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martedì 22 dicembre 2015

Luna della Quercia

La Luna piena di dicembre cade nel periodo del Solstizio d'Inverno.
Le temperature si abbassano, il freddo si fa intenso e la natura riposa. Tutto è spoglio e anche noi ci sentiamo desiderosi di rimanere rintanati a casa, a curare la nostra individualità. Con il sabba di Samhain e le lunazioni del Sangue e della Nebbia siamo discesi nei nostri inferi personali, liberandoci delle superficialità e incontrando il nostro lato-ombra, ma è ora il momento di raccogliere le forze e cominciare a risalire verso la luce, lasciandoci alle spalle le tenebre personali e uscendo rafforzati da questo periodo di introspezione e chiusura.
Ed ecco che entra in gioco la Luna della Quercia. Per delineare le caratteristiche di questo periodo è stato scelto questo albero, che può offrirci un insegnamento importante dal punto di vista spirituale.
La quercia resta verde anche in inverno, sebbene la sua chioma risenta del freddo invernale. Quest'albero resta forte e solido nonostante le intemperie e offre riparo a molti animali del bosco, di cui diviene la migliore amica nei periodi freddi dell'anno. La quercia è antica, ha attraversato anni e anni senza mai spezzarsi, piegarsi, ma anzi irrobustendosi.
Questa lunazione, dunque, ci porta a riflettere e a immedesimarci nelle maestose querce: in questo periodo dell'anno ci viene chiesto di riposarci, di non strafare e di non lasciarci distruggere dall'inverno che abbiamo dentro e fuori di noi, ma di piantare i semi per una nuova rinascita, sentendoci forti e solidi come la quercia che sfida il tempo. Attendiamo con fiducia tempi migliori, confidando che il freddo e il buio passeranno presto. 

Riflessione per la Luna della Quercia:
Sedetevi in un posto tranquillo e rilassatevi. Potreste meditare sulle domande che seguono, oppure scrivere su un diario qualcosa al riguardo. Chiedetevi: Che cosa è sacro per me? Che cosa è talmente importante per me da non sopportare che venga compromesso o distrutto? Per che cosa prederei una posizione? Per che cosa rischierei me stesso? Una volta che saprete la risposta, considerate per un attimo come sarebbe il mondo se i nostri sistemi sociali, politici ed economici avessero a cuore ciò che è più sacro per voi. In che modo lo stanno già facendo? Come dovrebbero cambiare? Che cosa muterebbe nella vostra vita di ogni giorno, nella vostra comunità, nel mondo intorno a voi? Potete descrivere quel mondo in poche frasi o paragrafi? Volete farlo diventare reale? Vi sentite responsabili nei suoi confronti? Se questa è la vostra risposta, allora quella è la vostra intenzione sacra. Altrimenti, qual è la vostra intenzione per la vostra vita? Che obiettivi avete? Adesso pensate al modo in cui impiegate le vostre energie e il vostro tempo. Le vostre energie migliori sono dirette nel realizzare la visione del mondo a voi cara, al servizio di ciò che è sacro per voi? C'è qualcosa di cui avete bisogno, che sia sostegno, opportunità, oppure fortuna, per aiutarvi in quel compito? A chi potete chiedere aiuto nel mondo umano? E nei regni più grandi dell'universo? La vostra intenzione sacra è il cuore del vostro lavoro. Potete rivisitarla e rivederla, lasciarla crescere e sviluppare, scriverne sul vostro diario e metterla alla prova con le vostre decisioni quotidiane. Ogni volta che agiamo al servizio della nostra intenzione sacra, ogni volta che allineiamo le nostre energie e le nostre azioni con ciò che amiamo veramente più di tutto, guadagniamo potere personale e abilità. Il sentiero davanti a noi diventa più chiaro, L'aiuto e gli alleati di cui abbiamo bisogno ci vengono incontro. Quindi, quando pensate alle vostre intenzioni, quando vi sentite scoraggiati, sopraffatti oppure impauriti, dovete solo respirare profondamente e chiedere aiuto. I grandi poteri e le energie sono tutt'attorno a noi, ma non possono darci una mano se non glielo chiediamo; e quando lo faremo, comunque, saranno presenti, impazienti di aiutarci a servire le intenzioni che portano beneficio alla vita.

Fonti:
- Il sentiero della Terra, Starhawke
- L'arte della strega, Dorothy Morrison

sabato 19 dicembre 2015

"Le Porte della Luna. Magia del Femminile", di Devon Scott

Nel panorama italiano sono pochi i testi esoterici che trattano di magia lunare, questo di Devon Scott è uno di quei rari gioielli che è sempre utile avere nella propria libreria magica.
"Le Porte della Luna. Magia del Femminile" è molto più di un saggio riguardante il nostro satellite; è un vero e proprio prontuario magico, ricco di consigli e intriso di conoscenza antica. In esso si ritrova tutta la sapienza delle antiche guaritrici, è un manuale pratico e facile da consultare per praticare la spiritualità pagana legata a tutte quelle attività che un tempo erano prerogativa del sesso femminile.
Il libro si divide in tre parti. L'autrice introduce la Luna e la sua importanza presso le antiche civiltà, illustrandoci le figure mitologiche e le divinità a essa legate. Un capitolo viene dedicato anche alla simbologia antica legata alla Luna Nuova, per poi passare a introdurre il nostro satellite anche dal punto di vista  astronomico e astrologico. In questo testo trova ampio spazio la magia delle piante; l'autrice insegna al lettore a coltivare un giardino magico e gli fa dono anche di un'importante dizionario delle piante più usate in magia, con le annesse corrispondenze, le proprietà magiche e terapeutiche. Di notevole importanza è anche il capitolo dedicato alla dispensa magica, in cui vengono illustrati i preparati che posso essere confezionati con le piante, oltre alle utilissime indicazioni sui momenti più indicati per la raccolta delle stesse e la loro conservazione.
La terza e ultima parte del manuale diventa più pratica: l'autrice illustra le basi e i fondamenti della spiritualità pagana, fornendo una guida eccellente sui momenti del giorno e della settimana più adatti ai diversi tipi di magia. Si parla qui di ore planetarie, corrispondenze dei diversi giorni della settimana e dei colori, inoltre vengono date informazioni di base su come festeggiare gli otto Sabba e gli Esbat dell'anno magico. Ci si addentra poi nelle "ricette" rituali per risolvere i problemi più comuni, dall'amore alla prosperità, dalla protezione alla purificazione.
Dietro "Le Porte della Luna. Magia del Femminile" c'è un lavoro di ricerca davvero encomiabile. La voce materna di Devon Scott guida il lettore offrendo consigli preziosi; con schiettezza e intento didascalico l'autrice offre al neofita le basi per la pratica. E' così che spiega che per praticare non servono inutili e costosi orpelli, cosa che molti testi esoterici moderni vogliono invece farci credere, ed è una cosa che ho apprezzato molto. I numerosi rituali proposti fanno comprendere come il paganesimo e la stregoneria non siano spiritualità per "figli dei fiori" da prendere alla leggera, ma vere e proprie pratiche religiose di una certa rilevanza. Interessanti i riferimenti alla magia egizia, così come l'appendice dedicato interamente alla magia gitana, di cui non avevo mai letto niente.
Insomma, Devon Scott ha racchiuso in questo testo tutte le basi (e non) della stregoneria moderna, traducendole in un lavoro preciso, appassionante e di facile consultazione che, una volta acquistata, diverrà indispensabile. Il tutto è corredato da bellissime illustrazioni, che danno un ulteriore valore al testo. E' utile anche spulciare la bibliografia di riferimento, in cui si posso trovare veri gioielli e testi di fondamentale importanza per la propria formazione spirituale.
In definitiva, "Le Porte della Luna. Magia del Femminile" è un saggio che non ha niente da invidiare a quelli stranieri che trattano di stregoneria, anzi! Sono orgogliosa di avere nella mia libreria un testo italiano di questa portata.

Titolo: Le Porte della Luna. Magia del femminile.
Autore: Devon Scott
Editore: Spaziofatato
Prezzo: 25,00 euro
Pagine: 399

venerdì 18 dicembre 2015

Il vischio, una pianta... da baciare!

Nome popolare: guastrice, pania, visco.
Famiglia: Lorantacee
Genere: maschile
Pianeta: Sole
Elemento: Aria
Divinità: Apollo, Venere, Odino, Freya
Poteri: protezione, amore, fertilità, salute, esorcismo, caccia.
Fioritura: da marzo a maggio
Parti utilizzate: foglie e bacche (queste ultime non vanno ingerite poichè velenose)

In questo periodo, si usa appendere i rametti di questa particolare pianta sull'uscio di casa, ma forse pochi di voi conosceranno la simbologia, la storia e le proprietà che contraddistinguono il vischio. 
Il vischio è una pianta emiparassita e sempreverde, che ama vivere sui rami degli alberi, prediligendo il pino silvestre, il melo, il pero e la quercia. La sua presenza si nota più facilmente durante il periodo invernale, per via della perdita del fogliame da parte degli alberi che lo ospitano.
La tradizione vuole che il vischio non vada mai raccolto con le mani, soprattutto con la sinistra, poiché in tal modo si attirerebbe su di sé la malasorte. E allora come si può raccogliere questa pianta, che spesso si trova in punti alti e scomodi? I nostri antenati si servivano di un lungo bastone, battendo i rami dell'albero che lo ospitava, finché un timido ramoscello non si degnava di volare giù, ma attenzione! Non doveva toccare terra, bisognava prenderlo direttamente con la mano. E se il bastone non funzionava, si tentava con una freccia: a mali estremi, estremi rimedi! Bisognava inoltre raccoglierlo solo durante i due solstizi.
Insomma, si trattava di un rituale alquanto complicato, non trovate?
Ma non finisce qui. Tutti conoscerete senz'altro l'usanza di baciarsi sotto il vischio; un tempo si diceva che chi passava sotto un cespo di vischio in dolce compagnia si dovesse dare un bacio. Se una ragazza non riceveva questo piccolo pegno d'amore, non si sarebbe sposata nell'anno successivo.
Un'altra credenza era quella di bruciare nel camino il mazzo di vischio che aveva addobbato la casa durante le feste entro il 6 gennaio, per scongiurare il rischio di rimanere zitelle.
Si credeva inoltre che il vischio potesse essere utile a trovare l'oro, e che si illuminasse di notte, facendo luce ai viaggiatori.
Tutte queste usanze derivano dalle antiche credenze riguardo questa magica pianta che in particolar modo ci giungono dai Celti (sempre loro, sì), che consideravano il vischio una pianta magica, misteriosa e divina, poiché non poggia le sue radici a terra. Essa infatti, come già accennato, cresce come parassita sui rami degli alberi, ha dunque radici aeree. Si credeva che nascesse lì dove si era posata la folgore divina, divenendo dunque simbolo di immortalità e rigenerazione. Il vischio era sacro ai Druidi, ma solo quello che cresceva sul rovere, poiché questo albero spesso veniva colpito dalla folgore, che ritenevano una manifestazione divina.
La sacralità del vischio però non era una credenza esclusiva dei Celti, ma anche di popoli di altre parti del mondo; in Giappone viene considerato ancora oggi una potente medicina in grado di guarire ogni malanno, mentre in Africa si venera una specie di vischio che viene portato come talismano.
La natura solare del vischio, la sua nascita dal Cielo e il suo legame con i solstizi hanno infine ispirato ai cristiani il simbolo del Cristo, luce del mondo e nato misteriosamente.
Dalle foglie del vischio si ricavano infusi, ma le bacche sono velenose per l'uomo. In fitoterapia questa pianta viene utilizzata per le sue proprietà diuretiche, antispasmodiche, antinfiammatorie ed è efficacie contro l'ipertensione arteriosa. E' bene però non utilizzare da soli questa pianta, ma consultare un'erborista, poiché l'uso sbagliato del vischio potrebbe portare ad avvelenamento.

Usi magici:
Il vischio è una pianta luni-solare per il suo fusto dorato solare e le bacche perlacee lunari. Se tenuta in casa dà fortuna, creatività, salute, denaro; se si portano addosso tre bacche legate insieme con filo di seta rossa, si avrà fortuna, amore e gloria. Il vischio è legato a miti di morte e resurrezione.
I contadini credevano che il vischio proteggesse dai fulmini, quindi spesso ne mettevano dei rametti sulla porta delle stalle e delle case. Si usa mettere un rametto di vischio nelle culle dei bambini per proteggerli dai pericoli.
Portato addosso favorisce il concepimento; se un uomo regala a una donna un anello fatto di legno di vischio, significa che desidera molti figli.
Dona sogni tranquilli e sereni se messo vicino alla porta della camera da letto, sotto il cuscino o sulla testata del letto.
- Bagno di purificazione prima di un rituale: prendete una manciata di foglie di vischio (mai le bacche) e lasciatela macerare una notte in un litro di acqua lustrale. Il giorno seguente mettete tutto nell'acqua del bagno, assieme a tre manciate di sale grosso.
- Talismano per propiziare la fortuna: un ciuffo di artemisia, un rametto di vischio, alcune spighe di grano e un rametto di agrifoglio vanno legati prima con un po' di filo di ferro, poi con un nastro dorato. Appendete il talismano nel luogo in cui trascorrete più ore durante la giornata.
- Talismano per concepire un bambino: prendete un sacchettino di stoffa bianca, inserite all'interno bacche di vischio, semi di papavero, fiori di iperico, la buccia di un melograno e portatelo appeso alla cintura per una lunazione intera.

Fonti:
- Florario . Miti, leggende e simboli di fiori e piante, Alfredo Cattabiani
- Le porte della luna. Magia del femminile, Devon Scott
- Il grande libro delle piante magiche, Laura Rangoni
- Enciclopedia delle piante magiche, Scott Cunnigham
http://www.riza.it/benessere/erbe-e-fitoterapia/2348/il-vischio-una-pianta-dalle-molte-virtu.html

martedì 15 dicembre 2015

Il Soltizio d'Inverno, Yule e Natale, feste del Sole

L'autunno volge ormai al termine, le giornate si sono fatte sempre più fredde e il buio notturno prevale sulle ore di luce del giorno.
Ci stiamo avvicinando sempre di più al Solstizio d'Inverno, giorno in cui le ore di oscurità raggiungono il loro culmine a sfavore di quelle luminose diurne. Dal 21 di dicembre, tuttavia, il sole comincia a riconquistare poco a poco, minuto dopo minuto, il suo trono nel cielo. Fin dai tempi più remoti il Solstizio d'Inverno è stato festeggiato, portando in sè messaggi di rinascita, vita e allegria.
E' un momento di passaggio e come tale è stato arricchito di valenze simboliche fin dall'alba dei tempi, pervenuti fino a noi con la celebrazione del Natale cristiano.
Il periodo che da Samhain arrivava fino al Solstizio invernale era un momento critico per le popolazioni antiche, che si sostenevano con le attività agresti seguendo i ritmi e i cicli di madre natura. Il cibo scarseggiava e il freddo era insopportabile, bisognava vivere con le provviste fatte durante l'estate; giungere al Solstizio d'Inverno significava avere la speranza di riuscire a passare i mesi più bui e più freddi dell'anno e la rinascita del Sole e della Natura tutta era propiziata da riti e festeggiamenti. In questa festa, particolarmente sentita, c'era la promessa di una rinascita futura, del ritorno della primavera e dell'estate che avrebbero portato di nuovo l'abbondanza sulle tavole e la gioia dentro i cuori.
Già gli antichi Egizi festeggiavano questo particolare momento dell'anno, poichè era in questo periodo che nasceva Horus, divinità solare. Horus nasce dal corpo ormai morto e smembrato di Osiride, a simboleggiare la vita dopo la morte e il ciclo annuale del grano (leggi il mito di Osiride qui). In occasione di questa importantissima ricorrenza, l'antico popolo egiziano decorava gli alberi con frutti e simboli solari, proprio come facciamo ancora oggi nelle nostre case. Le celebrazioni della nascita di Horus diedero il via a un'epidemia di festeggiamenti in tutto il mondo antico, e fu così che Babilonesi, Greci, Romani, Celti e Vichinghi iniziarono a festeggiare il Sole Bambino.
Nel periodo che va dal 21 al 25 dicembre, tutto il mondo antico era in fermento e si accingeva a festeggiare con banchetti, addobbi, giochi, divertimenti e regali; tutto questo fu poi assimilato dalla religione cristiana. Era un momento di allegria e riunione: ci si scambiavano piccoli doni, come candele, per simboleggiare la rinascita della luce e della vita, si faceva baldoria e si traevano pronostici sull'anno nuovo che a breve sarebbe incominciato. Un'antica tradizione, per esempio, dice che dal tempo meteorologico dei 12 giorni che vanno da Natale all'Epifania si potrà capire l'andamento del meteo dei 12 mesi del nuovo anno.
In tutta l'Europa, dunque, si festeggiava la morte del Vecchio Sole e la nascita del nuovo, e nel nord europeo questa ricorrenza era simboleggiata dal Re Agrifoglio, sovrano dell'anno calante, che veniva sconfitto dal Re Quercia, sovrano di quello crescente. Era la festa di Yule, termine che deriva dallo scandinavo Jul, "ruota", a significare un nuovo ciclo che aveva inizio, un altro giro della ruota dell'anno. A testimoniare l'importanza che Yule e il Solstizio d'Inverno avevano presso le antiche popolazioni sono grandi monumenti come Stonehenge. Nel giorno del Solstizio, infatti, il sole sorge attraverso un dei triliti, a dimostrazione delle profonde conoscenze degli antichi riguardo i moti celesti e i cicli naturali.
Con l'avvento del cristianesimo, dicevamo, le festività legate al Sole furono assimilate dalla Chiesa, che scelse come data convenzionale della nascita di Gesù proprio il 25 dicembre. I nuovi cristiani, infatti, attratti dai grandi festeggiamenti che si svolgevano in tutta Europa, preoccupavano la Chiesa, che scelse di far coincidere la nascita del Messia con quella delle antiche divinità solari.
Dal punto di vista spirituale, le feste solstiziali ci invitano a uscire dal torpore in cui ci siamo abbandonati con la festività di Samhain. E' tempo di risalire dagli abissi della nostra interiorità, è il momento di tirar fuori gli insegnamenti di cui abbiamo fatto tesoro nei mesi di chiusura. Se Samhain ci ha portato all'introspezione, facendoci mettere in dubbio tutte le nostre convinzioni profonde, Yule è la promessa della rinascita, della luce dopo il buio. In questo momento dell'anno abbiamo la possibilità di crescere, così come fa il Sole, e di realizzarci sul piano personale e interiore. E' un periodo adatto alla nascita di nuovi progetti, possiamo esprimere nuovi desideri e credere in un rinnovamento che potrà coinvolgere ogni ambito della nostra vita.

Fonti:
Ho scritto questo articolo di mio pugno, rielaborando le informazioni trovate nei seguenti siti e testi:
- Strie
- Il cerchio della luna
- Il calderone magico
- Calendario, Alfredo Cattabiani
- Feste pagane, Roberto Fattore
- Almanacco magico. Il tempo della magia, Devon Scott
- I giardini incantati. Le piante e la magia lunare, Devon Scott
- L'arte della strega, Dorothy Morrison

sabato 12 dicembre 2015

Abete di ieri, abete di oggi

Tutti lo sanno, l'Abete, elegante e longilineo, è il simbolo indiscusso della festività più attesa dell'anno. Ma quanto sappiamo di questo albero così meraviglioso e antico? 
Come spesso accade, le nostre tradizioni più radicate provengono da credenze molto antiche, nate ancor prima dell'avvento del Cristianesimo. 
L'Abete rappresenta la lettera "A" dell'alfabeto Ogham, usato dai druidi presso i Celti. Come molti di voi sapranno, in questo particolarissimo alfabeto ogni lettera prende il nome da un albero o da un arbusto. I Celti avevano un legame profondo con la Natura, e consacrarono questo conosciutissimo albero alla festività di Yule, che veniva celebrata il 21 dicembre, giorno del Solstizio d'Inverno. Yule, come avvrò modo di raccontarvi, è la festa della nascita del Fanciullo Divino, il Sole, che a partire da questa data rinasce e prevale sulle tenebre. Niente di così lontano dalla tradizione cristiana, non trovate? In questo periodo dell'anno i Celti si preparavano ad abbattere l'Abete più grande del bosco, per bruciarlo rendendo così omaggio al dio della luce. 
Anche presso gli antichi Egizi l'Abete era considerato simbolo della Natività. In Grecia invece era sacro alla dea Artemide, protettrice delle nascite, ma anche a Poseidone, dio del mare, poiché dal suo tronco si ricavavano gli alberi delle navi.
Fra le popolazioni dell'Asia settentrionale, l'Abete è considerato un Albero Cosmico.
Sotto il dominio del Sole, da secoli viene considerato un ponte tra Terra e Cielo, tra Materia e Spirito.
E' apportatore di gioia e allegria, e protettore delle nascite: presso i Greci, un ramo veniva appeso sulla porta di casa delle partorienti. Nella tradizione nordica orspita tra i suoi rami scoiattoli, uccelli, fate e folletti. In Germania nel medioevo si battevano le donne sterili con rami d'abete per cacciare la negatività e permettere loro di avere figli.
Questo Albero, antico quasi quanto il mondo, ha una forma conica eretta; ogni anno l'Abete mette una nuova cerchia di rami, e se lo si guarda dall'alto verso il basso si avrà l'impressione di vedere un enorme fiocco di neve. Quando nasce un Abete, esso cresce sotto l'ombra dell'Abete madre, colui che lo ha generato. Questo rapporto familiare permette al giovane albero di crescere sano e forte, protetto dal genitore.
Tutti noi conosciamo i benefici di questo bellissimo albero: la sua resina, nonché i suoi aghi, germogli e gemme, sono utili a curare la gotta, i reumatismi, le bronchiti e tutte le infezioni del cavo orale. Le gemme sono molto usate anche oggi per lenire la tosse. In passato dall'Abete venivano estratte quattro sostanze importantissime per la civiltà umana: la pece, il catrame, la resina e la trementina. Esse servivano per impermeabilizzare tutti i tipi di legno, nonché come carburante per le lampade ad olio.
Come tutti i sempreverdi, l'Abete ha sempre avuto un posto particolare nel cuore degli uomini, poiché in esso è riposta la speranza dell'arrivo della Primavera e della rinascita.
Un tempo si usava decorarlo con noci, mele, dolciumi, luci e sfere, simboli del cosmo, di fertilità, prosperità e interiorità.

Usi magici:
Se si usano rami di abete per decorare la casa o l'altare in occasione della festa di Yule, è bene conservarli per poi bruciarli al falò di Beltane.
Tutte le conifere sono usate per propiziare fertilità e fortuna, infondere speranza. Vengono usate sempre nelle miscele di purificazione. Oltre agli aghi, si possono staccare pezzetti di corteccia con resina. Bruciati sul carboncino, purificano l'ambiente e attirano su di noi la protezione degli spiriti della natura.
Le pigne entrano nei rituali per l'abbondanza materiale, la resina si mescola all'incenso nei rituali di purificazione, la corteccia si brucia davanti ai malati nei rituali di guarigione e in un sacchettino di colore rosso, appeso al collo, stimola la sessualità. Gli aghi rimandano indietro il malocchio se usati su di un testimone di argilla o cera; sparsi davanti alla porta di casa o appesi in un sacchettino, impediscono l'ingresso agli influssi negativi. Per attirare la buona fortuna, accendete una candela gialla e bruciate incenso di olibano misto a pezzetti di ramo con aghetti; girate la vostra casa con l'incensiere, in modo che tutte le stanze ricevano un po' del fumo benefico.
Sugli abeti e sulle conifere in generale è possibile attaccare striscioline di tessuto colorato con scritti i nostri desideri e le nostre preghiere: lo spirito dell'albero porterà le richieste direttamente alla divinità.
Se avete un albero di pino o di abete nel vostro giardino, accarezzatene la corteccia e cercate di entrare in contatto con lui: sarà un grande maestro di saggezza.
Se operate in un luogo che ha ospitato malati, persone sofferenti o nel quale si sono svolte liti e discussioni bruciate un misto di erbe composte da rosmarino, salvia, lavanda e abete.
Come il pino e la tuia, essendo sempreverde, assicura alla nostra casa un'atmosfera rilassata di benessere e felicità. E' propizio alla fortuna e alla riuscita delle cose intraprese, quindi è utile tenerne qualche rametto fresco, in vaso, negli ambienti dove si lavora e si studia.
L'olio essenziale può servire per rafforzare una domanda, oppure, nei riti attuati, per purificare una persona dalla negatività che la circonda.
Per proteggere le case in Germania usano tagliare rami d'abete la notte di Capodanno e inchiodarli sulle porte delle stalle e delle abitazioni per allontanare gli spiriti malvagi e le malattie.

Fonti:
- "Iniziazione ai culti celtici", Daniela Bortoluzzi e Ada Pavan Russo, Edizioni Mediterranee
- "Florario - Miti, leggende e simboli di fiori e piante", Alfredo Cattabiani, Oscar Mondadori
- "Lo Spirito degli Alberi - Una chiave per la vostra espansione", Fred Hageneder, Edizioni Crisalide
- "Le porte della Luna. Magia del femminile", Devon Scott, Edizioni Spaziofatato
- "Il grande libro delle piante magiche", Laura Rangoni


giovedì 10 dicembre 2015

"Alla ricerca di Omm Seti", di Jonathan Cott

"Alla ricerca di Omm Seti" è un libro fuori dal comune, una biografia avvincente come un romanzo d'avventura e colmo di spiritualità.
Tema principale di questo saggio è la reincarnazione, ma non è necessario credervi per leggere la storia in esso contenuta. L'autore ci parla di Dorothy Eady, grande egittologa nata nei primi anni del Novecento che visse con la profonda convinzione di aver già calpestato le strade di questa Terra in un tempo lontano, all'epoca dei faraoni dell'antico Egitto.
Dorothy Eady nacque in Inghilterra e quando era ancora una bambina cadde dalle scale, perdendo conoscenza. Fu subito chiamato il medico, che la dichiarò morta, preparando il certificato di avvenuto decesso. Tuttavia, la bambina si risvegliò dalla sua morte apparente e da quel momento iniziò a ricordare episodi della sua vita precedente in Egitto. Non riconobbe più i suoi genitori come tali né l'Inghilterra come casa e iniziò a fare strani sogni ricorrenti. Ricordò, dunque, di essere stata Bentreshyt, sacerdotessa di Iside al tempio di Abido e di aver fatto voto di castità. Qui incontrò il faraone Seti I e i due si innamorarono perdutamente, infrangendo le regole religiose e il voto di lei. Il peccato che Bentreshyt aveva commesso, tuttavia, non rimase nascosto, perchè rimase incinta. I sacerdoti la condannarono a morte per il suo affronto, ma Betreshyt si rifiutò di coinvolgere Seti I nello scandalo, così si tolse la vita per salvare l'amato faraone dalla vergogna eterna.
Anche nella sua nuova vita Dorothy Eady, meglio conosciuta come Omm Seti, non dimenticò l'amore per il suo adorato Seti I, tant'è che non solo lo sognava, ma il fantasma del faraone andava a farle visita durante la notte fin da quando Dorothy compì 14 anni, la stessa età che aveva quando incontrò il faraone quando era Bentreshyt. 
Dorothy Eady, conosciuta come Omm Seti
Questa è solo la premessa di questo libro, interessante sotto molti punti di vista. Grazie alla ricerca attenta dell'autore e alla raccolta di esperienze scritte dal pugno della stessa Omm Seti, il lettore ha modo di conoscere molto riguardo la civiltà dell'antico Egitto, della sua cultura. Il libro è costellato di piccole curiosità che invitano ad approfondire, così come molti sono i riferimenti alla spiritualità egizia che portano il lettore a riflettere per una crescita personale e spirituale. Che crediate o meno nella reincarnazione, nei fantasmi e in tutto quello che credette Omm Seti, potrete apprezzare comunque questo gioiello: potete leggerlo come un romanzo o con interesse documentario, saprete amarlo in ogni caso. E' impossibile annoiarsi trascorrendo il tempo tra le pagine della biografia di Omm Seti, non si può che ammirare la sua personalità forte, indipendente, ironica e testarda. Sicuramente fu una donna fuori dal comune, le cui conoscenze nell'ambito dell'egittologia sono risultate utili in più di un'occasione durante gli scavi archeologici ad Abido. La voce di Omm Seti sembra parlare alla nostra anima, raccontandoci una storia d'amore antica quasi come il mondo, un amore che trascende la morte e i confini del tempo, l'amore per una persona ma anche per la propria terra. Non è necessario essere esperti di cultura egizia per godersi la lettura di questo testo, fortunatamente le note a pie' di pagina sono esaustive e didascaliche.
Leggetelo se volete immergervi nell'antico Egitto, se desiderate una lettura spirituale ma avvincente come una ghost story, se amate le storie vere e vi interessa il tema della reincarnazione: non vi deluderà!

Titolo: Alla ricerca di Omm Seti
Autore: Jonathan Cott
Editore: Venexia
Prezzo: 14,50 euro
Pagine: 262

martedì 1 dicembre 2015

La discesa agli Inferi di Inanna

Uno dei miti associati al periodo autunnale, insieme a quelli di Demetra e Persefone e Iside e Osiride che abbiamo già analizzato, è quello della discesa agli Inferi della dea sumera Inanna, che va a incontrare sua sorella, l'oscura Ereshkigal.
Inanna, dea della bellezza, della fecondità e dell'amore erotico e coniugale, è la divinità femminile più importante dell'antica Mesopotamia. Il racconto della sua discesa agli Inferi è narrato in un poema, pervenuto fino a noi grazie a delle tavolette rinvenute durante alcuni scavi archeologici in Iraq. 
Gli antichi miti possono insegnare ancora molto a noi uomini moderni, poichè parlano alla nostra anima in un modo semplice, chiaro e diretto. Quello di Inanna è indicato a comprendere meglio questa lunazione, quella della Nebbia, che sta volgendo ormai al termine.

Un giorno la dea decise di scendere agli Inferi per partecipare ai funerali del marito della sorella Ereshkigal. Prima di intraprendere il viaggio, tuttavia, indossò amuleti magici e insegne regali e lasciò alcune disposizioni alla sua fidata ancella Ninshubur: se non fosse riemersa entro tre giorni dal regno infero, ella avrebbe dovuto organizzare la cerimonia funebre e chiedere aiuto alle divinità per far ritornare indietro Inanna. Quando Ereshkigal venne a conoscenza della presenza della sorella nel suo regno, ordinò di chiudere tutti e sette i cancelli. Davanti a questi ingressi sbarrati, Inanna si privò  mano a mano di tutti i suoi beni. Ormai nuda e indifesa, giunse dunque alla presenza di Ereshkigal. Venne condannata a morte e il suo corpo privo di vita restò appeso alle mura.
Tuttavia Ninshubur, non vedendo tornare la sua signora, indossò gli abiti da lutto e seguì i consigli di Inanna, chiedendo aiuto alle altre divinità. Fu Enki a rispondere alle sue preghiere: dal fango presente sotto le sue unghie, creò degli esseri in grado di essere ricevuti da Ereshkigal. Essi si finsero afflitti per le disgrazie capitate all'oscura dea e lei, per ricambiare la loro cortesia, gli concesse di esaudire un  loro desiderio. Gli esseri si fecero consegnare il cadavere di Inanna e lo aspersero con l'Acqua della Vita data loro da Enki. A questo punto però, i giudici degli Inferi vollero che Inanna fosse sostituita da un altro dio. Una schiera di demoni la riaccompagnò sulla via del ritorno e a ogni cancello Inanna ritrovò i suoi averi, indossandoli nuovamente, insieme a nuovi e preziosi doni. Risalita dagli Inferi, trovò Ninshubur ad attenderla. I demoni desideravano prendere lei, ma al suo posto Inanna condannò suo marito Dumuzi, dio della vegetazione e della fertilità, poichè era stato sleale con lei non indossando le vesti del lutto ed essendosi impossessato del suo trono durante la sua assenza. Tuttavia, la sorella di Dumuzi chiese la clemenza di Inanna, che si lasciò impietosire dalle lacrime della donna; stando alle leggi degli Inferi, Inanna riuscì a ottenere che Dumuzi fosse risparmiato, ma lui e la sorella dovettero alternare la loro presenza nel regno dell'Oltretomba: sei mesi vi avrebbe soggiornato Dumuzi, altri sei mesi sarebbero spettati alla sorella.

Anche il mito di Inanna, come quello di Demetra e Persefone, è interpretato come una raffigurazione del ciclo vegetativo. Tuttavia c'è un'altra interpretazione possibile: il viaggio di Inanna negli Inferi è quello che l'anima compie per esplorare i propri lati oscuri, confrontandosi con essi per raggiungere l'equilibrio e la completezza. Durante il suo viaggio, Inanna perde sette oggetti a lei cari, ma alla fine le vengono restituiti e torna nel regno dei vivi più forte e ricca di prima.
Nel mito di Inanna è ravvisabile anche un'affinità con la simbologia dello Scorpione, segno zodiacale che governa proprio il periodo in cui ci troviamo.
Inanna discende agli Inferi per unirsi al cordoglio della sorella, credendo di fare cosa gradita e di ricevere onore e rispetto. Tuttavia Ereshkigal, addolorata e arrabbiata per la perdita, non esita a condannare a morte la sorella, appendendola a un gancio e infliggendole così una morte lenta e dolorosa per dissanguamento, esattamente come fa lo scorpione. Durante la sua lunga agonia, Inanna soffre e acquista consapevolezza della desolazione della morte. La dea, tuttavia, viene salvata, e Ereshkigal le dice di raccogliere, durante il viaggio di ritorno, ciò che troverà accanto ai sette cancelli. I sette doni di Ereshkigal si dimostreranno, una volta che Inanna sarà riemersa dal regno Infero, sette gioielli purissimi. Inoltre, Ereshkigal confesserà a Inanna di essere incinta, a riprova del fatto che la morte racchiude già in sè il seme di una nuova vita.
In questo periodo dell'anno anche noi siamo chiamati a discendere agli Inferi, come Inanna. Dobbiamo chiuderci nella nostra interiorità, affrontare il nostro lato oscuro e riemergere rinati, arricchiti da questo viaggio interiore, fondamentale per la nostra evoluzione. Il mito ci insegna che in noi esistono i semi del cambiamento, spetta a noi il compito di lasciar morire quello che dentro di noi ormai non ha più bisogno di vivere, e far nascere qualcosa di nuovo e positivo dalle ceneri. In ognuno di noi sono seppelliti gioielli e doni preziosi, come quelli regalati a Inanna da Ereshkigal: spetta a noi recuperarli e portarli alla luce del sole, anche se questo ci porterà dolore; talvolta dobbiamo far sanguinare alcune ferite per poter tirare fuori il meglio di noi, vincendo i rancori che ci hanno afflitto nel passato.

Fonti:
- Enciclopedia della Mitologia, Gribaudo-Parragon edizioni
- Wikipedia
- Il Cerchio della Luna

mercoledì 25 novembre 2015

La Luna della Nebbia


Il freddo è ormai arrivato e, con esso, anche la prima neve. La terra riposa sotto la sua coltre, rigenerandosi e preparandosi per la stagione primaverile, quando dovrà nuovamente dare il meglio di sè. L'autunno è al suo culmine, è la stagione della trasformazione, del buio che precede la luce. La morte apparente della natura ci porta a chiuderci in noi stessi e a riflettere sugli aspetti più oscuri dell'esistenza umana, quelli su cui non abbiamo potere.
La lunazione di novembre porta con sè anche la nebbia, da cui prende il nome. Questo fenomeno meteorologico ci avvolge, impedendoci di vedere davanti a noi e lasciandoci incerti sul da farsi, spaesati, come ciechi. Il plenilunio della nebbia, dunque, ci invita a chiuderci e ad ascoltarci, a sondare le profondità della nostra anima. Guardiamo alla strada che abbiamo fatto fino a oggi, distogliamo l'attenzione da tutto ciò che è superfluo e valutiamo ciò che davvero è importante per noi e per la nostra crescita personale e spirituale, presente e futura. Prendiamoci del tempo anche per analizzare i passi fatti, il nostro presente e i traguardi che abbiamo raggiunto, per raccogliere le forze come fa la natura intorno a noi e rinnovarci.
La Luna della Nebbia non ci invita a produrre, ma a riflettere sugli strumenti a nostra disposizione, sulle potenzialità che abbiamo e che possiamo coltivare. E' il tempo dello Scorpione; questo animale sa insegnarci molto sulle energie del periodo, poiché vive nell'ombra, sotto terra, e punge senza pietà chi disturba il suo riposo. Ecco dunque che anche noi scendiamo nelle profondità della terra come lo scorpione, sondando i meandri del nostro animo e non permettendo ad alcuno di interrompere il nostro percorso interiore. E' un percorso iniziatico quello che ci separa dalla bella stagione, e come ogni iniziazione esso richiede di affrontare le nostre più grandi paure, di superare le nostre debolezze per rinascere fortificati dall'esperienza.
In questa lunazione dedichiamo le nostre energie alla meditazione e alla divinazione, due arti particolarmente indicate per il periodo dell'anno in cui ci troviamo e in preparazione alla prossima festività di Yule.
Il mito che  ci permette di cogliere al meglio i messaggi di questa lunazione è quello di Inanna e di sua sorella Ereshkigal. 
Inanna, dea sumera della fecondità, dell'amore e della bellezza, discende agli inferi portando con sè sette accessori. Durante il suo viaggio nell'oltretomba ella supera sette porte, perdendo ogni volta uno dei suoi beni per incontrare sua sorella, l'oscura Ereshkigal. Quello di Inanna è un viaggio doloroso, al termine del quale lei ritrova tanti doni quanti quelli che ha perduto lungo la strada. Quando ritorna in superficie, si accorge che il valore di ciò che ha acquistato è più grande rispetto a quello che ha perso. 
Anche noi, dunque, come Inanna, dobbiamo attraversare il regno infero, incontrando la nostra oscura controparte e sacrificando qualcosa di noi, soffrendo talvolta, ma uscendo poi dalle tenebre rinvigoriti, più ricchi e più forti.

Fonti:
Ho scritto questo articolo di mio pugno, rielaborando le informazioni trovate sui seguenti siti/testi:
- Strie
- Il calderone magico
- il Cerchio della Luna
- Le Tredici Lune, Luisa Francia
- L'arte della strega, Dorothy Morrison

sabato 14 novembre 2015

Pray for Paris


Solitamente non scrivo post di questo genere, non per menefreghismo o insensibilità, quanto piuttosto perché non trovo le parole adatte per descrivere certi scempi e preferisco chiudermi nel silenzio.
Tuttavia questa volta ho deciso diversamente. I colori del Vento è un blog molto spirituale, ma a che serve la spiritualità vissuta nel quotidiano se poi non si riesce a mettere in pratica la nostra filosofia in momenti di profondo cordoglio come questo? E dunque eccomi qui, a tentare di scrivere qualcosa per gli attentati di stanotte a ‪‎Parigi‬.
Ho acceso una candela bianca. Il bianco della pace, della purezza, della guarigione. E il mio pensiero va alle vittime di questa indicibile strage, ma anche a chi resta con il vuoto nel cuore e il dolore nel petto. La mia preghiera va a Parigi, ma va anche a tutti coloro che oggi si sentono leoni nell'affermare che tutti i musulmani dovrebbero essere lasciati fuori dalle frontiere europee. Prego per loro, perché rinsaviscano e ritrovino il senno perduto. Perché l'ignoranza, il razzismo e l'odio sono le vere armi del terrorismo, sono le braccia con le quali agisce e colpisce.
Non siate in collera con i musulmani, ma solo con chi ha deciso e messo in atto questa strage. Non fate di tutta l'erba un fascio, perché non è questo il modo di reagire alla guerra e al terrore.
Detto questo, per quello che può valere, prego per chi ha perduto un dono prezioso questa notte, la Vita.
Quando il buio si fa più fitto, ricordiamoci che, anziché disperare e averne timore, possiamo renderlo meno spaventoso accendendo una luce.

‪#‎prayforparis‬

venerdì 13 novembre 2015

Anubi, l'iniziatore e il signore dell'Oltretomba

Anubi, divinità dell'Oltretomba, è tra le più conosciute del pantheon egiziano. Affascina i curiosi e suscita timore in chi, invece, non la conosce abbastanza e può essere facilmente associata a questo periodo dell'anno: Samhain è ormai trascorso, il velo tra il mondo dei morti e quello dei vivi si sta richiudendo, e Anubi incarna lo spirito di questa festività e della stagione in cui ci troviamo.
I Testi delle Piramidi ci raccontano che Anubi fu la prima divinità legata al regno dei morti, sostituita in seguito da Osiride.
Anubi era il protettore della città di Khasa, per i greci Cinopoli, e del territorio che la circondava; il nome greco deriva dal fatto che a Khasa i canidi erano oggetto di culto. Anubi è uno dei protagonisti della saga osiriaca, poiché aiuta Iside a ricomporre il corpo dell'amato, inventando così la mummificazione. Diventa dunque "Capo del Padiglione divino", ovvero del tempio della mummificazione, è il dio degli imbalsamatori, tant'è che quando un corpo veniva mummificato, colui che presiedeva ai riti funebri indossava una maschera rappresentante la testa del dio Anubi.
L'iconografia lo descrive come un uomo con la testa di sciacallo; questo animale si nutre di carogne, da qui lo stretto collegamento tra la divinità, l'animale e il regno dell'Oltretomba. L'aspetto di Anubi riunisce in sè quello del cane, del lupo, della volpe, dello sciacallo e della iena, tutti animali che vivevano nel deserto e che frequentavano i cimiteri. Per quanto riguarda i colori associati a questa divinità, essi sono il nero e l'oro. Il nero per gli Egizi non era il colore della morte fine a se stessa, ma rappresentava il limo nero del fiume Nilo, che fertilizzava i campi e permetteva all'Egitto di prosperare, alla vita di continuare e rinascere ogni anno. La stessa valenza aveva dunque il colore nero che, indossato da Anubi, ha un significato tutt'altro che inquietante e mesto. Il nero diventa simbolo del lavoro di rigenerazione nell'oscurità. Anubi è sì il dio legato alla morte, ma anche alla resurrezione: egli accompagna l'anima del defunto nell'aldilà, permettendogli di rinascere in una nuova vita. Ad accentuare questa valenza simbolica è il colore oro, associato al sole, alla luce e alla rinascita iniziatica.
Nel regno dei morti, Anubi accompagna il defunto nella Sala delle due Verità e presiede al rito della psicostasia, la pesatura del cuore, durante il quale il dio rappresenta la coscienza del defunto: egli regola la bilancia insieme a Horus, verificando che tutto si svolga nel modo corretto.
E' importante sottolineare che per gli Egizi la morte non era la fine della vita, ma una seconda nascita. Morire, per gli Egizi, significava rinascere, la morte era considerata un momento di passaggio e tutti i riti legati ai funerali non erano altro che strumenti magici per negoziare al meglio il passaggio tra le due forme di esistenza. La morte, dunque, è iniziazione e Anubi è l'iniziatore. Egli è psicopompo, guida le anime e gli adepti; fu iniziato dal dio Thot ai misteri dell'aldilà ed è conosciuto anche come "Padre del re", dove padre sta per "colui che dà accesso alla vita spirituale", dunque è sinonimo di iniziatore. Anubi ha il compito di purificare, infatti un altro dei suoi appellativi è "Liquido purificatore": libera il defunto dai suoi umori e l'adepto dalle tracce della sua vita profana, trasformando così il corpo perchè giunga perfettamente puro alle porte del tempio.
Egli è il "Signore del Paese dell'Aurora", fa sorgere la luce anubiana dell'iniziazione, che corrisponde al momento ambiguo in cui giorno e notte si compenetrano. La luce anubiana è quella che segue la notte e precede di pochi secondi l'aurora, un momento tra i più fugaci, un tempo sciamanico di passaggio.
La complessa natura di questa divinità è svelata dai suoi numerosi epiteti:
- "Primo degli Occidentali", dove l'Occidente è il luogo in cui, secondo gli Egizi, si trovava l'ingresso al regno dei morti. A Occidente si trovavano anche i luoghi di sepoltura.
- "Colui che presiede al Padiglione divino", dove il Padiglione è il luogo in cui veniva eseguita l'imbalsamazione e dove si trovava la camera sepolcrale. Anubi è guardiano, protettore e guida per i defunti.
- "Signore della terra sacra", che si riferisce nuovamente ai luoghi di sepoltura.
- "Colui che è nel luogo dell'imbalsamazione" a sottolineare il suo ruolo nei rituali di mummificazione. Anubi presiedeva anche all'importante rito dell'apertura della bocca, durante il quale ridava la vita al defunto.
- "Colui che ha la forma del cane".
- "Colui che apre le vie".


Fonti:
- Magia e iniziazione nell'Egitto dei faraoni
- Wikipedia

venerdì 30 ottobre 2015

Samhain, la fine dell'estate, e Halloween: due nomi per una sola festività

I primi freddi sono arrivati, il tempo atmosferico è cambiato e l'aria si è fatta più fresca. Nei paesi di montagna si sente l'odore della legna bruciata fuoriuscire dai caminetti, sui fornelli di casa cuociono le caldarroste e gustosissimi piatti di zucca, mentre nel forno spesso e volentieri cuociamo squisite torte di mele. Le foglie sono quasi tutte cadute dagli alberi e gli animali si preparano per il lungo riposo invernale. Tutto fa presagire il sonno della natura intorno a noi, e cresce la voglia di ritirarsi in se stessi, di ritrovare il piacere di riunirsi intorno al tavolo con familiarità. 
Samhain, “Fine dell'Estate”, è l'antico capodanno celtico, ed è una festività che ci appartiene molto più di quanto immaginiamo. Da nord a sud, da ovest a est, l'Italia brulica di usanze e tradizioni legate a questa festa, una tra le più importanti del mondo antico. Il giorno della vigilia di novembre era dedicato ai defunti e al loro culto, questo perché l'uomo di un tempo conosceva i cicli naturali meglio di noi, assuefatti come siamo dalla modernità: quello di Samhain è infatti il periodo più cupo dell'anno, si entra a tutti gli effetti nei mesi delle tenebre, il sole non riscalda più la terra e l'inverno è alle porte. Quale periodo migliore, se non quello della morte della natura, per ricordare all'essere umano la fragilità della vita e il legame con i propri cari defunti? Nacquero dunque usanze legate a questo giorno, alcune delle quali sono in uso ancora oggi. La notte di Samhain, comunemente conosciuta come Halloween, si lasciano candele accese sui davanzali delle finestre per guidare i cari estinti durante il loro ritorno sulla terra; anche la tavola viene lasciata apparecchiata per permettere alle anime dei nostri antenati di sedersi e approfittare della gentilezza e dell'ospitalità. In alcune regioni si usa addirittura preparare un letto in più, sempre per accogliere le anime dei morti. Dato che la notte di Samhain, secondo i Celti, non apparteneva né all'anno vecchio né a quello nuovo, essa era considerata una notte di passaggio in cui il varco tra il mondo terreno e quello ultraterreno diventava talmente sottile da permettere ai defunti di ritornare sulla terra a far visita ai propri cari. In questa notte, dunque, si traevano presagi sull'anno futuro, un po' come facciamo noi oggi il 31 di dicembre. C'erano profondi motivi nella scelta celtica di far coincidere l'inizio dell'anno nel periodo più buio, noi forse oggi stentiamo a comprenderli, ma dobbiamo pensare a un rapporto uomo-natura molto più stretto di quello che sentiamo nella nostra era di modernità. Samhain, per i Celti, rappresentava il buio e la morte, sì, ma il periodo che contraddistingue questa festività portava in sé tutte le potenzialità della rinascita futura: inizia il riposo vegetativo, ma esso è necessario affinché le piante rinascano rinvigorite in primavera. In questo, l'uomo antico vedeva un'analogia con le energie della nascita; il buio, dunque (e anche l'inverno), rappresentava il caos primordiale da cui sarebbe scaturita la vita. Non c'è vita senza la morte e non c'è morte senza la vita, è una lezione che dobbiamo imparare, accettare. 
Samhain, ancora oggi, ci porta a riflettere, a chiuderci nella nostra più profonda intimità al fine di affrontare i mostri che ognuno di noi si porta dentro, per sconfiggerli e rinascere più forti di prima. Con la vigilia di novembre si inaugura un periodo introspettivo, è bene continuare il bilancio iniziato a Mabon, per decidere cosa si debba cambiare nella propria vita, quali siano le abitudini da abbandonare, i comportamenti da rivedere. Prestate attenzione ai vostri sogni, in questi giorni, poiché potreste ricevere messaggi onirici importanti. Potete festeggiare organizzando una cena con amici o parenti, cucinando i piatti preferiti dai vostri cari defunti per sentirli ancora una volta vicino a voi, accogliendoli con amore e gioia. Samhain non è la festa del macabro né del demonio, non è una ricorrenza triste, ma gioiosa, un'occasione per onorare i propri antenati e ricordare con amore e piacere i bei momenti passati con chi non c'è più.
Per questa ricorrenza intagliate zucche e inserite all'interno candele da accendere la notte della viglia di novembre, crete lanterne con le foglie autunnali incollate a barattoli di vetro per decorare la tavola e divertitevi divinando e facendo qualche piccola predizione per l'anno che verrà. E' un buon momento per meditare sulle vite precedenti, per parlare di spiritualità con i propri cari. Lasciate offerte di cibo, come mele, noci, melograni e semi, alla natura che tanto ci dona ogni anno, anche se raramente ce ne accorgiamo. Preparate piatti a base di zucca, patate e ortaggi di stagione, per i dolci sono indicate le mandorle e le mele, tradizionali per il giorno dedicato ai morti. Infine, non dimenticate di esprimere un desiderio: Samhain è una notte magica e i desideri espressi in questo momento potrebbero avverarsi facilmente!
Per concludere, se ve li siete persi e volete leggere tutti gli articoli che ho scritto questo mese riguardo questa bellissima festività , ve li lascio qui sotto, così che pssiate consultarli velocemente.

Fonti:
Scritto di mio pugno rielaborando le informazioni trovate sui seguenti siti:
- Strie
- Il Calderone magico
- Il cerchio della luna
E i seguenti testi:
- L'arte della strega, Dorothy Morrison
- Feste pagane, Roberto Fattore
- Giardini Incantati, Devon Scott
- Almanacco magico, Devon Scott

lunedì 26 ottobre 2015

Luna del Sangue

La lunazione del Sangue inizia generalmente a settembre e il suo plenilunio avviene nel mese di ottobre. All'interno di questa lunazione si colloca l'Equinozio d'Autunno, anche conosciuto come Mabon, e in questo periodo un tempo si celebravano i Misteri Eleusini dedicati a Demetra e Persefone. E' il periodo di passaggio tra il segno della Bilancia, contrassegnato dall'armonia e dall'equilibrio, a quello dello Scorpione, che ci induce a ritirarci in noi stessi, a discendere metaforicamente nel regno infero come fa il seme nella terra, per avviarci al periodo più spirituale dell'anno, quello legato alla festività di Samhain.
Durante la Luna del Sangue, anche conosciuta come Luna Rossa, il riposo vegetativo è sempre più evidente: la natura si tinge di colori caldi e accesi, con le sfumature del rosso, dell'arancio e del giallo sulle foglie degli alberi e nei cieli dei tramonti. Le energie naturali, dunque, si ritirano verso l'interno, concentrandosi nella vita del seme sotto terra, per acquistare la forza e il vigore necessari per la rinascita primaverile futura.
In questo periodo si apre anche la stagione venatoria e molto sangue, purtroppo, viene versato nei boschi a discapito degli animali. La caccia è una pratica che fa parte della società umana fin dagli albori della civiltà; a cambiare, tuttavia, sono stati i significati a essa legati. Un tempo l'animale era rispettato, dopo essere stato ucciso veniva ringraziato per il sostentamento che la sua carne offriva all'uomo. C'era un grande rispetto di fondo, cosa che oggi, purtroppo, si è perduta. 
La Luna del Sangue ci chiede di essere profondamente grati per i doni che riceviamo ogni giorno sulle nostre tavole, pensando agli animali che hanno dato la vita per poterci permettere di sopravvivere, di alimentarci. Anche le piante e il regno vegetale vanno ringraziati, poiché anche in esse scorre la Vita di cui non ci cibiamo. E' un buon momento per essere grati anche di tutti quei doni immateriali, spirituali, che abbiamo ricevuto, riflettendo su quanto abbiamo raccolto quest'anno.
Questa lunazione, essendo legata alla stagione venatoria, è associata alla dea Artemide, divinità della caccia. Con il suo arco, la dea mira al bersaglio e lo raggiunge con determinazione e sicurezza. La una di ottobre ci chiede di concentrarci su ciò che riteniamo più importante e di non lasciarci distrarre: solo così potremo raggiungere i nostri obiettivi. Non dobbiamo avere esitazioni, ma andare avanti con coraggio e perseveranza, inseguire i nostri sogni come il cacciatore fa con la preda.
Il nome di questa lunazione ci porta a riflettere anche sulla simbologia del sangue e del colore rosso.
Il sangue è vita: trasporta l'ossigeno, elimina le sostanze superflue, difende l'organismo ed è associato alla passionalità, al coraggio, all'impulsività. Anche il rosso ispira le stesse associazioni, è un colore legato all'energia e alla forza vitale. Nell'antichità al sangue veniva attribuita una grande carica magica, ecco perché veniva spesso utilizzato a scopo rituale. Senza dover necessariamente parlare dei sacrifici, un'altra usanza meno cruenta può farci capire la simbologia legata a questo importante liquido: in tempi antichi, le donne delle campagne erano solite donare alla terra il proprio sangue mestruale, per propiziare l'abbondanza del terreno e del raccolto futuro. Ancora il sangue del ciclo femminile veniva "sacrificato" dalle sacerdotesse alle divinità femminili, poiché in esso era contenuto il potenziale della vita non nata e offerta alla divinità, restituendola così alla Madre Terra.
Il ciclo femminile è in sintonia con quello lunare: dura circa 28 giorni, come una lunazione, e le fasi del satellite somigliano molto a quelle della donna. La Luna e la donna racchiudono il ciclo vita-morte-vita, poiché hanno il potere della creazione e della morte, simboleggiata dal sangue mestruale, appunto. E' solo con l'avvento delle società patriarcali che il ciclo femminile è stato considerato un tabù, perché prima ciò non accadeva: la donna era tenuta in alta considerazione, proprio per le potenzialità che portava in grembo.
La Luna del Sangue ci chiede di riflettere su noi stessi, sulle passioni che ci animano e che danno ossigeno alla nostra vita. E' tempo di ritirarci in noi stessi e pensare alle nostre esistenze, a quello che possiamo fare per migliorarle; dobbiamo essere consapevoli, ora più che mai, dell'impatto che abbiamo sul territorio circostante e sull'ambiente, avviandoci verso un cammino più etico per noi e per tutte le creature con cui conviviamo.
Celebriamo questa Luna accendendo una candela rossa e meditando sugli animali che si sono sacrificati per noi, rivolgendo loro un pensiero e una preghiera. Se abbiamo un animale domestico, dedichiamogli più attenzioni del previsto, prendendoci del tempo per giocare con loro. E' un buon momento, inoltre, per iniziare un lavoro con il ciclo mestruale, comprendendo quanto ricca sia la natura femminile per liberarsi dalla sensazione di inadeguatezza.

Fonti:
Scritto di mio pugno rielaborando le informazioni trovate su:
- Il Calderone Magico
- Il Cerchio della Luna
- Strie
- L'Arte della Strega, Dorothy Morrison

giovedì 22 ottobre 2015

Samhain: tradizioni dal Mondo

Nelle scorse settimane vi ho proposto le usanze legate alla festa di Samhain il Italia e in Europa, oggi invece, vi porto in giro per il mondo, alla scoperta delle tradizioni di popoli lontani dal nostro nello spazio e nel tempo. Alcune cose sono curiose e interessanti, tanto che ho deciso di farle mie in qualche modo, riadattandole alla mia spiritualità e al mio modo di vivere questa festa così importante. Chissà che dopo questo articolo non scopriate qualcosa di nuovo anche voi!



Nell'area mediterranea il periodo dei primi freddi autunnali era dedicato ovunque al culto dei morti. Già nell'antico Egitto la tradizione vi collocava l'uccisione di Osiride da parte del malvagio fratello Seth.

In Canada si festeggia Halloween; le moderne celebrazioni iniziarono con l'arrivo degli immigrati scozzesi e irlandesi, nel 1800. Nacque allora la tradizione di intagliare zucche. Le case vengono decorate con zucche e pannocchie di mais. 

In America Centrale e Latina il giorno dei morti, Día de Muertos, è una festività particolarmente sentita. Oltre alla consueta visita dei cimiteri, si addobbano le tombe con fiori, e vi si depositano giocattoli (nel caso in cui il defunto sia un bambino) o alcolici. In alcune abitazioni è ancora consuetudine preparare gli altari dei morti, davvero suggestivi e colorati. L'altare è arricchito con immagini del defunto, una croce, un arco e incenso. I festeggiamenti durano molti giorni e si rifanno alle tradizioni precolombiane, con musica, bevande e cibi tradizionali dai colori vivi. Per le strade si possono ammirare rappresentazioni caricaturali della morte. In particolare, in Messico, nelle città e nei villaggi la gente crea un sentiero di fiori gialli dal cimitero alla propria casa per guidare i propri defunti a tornare nelle proprie case. Queste ultime sono riempite di decorazioni, ritratti dei defunti, gli oggetti usati personalmente, i cibi da essi preferiti, fiori e profumi. Dopo la celebrazione, i parenti mangiano i cibi preparati per i morti, ricordando quanto essi amavano quelle pietanze quando erano vivi. Le tombe dei familiari defunti vengono messe in ordine, tagliando l'erba e ridipingendo i sepolcri, riempite poi di fiori, corone e festoni di carta. Spesso, una persona viva viene posta all'interno di una bara di vetro e viene fatta sfilare in mezzo alla gente, che gli lancia fiori, frutta e caramelle. Il 2 novembre i parenti si riuniscono intorno alle tombe dei cari defunti per allestire un banchetto commemorativo. Inoltre, durante l'autunno innumerevoli farfalle monarca tornano ad abitare nelle foreste degli abeti sacri, rinnovando la convinzione che fu degli Aztechi, che ritenevano che queste farfalle portassero gli spiriti degli antenati morti. 

In Cina, durante la festa dei morti l'acqua e il cibo vengono posti davanti alle foto dei cari scomparsi e vengono accese lanterne per illuminare i sentieri degli spiriti mentre viaggiano sulla Terra. Nei templi buddisti vengono fatte delle barche di carta, alcune molto grandi, che vengono bruciate durante la sera, per ricordare i morti e per liberare gli spiriti inquieti e farli ascendere al cielo. A Hong Kong le persone bruciano immagini di frutta e denaro, credendo che, così facendo, le immagini raggiungano il mondo degli spiriti, confortandoli. 

In Corea le famiglie ringraziano gli antenati per il frutto del loro lavoro; si visitano le tombe, facendo offerte di riso e frutta. 

In Giappone si preparano alimenti speciali e si appendono ovunque lanterne rosse, alcune lanterne galleggianti vengono liberate nei fiumi o in mare. Sia in Corea che in Giappone però, le feste dei morti si svolgono nel mese di agosto. 

È curioso notare come i bambini siano spesso protagonisti di queste Feste dei Morti; essi infatti, sono ottimi mediatori tra il mondo della anime e quello terreno, perché ancora puri nell'integrità delle loro percezioni, ancora non macchiati dalle distrazioni della vita. Ecco perché sono sempre stati i depositari delle antiche questue.


Fonti:

- Wikipedia
- http://www.gustosamente.com/article/xx
- http://www.focusjunior.it/imparo/cos-e-come-si-fa/festa-dei-morti-le-tradizioni-in-italia-e-nel-mondo-per-il-2-novembre
-http://www.ilturista.info/blog/9694-Halloween_feste_e_tradizioni_nel_mondo/
pagina=2#.VDZf9dR_s8o
- http://www.drogbaster.it/festa-di-halloween.htm
- http://www.intrage.it/Famiglia/festa_dei_morti

lunedì 19 ottobre 2015

Demetra e Persefone e la promessa della rinascita

Uno dei miti simbolo del periodo autunnale è quello greco di Demetra e Persefone. Esso veniva rappresentato come elemento principale della più famosa e solenne festività religiosa dell'antica Grecia sotto forma di sacra rappresentazione. Nel mese di settembre-ottobre, infatti, si celebravano i Misteri Eleusini, dedicati proprio alle due divinità del grano. La cerimonia rappresentava il riposo e il risveglio perenne della vita campestre ed era rigorosamente segreta.
Come nel mito egiziano di Iside e Osiride, una dea piange la morte di un essere amato che simboleggia la vegetazione, in particolare il grano, il quale muore in inverno per rinascere in primavera. Tuttavia, se nel racconto delle due divinità egizie a morire era lo sposo e a piangerlo era la moglie, in questo caso il concetto è incarnato nella figura più tenera e pura di una figlia, di cui la madre dolente piange la morte.
Il documento letterario più antico che narra il mito di Demetra e Persefone è l'Inno a Demetra omerico, risalente, secondo i critici, al VII secolo a.C. Il poema ci rivela la concezione del poeta sul carattere e la funzione delle due dee. Narra di come la giovane Persefone stesse raccogliendo gigli e rose, crochi e violette, giacinti e narcisi in un lussureggiante prato, quando la terra si spalancò in una voragine dalla quale emerse Plutone, re dei morti, che la rapì per farne la sua sposa e regina, nel cupo mondo ipogeo degli Inferi. Disperata, sua madre Demetra, coperte le bionde trecce da un nero manto di lutto, la cercò per mare e per terra. Apprese così dal Sole la sorte di sua figlia e si allontanò sdegnata dagli dèi, prendendo dimora in Eleusi, dove si presentò alle figlie del re sotto le spoglie di una vecchia, mestamente seduta all'ombra di un ulivo accanto al pozzo delle Vergini. In quel luogo le fanciulle erano andate per attingere l'acqua per la casa del padre. Adirata per la propria sventura, la dea non permise che le sementi germogliassero nel terreno, ma le tenne celate sottoterra, giurando che mai più avrebbe rimesso piede sull'Olimpo, né mai più avrebbe lasciato germogliare il grano, fino a quando non le fosse stata restituita la figlia. Invano i buoi trascinavano l'aratro nei campi, invano l'uomo spargeva il seme dell'orzo nei solchi bruni; niente spuntava dalla terra arida e sgretolata. Anche le pianure, solitamente simili a un mare ondeggiante di spighe bionde, erano brulle e incolte. L'umanità sarebbe morta di fame se Zeus, preoccupato, non avesse ordinato a Plutone di restituire la sua preda e rendere la sua sposa Persefone alla madre Demetra. Il fosco signore dei morti sorrise e obbedì ma, prima di rimandare la sua regina nel mondo dei vivi, le face mangiare i chicchi si un melograno, assicurandosi così che sarebbe tornata da lui. Ma Zeus decretò che, da quel momento, Persefone avrebbe trascorso due terzi dell'anno con la madre e gli dèi, nel mondo superiore, e un terzo col suo sposo, in quello degli Inferi, dal quale sarebbe tornata ogni anno, quando la terra si copriva dei fiori della primavera. La figlia fu felice di risalire alla luce del sole, e felice la madre di riabbracciarla. Nella sua gioia per il ritrovamento della figlia perduta, Demetra fece spuntare il grano dalle zolle dissodate e la terra tutta si ricoperse di foglie e fiori. Si recò poi a mostrare il lieto prodigio ai principi di Eleusi, rivelandogli i sacri riti misterici. Così le due dee dimorarono in letizia con gli dèi sull'Olimpo e Omero conclude il suo inno con una fervida preghiera a Demetra e Persefone perché gli concedano vita e sostentamento in cambio del suo canto.
Lo scopo principale del poeta nel comporre il suo inno è stato quello di descrivere la tradizione relativa all'istituzione dei Misteri Eleusini a opera della dea Demetra. L'intero poema culmina nella scena della trasformazione, quando la pianura di Eleusi, brulla e spenta, al comando della dea diventa immediatamente una distesa di spighe dorate; la divinità conduce i principi di Eleusi ad ammirare la sua opera, rivela loro i suoi riti magici e, con la figlia, si ritira sull'Olimpo. La rivelazione dei Misteri è la trionfante conclusione del poema e si nota come l'autore abbia fornito una spiegazione mistica dell'origine di quei riti che ne costituivano parte integrante. Fra di essi troviamo il digiuno imposto ai neofiti prima della cerimonia iniziatica, la processione alla luce delle torce, la notte della vigilia, l'obbligo fatto agli iniziandi di sedere, velati e in silenzio, su sgabelli ricoperti di pelle di pecore, l'uso di un linguaggio scurrile, la solenne comunione con la divinità, raggiunta bevendo una tisana d'orzo e da un calice sacro.
Le figure delle due dee, madre e figlia, si trasformano in personificazioni del grano. Persefone trascorre tre - o sei, secondo altre versioni - mesi dell'anno sottoterra nell'Ade e i rimanenti mesi sulla terra; la dea altro non può essere che l'incarnazione mitica della vegetazione, specialmente del grano che, durante l'inverno, resta per mesi sottoterra e risorge, come da una tomba, nelle spighe verdeggianti, nei fiori e nelle fronde, ogni primavera. E se la dea figlia simboleggia il grano in erba della stagione in corso, non potrebbe la dea madre simboleggiare il grano dell'anno precedente, che ha dato vita al nuovo raccolto? Un'altra interpretazione potrebbe essere quella di vedere Demetra come personificazione della terra, dal cui ampio grembo nascono il grano e tutte le altre piante che, giustamente, possono essere considerate le sue creature. Tuttavia, Omero non sembra essere d'accordo con quest'ultima interpretazione. Egli narra infatti che fu proprio la Terra che, per obbedire a Zeus e far piacere a Plutone, attirò Persefone verso il suo crudele destino, facendo crescere i narcisi che tentarono la fanciulla, inducendola ad allontanarsi nei prati, lontano da ogni possibile aiuto.
Quindi la Demetra dell'Inno, lungi dall'identificarsi con la dea terra, la considerava la sua peggior nemica in quanto ai suoi insidiosi tranelli doveva la perdita della figlia. 
L'immagine del seme sotterrato perché rinasca a nuova e migliore vita, suggerisce spontaneamente un paragone con la sorte dell'uomo, rafforzando la speranza che la tomba non sia che l'inizio di un'esistenza migliore e più felice, in qualche mondo più luminoso che ancora non conosciamo. Questa riflessione semplice e naturale sembra del tutto sufficiente a spiegare l'associazione fra la Dea del Grano a Eleusi e il mistero della morte, con la sua speranza di una gioiosa immortalità. E che gli antichi vedessero nell'iniziazione ai Misteri Eleusini la chiave che apriva le porte del paradiso, sembra dimostrato dalle allusioni di scrittori bene informati circa la felicità in serbo per gli iniziati. 
Nel mito di Demetra e Persefone possiamo rintracciare le origini di uno dei più familiari, ma eternamente commoventi, aspetti della natura: la cupa malinconia e il decadimento dell'autunno e la luminosa, verdeggiante freschezza della primavera.

Fonte:
Il ramo d'oro, James Frazer

giovedì 15 ottobre 2015

Samhain: tradizioni dall'Europa

Continuo oggi a parlarvi delle tradizioni legate alla festività di Samhain. La scorsa settimana abbiamo visto quelle dell'Italia, oggi ci allarghiamo all'Europa.



In Inghilterra, anticamente i bambini confezionavano pupazzi intagliando le barbabietole, con le rape invece si creavano lanterne per tenere lontani gli spiriti maligni. Nel falò si gettavano pietre, oggetti e verdura sempre per allontanare gli spiriti; erano sacrifici simbolici, e venivano usati anche a scopi divinatori, come nel Galles. In Galles si accendono falò per onorare gli spiriti e le anime dei defunti. Ogni elemento della famiglia scrive il suo nome su una pietra bianca che viene poi gettata nel fuoco. I membri della famiglia ballano intorno al fuoco per tutta la notte e pregando per la fortuna. La mattina seguente si passa al setaccio la cenere del camino alla ricerca della propria pietra. Quella che ha ancora il nome scritto sopra, significa che questa morirà entro un anno. 
In Irlanda, era il giorno riservato alla consacrazione di un nuovo re, in caso di morte del precedente; la festa che seguiva, che non di rado si prolungava per una settimana, veniva santificata con il sacrificio di un toro bianco agli déi. Oggi la festa è ancora molto sentita; nelle zone rurali si accendono i falò come al tempo degli antichi Celti e i bambini si travestono. La maggioranza delle persone trascorre la festa con parenti e amici, all'insegna del gioco, cacce al tesoro e preparazione di dolci da usare appunto come tesoro. Il dolce tipico di queste occasioni è una torta di frutta chiamata Barnbrack.

In Austria la tradizione è quella di lasciare pane, acqua e una lampada accesa sul tavolo prima di coricarsi. Un tempo si credeva che tali elementi avrebbero dato il benvenuto alle anime dei morti che ritornano sulla Terra, in una notte che per gli austriaci è da sempre considerata ricca di forti energie cosmiche. 

In Belgio, come succede anche altrove, l'usanza è quella di accendere candele in memoria dei parenti defunti, mentre in Slovacchia vengono posizionate delle sedie davanti al camino, tante quanti sono i membri della famiglia in vita e quelli scomparsi.  

In Germania, la tradizione vuole che in questa notte vengano riposti i coltelli, questo per impedire agli spiriti che ritornano dall'aldilà di ferirsi.  

In Polonia, le porte e le finestre vengono lasciate aperte per accogliere gli spiriti o le anime in visita.  

In Svezia la festa dei morti cade il primo sabato di novembre. Vengono ricordati i morti e la tradizione vuole che dopo il tramonto le persone vadano nei cimiteri a deporre ghirlande fatte di pino e candele, creando un'atmosfera surreale. 


Fonti:
- Wikipedia 
- http://www.gustosamente.com/article/xx 
- http://www.focusjunior.it/imparo/cos-e-come-si-fa/festa-dei-morti-le-tradizioni-in-italia-e-nel-mondo-per-il-2-novembre 
-http://www.ilturista.info/blog/9694-Halloween_feste_e_tradizioni_nel_mondo/
pagina=2#.VDZf9dR_s8o 
- http://www.drogbaster.it/festa-di-halloween.htm
- http://www.intrage.it/Famiglia/festa_dei_morti

lunedì 12 ottobre 2015

Le tante proprietà della zucca


Genere: femminile
Pianeta: Luna
Elemento: acqua
Poteri: protezione, abbondanza, fecondità, prosperità, guarigione

La più celebre zucca della letteratura è quella della fiaba di Cenerentola, impossibile negarlo; la fata madrina, per aiutare la sua pupilla a raggiungere il principe alla festa, trasforma una zucca in una splendida carrozza trainata da sei cavalli. 
Questa fiaba reca in sé il simbolismo della zucca, che nell'antichità rappresentava la resurrezione dei morti per via degli innumerevoli semi contenuti al suo interno. Ne sono una prova alcune tombe ritrovate in Germania, dentro le quali erano state collocate noci e nocciole, oltre alle già citate zucche, che erano considerate un viatico per la rinascita e l'ascesa al cielo.
Ed ecco che ci ricolleghiamo alla notte di Halloween, che precede la festa dei morti cristiana; come da tradizione, si svuotano le zucche per trasformarle in teste dalle sembianze mostruose, che vengono poi illuminate da un piccolo lumino posto al loro interno. Le zucche così create vengono poste sui davanzali delle abitazioni o agli angoli delle strade, rappresentando così l'arrivo dei morti nella notte che i Celti consideravano il vero e proprio Capodanno. In questa notte la vita e la morte si mescolano e da questa confusione primordiale rinascerà la vita.
In Grecia la zucca era associata alla Luna e alla Grande Madre, simboleggiava l'abbondanza, la fecondità e la prosperità, oltre che la buona salute.
Nell'antichità la zucca veniva svuotata e usata come contenitore per trasportare cibi e bevande, oltre che per conservarvi il sale. Un altro uso antico di questo ortaggio era quello di aiutare gli aspiranti nuotatori, che si immergevano nell'acqua insieme a una zucca che fungeva da galleggiante. 
Esistono diverse varietà di zucca; quella tonda evocò in Europa la somiglianza con la testa umana. Ecco dunque spiegati i vari modi di dire legati a questo ortaggio: "Copriti la zucca", "zucca pelata", "aver poco sale in zucca"...
Tuttavia, alla zucca sono stati anche associati simboli negativi, poiché è grande e bella sì, ma non ha altrettanti valori nutritivi; essa, infatti, è povera di protidi e lipidi ed è insipida.
Eppure la zucca contiene le vitamine A, B ed E, è altamente digeribile e si presta bene alla realizzazione di piatti dolci e salti. Si mangiano persino i semi, abbrustoliti e salati. Da questi ultimi si estrae anche un olio, che viene usato nella cosmesi e vengono usati in medicina per combattere la tenia, ovvero il verme solitario, per il quale i semi della zucca sono tossici. I semi della zucca, inoltre, sono in grado di prevenire le disfunzioni delle vie urinarie.
Questo ortaggio è originario dell'America centrale. I nativi americani del nord la consideravano un alimento base della loro dieta. Sono davvero molte le proprietà benefiche della zucca; la polpa contiene diversi principi attivi e viene usata come diuretico e lassativo, oltre che per lenire le scottature della pelle e il prurito causato dalle punture degli insetti. La zucca ha un basso contenuto calorico, è antiossidante ed è ricca di minerali (calcio, sodio, potassio, fosforo, magnesio, ferro...), previene i tumori e contrasta il diabete e l'ipertensione arteriosa. Fin dall'antichità, alla zucca sono state attribuite proprietà calmanti; è infatti consigliata a chi soffre di ansia, insonnia e nervosismo. 
Un vero toccasana, insomma! Personalmente amo questo ortaggio, lo faccio in mille modi durante tutto l'inverno: sformati, risotti, minestre, vellutate, dolci... e chi più ne ha più ne metta. 


Stando a quanto ho riportato sopra, si deduce che le proprietà magiche della zucca siano le seguenti:

- Calma: per le sue proprietà calmanti
- Cambiamento e trasformazione: per la sua versatilità e i molteplici utilizzi
- Fecondità: per i molti semi contenuti al suo interno
- Fertilità: per i molti semi contenuti al suo interno
- Guarigione: per le sue proprietà di prevenire tumori e infezioni del tratto urinario, oltre che per contrastare il diabete e l'ipertensione.
- Purificazione: per il suo carattere diuretico e lassativo.
- Protezione: per la sua caratteristica di scacciare il male quando viene intagliata, oltre che alle proprietà già citate di prevenire malanni e malattie anche gravi.
- Prosperità: per i molti semi contenuti al suo interno e per le sue proprietà nutritive.
- Rilassamento: per le sue proprietà calmanti.
- Rinnovamento: per i molti semi contenuti al suo interno e per la sua versatilità e i molteplici utilizzi.
- Salute: per tutte le sue proprietà.
- Serenità: per le sue proprietà calmanti.
- Sonno: per le sue proprietà calmanti

Fonti:
- http://www.benessere.com/dietetica/arg00/proprieta_zucca.htm
- http://www.mr-loto.it/zucca.html
- "Florario", Alfredo Cattabiani
- "Enciclopedia delle piante magiche", Scott Cunnigham