerò delle antiche e moderne usanze dell'Italia, dell'Europa e del Mondo, sperando di offrirvi così qualche spunto per poter festeggiare la magica notte del 31 ottobre, mostrandovela anche sotto una nuova luce e permettendovi di viverla con una consapevolezza diversa.
Eccovi dunque, per questa settimana, le tradizioni delle regioni italiane!


In quasi tutte le Regioni possiamo trovare pratiche e abitudini legate a questa ricorrenza. Una delle più diffuse era l'approntare un banchetto, o anche un solo un piatto con delle vivande, dedicato ai morti. 

In Piemonte, si soleva lasciare un posto in più a tavola per cena, riservato ai defunti che sarebbero tornati in visita. In Val d'Ossola sembra esserci una particolarità in tal senso: dopo la cena, tutte le famiglie si recavano insieme al cimitero, lasciando le case vuote in modo che i morti potessero andare lì a ristorarsi in pace. Il ritorno alle case era poi annunciato dal suono delle campane, perché i defunti potessero ritirarsi senza fastidio. Stessa cosa avviene in Val d'Aosta.

In Liguria, per tradizione vengono preparati i bacilli (fave secche) e i balletti (castagne bollite). Tanti anni fa, la notte del 1 novembre, i bambini si recavano di casa in casa, come ad Halloween, per ricevere il "ben dei morti", ovvero fave, castagne e fichi secchi. Dopo aver detto le preghiere, i nonni raccontavano loro storie e leggende paurose.

A Bormio, in Lombardia, la notte del 2 novembre si era soliti mettere sul davanzale una zucca riempita di vino e, in alcune case, si imbandisce la cena. Nei dintorni di Vigevano c’era l’abitudine di lasciare in cucina un secchio d’acqua fresca, una zucca piena di vino e il fuoco acceso nel camino e le sedie attorno al focolare.

In Trentino sono le campane, suonando, a richiamare le anime. Dentro casa viene lasciata una tavola apparecchiata e il focolare accesso per i defunti. 

In Friuli i contadini lasciano un lume acceso, un secchio d'acqua e un po' di pane sul desco. Sempre in Friuli, come del resto nelle vallate delle Alpi lombarde, si crede che i morti vadano in pellegrinaggio a certi santuari, a certe chiese lontane dall'abitato, e chi vi fosse entrato in quella notte le avrebbe trovate affollate da una moltitudine di gente che non vive più e che scomparirà al canto del gallo o al levar della "bella stella". 

In Veneto, per scongiurare la tristezza di queste giornate, nel giorno dei morti gli amanti offrono alle promesse spose un sacchetto con dentro fave in pasta frolla colorata, i cosiddetti "Ossa da morti".

In Emilia Romagna, nei tempi passati, i poveri andavano di casa in casa a chiedere "la carità di murt", ricevendo cibo dalle persone da cui bussavano.

In Toscana, nella provincia di Massa Carrara, la giornata è l'occasione del bèn d'i morti, con il quale in origine gli estinti lasciavano in eredità alla famiglia l'onore di distribuire cibo ai più bisognosi, mentre chi possedeva una cantina offriva ad ognuno un bicchiere di vino; ai bambini inoltre veniva messa al collo la sfilza, una collana fatta di mele e castagne bollite. Vicino Grosseto era tradizione cucire delle grandi tasche sulla parte anteriore dei vestiti dei bambini orfani, affinché ognuno potesse metterci qualcosa in offerta, cibo o denaro. Vi era inoltre l'usanza di mettere delle piccole scarpe sulle tombe dei bambini defunti perché si pensava che nella notte del 2 novembre le loro anime (dette angioletti) tornassero in mezzo ai vivi.

In Umbria si producono tipici dolcetti devozionali a forma di fave, detti "Stinchetti dei morti", che si consumano dai tempi antichi nella ricorrenza dei defunti, quasi a voler mitigare il sentimento di tristezza e sostituire così le carezze dei cari scomparsi. In questa regione si svolge ancora oggi la Fiera dei Morti, una sorta di rituale che simboleggia i cicli della vita.

Roma la tradizione voleva che, il giorno dei morti, si tenesse compagnia ad un defunto consumando un pasto vicino alla sua tomba. 

In Abruzzo si decoravano le zucche, e i ragazzi di paese andavano a bussare di casa in casa domandando offerte per le anime dei morti, solitamente frutta di stagione, frutta secca e dolci. Questa tradizione è ancora viva in alcune località abruzzesi. Diffusa è anche l'usanza della questua fatta da schiere di ragazzi o di contadini e artigiani che vanno di casa in casa cantando un'appropriata canzone. Inoltre, il tavolo da pranzo rimaneva apparecchiato e si lasciavano tanti lumini accesi alla finestra quante erano le anime care.

In Puglia, la sera precedente il due novembre, si usa ancora imbandire la tavola per la cena, con tutti gli accessori, pane acqua e vino, apposta per i morti, che si crede tornino a visitare i parenti, approfittando del banchetto e fermandosi almeno sino a Natale o alla Befana. Sempre in Puglia, a Orsara in particolare, la festa veniva - e viene tutt'ora - chiamata “Fuuc acost” e coinvolge tutto il paese. Si decorano le zucche chiamate “Cocce priatorje”, si accendono falò di rami di ginestre agli incroci e nelle piazze e si cucina sulle loro braci; gli avanzi vengono riservati ai morti, lasciandoli disposti agli angoli delle strade. Diffusa è anche l'usanza della questua fatta da schiere di ragazzi o di contadini e artigiani che vanno di casa in casa cantando un'appropriata canzone. Questa costumanza in Puglia si chiama "l'aneme de muerte" e si apre con questa specie di breve serenata rivolta alla massaia:

"Chemmare Tizie te venghe a cantà 
L'aneme de le muerte mò m'a da dà. 
Ah ueullà ali uellì 
Mittete la cammise e vien ad aprì.

La persona a cui è rivolta la canzone di questua si alza, fa entrare in casa la brigata ed offre vino, castagne, taralli e altro. 

In Calabria, nelle comunità italo-albanesi, ci si avviava in corteo verso i cimiteri: dopo benedizioni e preghiere per entrare in contatto con i defunti, si approntavano banchetti direttamente sulle tombe, invitando anche i visitatori a partecipare. 

In Sicilia il 2 novembre si mangiano ancora le ossa dei morti: dolci di pasta di mandorle vendute sin dalla vigilia fino a tutto il 2 novembre. Nella stessa Sicilia i defunti, nella notte a loro consacrata, recano doni ai bambini, proprio come la Befana: le mamme raccontano ai figli che i parenti defunti abbandonano in quelle ore magiche le loro dimore e scendono a frotte verso le case dei vivi, portando loro regalini detti “li cosi dei morti”.

In Sardegna, dopo la visita al cimitero e la messa, si tornava a casa a cenare, con la famiglia riunita. A fine pasto però non si sparecchiava, lasciando tutto intatto per gli eventuali defunti e spiriti che avrebbero potuto visitare la casa durante la notte. Prima della cena, i bambini andavano in giro per il paese a bussare alle porte e ricevendo in cambio dolcetti, frutta secca e in rari casi, denaro. 


Avete qualche altra usanza da raccontare? Se sì, scrivetela in un commento per condividerla!
Intanto, vi do appuntamento alla prossima settimana.

Fonti:

- Wikipedia 
- http://www.gustosamente.com/article/xx 
- http://www.focusjunior.it/imparo/cos-e-come-si-fa/festa-dei-morti-le-tradizioni-in-italia-e-nel-mondo-per-il-2-novembre 
-http://www.ilturista.info/blog/9694-Halloween_feste_e_tradizioni_nel_mondo/
pagina=2#.VDZf9dR_s8o 
- http://www.drogbaster.it/festa-di-halloween.htm
- http://www.intrage.it/Famiglia/festa_dei_morti

martedì 6 ottobre 2015

"Donne di Conoscenza" di Haria

Chiunque si sia trovato a passeggiare nel bosco comprenderà facilmente le suggestioni trasmesse da questo breve romanzo. La foresta è il luogo dell'incanto, un tempo venerato dalle antiche popolazioni, poi creduto dimora di demoni spaventosi in cui regnava un caos primordiale. La narratrice della storia è Cena, ultima di sette donne di conoscenza, che ci prende per mano e ci guida nel folto del bosco, fra i fitti alberi di castagno alla scoperta di un mondo celato eppure percepibile da chi ha un animo sensibile alla bellezza.
"Io, Cena, porto il nome di un sacro torrente, e come l'acqua che irrompe fra le rocce i miei sogni stati impeti sempre nuovi; non mi sono sottratta al magico richiamo della bellezza e ho assecondato il fluire della consapevolezza. Chi mi ha chiamata 'donna' ha ottenuto la mia attenzione, chi ha urlato 'strega!' ha conosciuto il mio lato oscuro, chi mi ha maledetta di è smarrito in incubi, chi mi ha perseguitata non ha vissuto per raccontarlo."
Tra le pagine del romanzo si parla spesso di "bellezza", intesa non in senso puramente estetico, quanto piuttosto come pura energia emanata dalla natura. Entrare nel bosco, sedersi e ascoltare, percepire con tutti i sensi e accedere a mondi diversi dall'ordinario, scorgere storie, vite, persone che in quello stesso luogo hanno lasciato un'impronta della loro pura essenza: di questo ci parla Haria, l'autrice, in questo suo primo e suggestivo romanzo. La sua scrittura è poetica, di un lirismo così fine e delicato da ricordare il suono dell'acqua di un ruscello, il fruscio delle foglie sugli alberi e il cinguettio degli uccelli.
"Donne di Conoscenza" narra la storia di sette donne le cui vite sono state molto diverse, segnate da episodi più o meno dolorosi, ma tutte avevano in comune una cosa: l'amore per la libertà, ricercata nella natura e dentro la propria personalità. Tutte e sette le donne di cui si narra tra le pagine del libro hanno scelto di vivere, di seguire l'istinto, di amare e lottare, andando contro tutti pur di non rinunciare alla loro integrità personale, morale e spirituale. Ognuna di loro ha scoperto la solitudine, l'unico ingrediente necessario per ritrovare il proprio centro. L'uomo di oggi non sa più stare solo, non è più capace di assaporare la solitudine, perché spesso essa ci svela aspetti del nostro carattere e di noi stessi che ci risultano scomodi, che fanno riaffiorare ricordi dolorosi... eppure è solo nella solitudine che è possibile conoscersi, comprendersi e arrivare al cambiamento e alla crescita. Le sette donne di conoscenza create da Haria questo lo sapevano bene; stare da soli nel bosco permette all'anima umana più autentica di emergere, ci fa ritrovare i nostri istinti più veri e semplici e ci permette di ricongiungerci alla natura, madre che troppo spesso dimentichiamo di avere.
"Donne di Conoscenza" è un racconto allegorico che parla dritto all'anima, colpendo la nostra consapevolezza di uomini moderni. Ci porta a riflettere sulla bellezza e sull'autenticità della natura, che spesso dimentichiamo, e ci invita a non fermarci alle prime impressioni, poiché ogni foglia, ogni albero, ogni pietra ha una storia da raccontare a chi, come Cena, ha occhi per vedere, orecchie per ascoltare e la sensibilità giusta per sentire con il cuore e con l'anime. Cena è la custode, la testimone delle storie delle altre donne di conoscenza: le affida noi perché possiamo prendercene cura a nostra volta e farne tesoro.

Titolo: Donne di Conoscenza
Autore: Haria
Editore: Rupe Mutevole
Pagine: 70
Prezzo: 10,00 euro

venerdì 2 ottobre 2015

Il Melo e il frutto della conoscenza

Nome popolare: Pomo
Famiglia: rosacee
Genere: femminile
Pianeta: Venere
Elemento: acqua
Divinità: Venere, Dioniso, Olwen, Apollo, Era, Atena, Diana, Zeus, Iduna.
Poteri: amore, armonia, curativi, immortalità.
Fioritura: Marzo-aprile.
Parti utilizzate: Foglie, frutti, semi dei frutti, corteccia.


Curiosità:
Il simbolismo del melo è ricchissimo. A cominciare dalla mitologia greca: dal pomo della discordia alle mele d'oro del Giardino delle Esperidi. Queste ultime sono figlie di Atlante e di Esperide, e vivevano in un giardino nel quale crescevano alberi di melo i cui frutti erano d'oro. L'ingresso del giardino era sorvegliato da un drago, che fu ucciso da Ercole, che depredò tutte le ricchezze.
Paride decise chi delle dee fosse la più bella tra Afrodite, Era e Atena donandole un pomo d'oro. E questo fu l'inizio della guerra di Troia.
A differenza di quanto si crede, la mela non è il frutto mangiato da Eva nell'Eden, la Bibbia non specifica quale fu il frutto del peccato. E' stata l'iconologia medievale ad associare la mela al peccato originale.
Nella mitologia celtica, Condle, figlio del re Conn, dalle Cento Battaglie riceve dalla Signora dell'Altro Mondo una mela che lo nutre per un mese senza consumarsi mai.
Nella mitologia bretone prima di profetare si mangia una mela. La mela è un albero dell'oltremondo, magico; cresce ad Avalon, il mondo mitico nel quale riposano gli eroi.
Il più grande druido dell'antichità, Merlino, teneva le lezioni di magia sotto un albero di melo.
In Cina talvolta si usa il fiore di melo come segno di lutto a simboleggiare la caducità della vita, poiché è molto effimero e delicato.
Attraverso numerosi miti e leggende di diverse culture ed età, il melo e il suo frutto sono la rappresentazione dell'archetipo della Grande Madre e dei suoi triplici aspetti di Vergine, Madre e Anziana; la mela rappresenta anche il punto di fusione della materia e del cielo e la mela è la celebrazione di questa unione. A causa della sua forma sferica e della presenza, al suo interno, dei semi della vita, la mela simboleggiava il cosmo e il potere imperiale; nelle apparizioni pubbliche, gli imperatori del Sacro Romano Impero reggevano con la mano destra lo scettro e con la sinistra la mela d’oro, allegoria del potere. Questo frutto viene anche considerato l’immagine del mondo. La mela può essere considerata una metafora universale del dare e ricevere amore, anche da un punto di vista fisico. Il pomo è simbolo di amore sensuale, del matrimonio che viene consumato, della bellezza, della gioventù e della fertilità; inoltre, nelle cerimonie nuziali è parte dei doni che adornano la tavola imbandita per l’occasione. Su un piano spirituale, invece, possiamo dire che la mela viene a rappresentare il potere dell'Amore, la devozione agli dei, il superamento della dualità e la comunione con gli dei. In altre parole, il nostro amore umano, anche nella sua espressione sensuale, è un modello l'unione tra un singolo individuo con il divino. 
Il melo, in molte leggende, cresce in giardini paradisiaci, come il Giardino delle Esperidi, Avalon, l'Isola delle Mele in cui Artù ferito fu condotto, e le Isole dei Beati. La mela è anche simbolo di saggezza, conoscenza, immortalità, desiderio, come cibo degli dei e delle fate nel Nord Europa sotto forma di sidro (vino di mele) o di “wassail” (sidro bollito con spezie e mele intere), scienza, magia, rivelazione, anche ramo adorno di tre mele ha un proprio significato, ossia, è l’insegna della regalità. 
Nella mitologia baltica, la mela è il simbolo del sole al tramonto e una delle incarnazioni della dea Saule. Nella tradizione ebraica, durante il pranzo di Natale, si mangiano delle fette di mele intinte nel miele, per assicurarsi la prosperità dell’anno nuovo
La mela è il frutto dell'albero della Vita, ma anche quello della Conoscenza, del bene e del male.
Se tagliata perpendicolarmente all'asse del peduncolo, mostra un pentacolo racchiuso in un cerchio, simbolo dell'uomo realizzato che sta al centro dell'universo, la materia e lo spirito, stella a cinque punte simbolo del sapere.
Nel mondo celtico, la mela è un frutto magico che può portare a grandi rivelazioni sul mondo oltre i mondi conosciuti.

Proprietà:
Le mele rinforzano l'intero metabolismo, equilibrano la digestione, stimolano la produzione di sangue come pure il metabolismo dei grassi, purificano l'organismo. Hanno proprietà diuretiche, febbrifughe e rilassanti, e stimolano l'appetito. Abbassano i livelli di colesterolo e di zucchero nel sangue, aiutano nella cura della gastrite, dell'ulcera e della colita La ricetta è semplice: basta mangiarle!
Il termine pomata, che nell'antica farmacopea indicava il medicamento in genere, deriva proprio dalla parola "pomo". In origine, infatti, si otteneva mescolando la polpa grattugiata della mela con del grasso di maiale e, applicata su ferite, piaghe e ragadi, svolgeva azione battericida.

Usi rituali:
In Grecia, il 31 agosto era la festa di Afrodite (Venere a Roma) e in questa data si preparavano banchetti rituali in cui venivano servite mele ancora attaccate ai loro ramoscelli.
Sugli altari pagani nel giorno di Samhain (Halloween) sono spesso ammonticchiate le mele, in quanto vengono considerate il cibo dei morti. La mela è simbolo di immortalità. Un ramo di melo con germogli, fiori e frutta matura (conosciuto come il ramo d'argento) era, nella mitologia celtica, una sorta di bacchetta magica che consentiva al possessore di entrare nel regno degli dèi.
Nell'antica ballata inglese Thomays the Rymour, la regina delle fate ammoniva Thomas di non mangiare alcune delle mele e delle pere del suo giardino, perchè mangiare il cibo dei morti impediva il ritorno nel mondo dei vivi. 

Usi magici:
Ancora oggi la mela è di fondamentale importanza in alcuni momenti dell'anno, in particolare a Samhain, poiché viene offerta a coloro che che vivono tra i mondi e agli spiriti dei trapassati che si uniscono a noi in quell'occasione.
La mela è stata per lungo tempo utilizzata nei riti d'amore. I boccioli si aggiungono ai sacchetti, agli infusi e agli incensi d'amore; vengono messi inoltre in infusione con cere liquide rosa. Si filtra il tutto e si preparano così candele adatte ad attirare l'amore. Un semplice incantesimo d'amore consiste nel tagliare una mela a metà e dividerla con l'amato/a; sarete felici insieme. Un altro rito spiega di tenere una mela nelle mani fino a riscaldarla e quindi darla alla persona amata. Se viene mangiata, l'amore sarà ricambiato. Le mele sono state usate per lungo tempo nelle divinazioni d'amore, così popolari tra le donne di tutta Europa. Si taglia una mela in due e si conta il numero di semi: se è pari, il matrimonio è assicurato in breve tempo; se uno dei semi viene tagliato, ci sarà una relazione burrascosa, se due sono tagliati è prevista vedovanza; se il numero di semi è dispari, la donna rimarrà nubile almeno nel prossimo futuro.
Il legno del melo è uno dei 9 legni sacri ai druidi e viene usato per accendere fuochi delle cerimonie sacre.
A scopo curativo, si taglia una mela in tre parti, si strofinano sulle zone doloranti e quindi si seppelliscono; fatelo in fase di luna calante per allontanare le malattie. Mangiare una mela evita le febbri. Se coltivate un giardino, versate del succo di mela nelle zone appena rivoltate: darà vita alla terra prima della semina. Se coltivate mele, seppellite 13 foglie di melo dopo la raccolta, l'anno successivo avrete un buon raccolto. I norvegesi, come molti altri popoli, mangiavano la mela per conquistarsi l'immortalità attraverso la saggezza e il legno del melo si adoperava negli incantesimi per propiziare la longevità.

Talismano per l'armonia familiare:

Occorrente:
- mele
- zucchero di canna
- anice stellato
- cannella
- nastri per la decorazione
- forbici
- cartoncino
- colla

Procedimento:

Per propiziare il calore e lo scambio reciproco di forza e affetto, possiamo fabbricare un piccolo talismano tagliando ed essiccando (a fuoco bassissimo nel forno domestico) delle fettine di mela cosparse di granelli di zucchero di canna. Tagliate le mele in orizzontale per rivelarne il cuore e i semi a forma di pentagramma. Disponete le fette su un foglio di carta da forno, spolverizzate abbondantemente con cannella, e cuocete in forno per due ore a 150°. Una volta secche, componete il talismano con l'aiuto della colla e un cartoncino come supporto a formare una corona di fette di mela. Si decora con cannella, anice stellato, foglie di alloro essiccate, nastri e fantasia, poi si carica sotto i raggi della luna piena e appende nella stanza più frequentata della casa per infondere amore e armonia ai suoi abitanti.



Fonti:
- Enciclopedia delle Piante Magiche, Scott Cunnigham
- Il grande libro delle piante magiche, Laura Rangoni
- Lo spirito degli alberi, Fred Hageneder
- Nuova enciclopedia delle erbe. Riconoscimento e uso medicinale, alimentare, aromatico, cosmetico. Edizioni Del Baldo
- Il vischio e la quercia, Riccardo Taraglio