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domenica 8 marzo 2015

Essere donna è avere la magia della Luna dentro e portare la forza del Sole fuori

Non amo le ricorrenze, come ho già ribadito. Amo ancor meno le feste "commerciali", ma per una volta voglio spendere due parole sull'universo femminile, visto che ne faccio parte e visto che sto lavorando con il mio essere donna da qualche settimana.
Oggi voglio festeggiare a modo mio la Festa della Donna e fare una piccola riflessione a tutte coloro che pensano che appartenere al genere femminile sia qualcosa di molto simile a una disgrazia. Per farlo, voglio riportare un brano.

La storia della razza umana inizia con la femmina.
La donna portava il cromosoma umano originale come è sempre stato finora, e la sua adattabilità evolutiva ha assicurato la sopravvivenza e la riuscita della specie, mentre le cure materne che esercitava fornivano l'impulso cerebrale per la comunicazione umana e l'organizzazione sociale.
Eppure, per intere generazioni di storici, archeologi, antropologi e biologi, l'unica stella degli albori della storia è l'uomo. L'Uomo Cacciatore, l'Uomo Fabbricatore di Utensili, l'Uomo Signore della Creazione percorreva a grandi passi la savana primigenia in solitario splendore attraversando tutte le versioni conosciute delle origini della nostra specie. E invece la donna andava svolgendo in silenzio il proprio compito di assicurare un futuro all'umanità, perché la chiave di volta per il destino della razza sono stati il suo lavoro, le sue capacità e la sua struttura biologica.
[...] Da vari siti provengono costanti conferme del coinvolgimento fondamentale della donna, per tutta la durata del Pleistocene, in tutti gli aspetti della sopravvivenza e dell'evoluzione della tribù, generalmente ritenuti, come la caccia, di stretta pertinenza degli uomini.
La donna primitiva era occupatissima, dall'alba al tramonto. La sua vita non durava a lungo, dato che, come i loro compagni, la maggior parte delle femmine ominidi, secondo l'analisi dei resti fossili, moriva prima dei vent'anni. [...] Ma in questo breve ciclo vitale le prime donne svilupparono una gamma enorme di attività e capacità. sulla base di ritrovamenti archeologici, e analizzando le culture risalenti all'Età della Pietra, le donne si occupavano con grande abilità di: raccolta del cibo, cura dei bambini, lavorazione delle pelli, fabbricazione di indumenti, fionde e recipienti con pelli di animali, cucina, fabbricazione di oggetti in ceramica, intreccio di erbe, canne e strisce di corteccia per fabbricare canestri, lavorazione di perline e ornamenti con le ossa, costruzione di ripari, temporanei o permanenti, fabbricazione di utensili per una serie di usi non solo agricoli, utilizzo medicinale di piante ed erbe per una serie di scopi, dalla cicatrizzazione all'aborto.
[...] Studi ben documentati hanno dimostrato che la caccia era un mezzo inefficace per procurarsi il cibo. [...] Il risultato è che la tribù trova il suo sostentamento nel cibo raccolto dalle donne, non nella caccia eseguita dall'uomo.
[...] Il lavoro di raccolta della donna diventava inevitabilmente più impegnativo e più pressante quando doveva nutrire i piccoli oltre che se stessa. Il suo primo compito di madre fu di adattare la sacca per la raccolta  del cibo come imbracatura per il bambino, dovendo escogitare un modo per portarselo quando usciva per la raccolta.
tratto da "Chi ha cucinato l'ultima cena?" di Rosalind Miles

Essere donne è da sempre un compito tutt'altro che semplice, ma l'essenza femminile è ricca di magia, di potenzialità  e risorse nascoste.
Una donna ha sempre un asso nella manica, pronto per essere usato nei momenti difficili. La donna sa sopravvivere in condizioni di vita che il sesso opposto riterrebbe insostenibili (si pensi per esempio alla gravidanza e al parto), ha un limite di sopportazione e di pazienza non indifferenti e per secoli, fin dagli albori della civiltà, la donna è stata depositaria di antiche conoscenze, di saggezza e punto di riferimento per la società.
Col tempo le cose si sono ribaltate, ma la donna non ha mai perso veramente il suo status di pilastro, le sue capacità e le sue competenze sono le stesse oggi come allora, ed è bene ricordarsene sempre.
Accettarsi come donne, come creatrici della vita, significa fare un grande passo verso la propria realizzazione personale. Viviamo in una società in cui i bisogni individuali passano in secondo, se non addirittura in terzo piano; fare un lavoro sulla propria interiorità e femminilità non è cosa facile, ma in fondo solo le cose che si sudano con fatica si apprezzano di più una volta ottenute. 
Rinnegare la propria natura di donna, per contro, genera frustrazione e insoddisfazione, portando a qualcosa di molto simile alla violenza fatta su se stesse. Il corpo di una donna va ascoltato, assecondato nelle sue alte e basse maree, con le sue energie crescenti e calanti come quelle lunari. Essere donna è un dono, non una maledizione.
La donna di oggi deve ricordarsene, così come deve rammentare che se siamo qui adesso, con le nostre forze e le nostre debolezze, i nostri successi e traguardi raggiunti è anche e soprattutto grazie alle donne del passato, che con amore e devozione hanno saputo coltivare la Vita e viverla, nel bene e nel male.
Essere donna è una forza, non una debolezza. Usiamo dunque questa forza per portare armonia e benessere non solo dentro di noi, ma anche all'esterno, pensando che non siamo mai sole, ma sostenute e fatte forti dalle donne che ci hanno precedute, che con coraggio hanno affrontato le difficoltà della vita e dell'essenza femminile. Prendiamo esempio dalle donne preistoriche, la cui vita era breve, sì, ma intensa e piena di esperienze, ricca di inventiva, creatività e forza di volontà. Che lo desideriamo o no, non siamo diverse dalle donne dell'alba dei tempi, siamo anche noi portatrici della Vita, e come tali dovremmo rivalutarci. La donna era rispettata, venerata e altamente considerata nella gioventù della nostra storia, aveva un ruolo fondamentale all'interno della sua tribù e questo la rendeva importante agli occhi dei membri del gruppo in cui viveva. Facciamo in modo di essere anche noi importanti, rendiamoci degne di rispetto come hanno fatto le nostre antenate, perché la donna è molto più di un paio di scarpe coi tacchi a spillo e abiti succinti.
Essere donna è avere la magia della Luna dentro e portare la forza del Sole fuori. Non dimenticatelo!

2 commenti:

  1. La "festa" della donna non dovrebbe nemmeno chiamarsi tale. La parola "festa" travia il vero significato di questo giorno. Dovrebbe essere una commemorazione, visto che alla sua origine c'è l'incendio di una fabbrica a New York nel 1911 e in pochi lo sanno. Ormai la questione si è ridotta al regalo della mimosa, come se questo bastasse.
    In società primitive la donna era tenuta molto più in considerazione, e questo lo sai meglio di me.
    La donna d'oggi invece non si aiuta per niente, si dimentica di far valere i propri diritti...
    Abbiamo dimenticato molte cose, forse ci servirebbero più "feste" per ricordarle tutte...

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    1. Pienamente d'accordo con te, come ben sai u.u
      Grazie per essere passata! =D

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