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lunedì 5 gennaio 2015

Camminare lentamente

Quante volte sono passata davanti a Isolabona, un piccolo paese dell'entroterra ligure, senza mai accorgermi della sua bellezza!
Accade così con molte cose, purtroppo. Ci passiamo e ripassiamo davanti, senza mai fermarci davvero a guardare, a osservare.
Isolabona è un paesino con case di pietra, tutte costruite in riva al torrente Nervia. L'aria oggi era frizzante, umida, intensa. Chi avrebbe mai detto che quel paesello che dalla strada appariva quasi disordinato in realtà fosse tutto il contrario? Le apparenze ingannano, è vero, e oggi l'ho imparato una volta per tutte, forse. Ciò che ad un primo impatto può sembrare brutto, banale o poco interessante, potrebbe rivelare invece delle splendide sorprese. Non siamo più abituati a osservare con attenzione il mondo che ci circonda, siamo troppo occupati a correre chissà dove, troppo frettolosi per poterci fermare a guardare con gli occhi e con il cuore quello che ci sta intorno. Avete mai riflettuto, per esempio, sulle distanze? Oggi per noi è scontato prendere l'auto e spostarci, lasciando che case, città, paesaggi sfilino e scorrano dietro il finestrino, come le immagini impazzite del filmato di una videocassetta mandato avanti a tutta velocità nel registratore. Oggi è facile viaggiare, spostarsi... Per andare a lavoro nella città vicina si prende l'auto o il tram o il treno; per andare a trovare parenti lontani o visitare paesi esotici si prende l'aereo... Ed ecco che tutto diventa piccolo dall'alto, tutto assume una nuova prospettiva, più generica, più ampia, ma priva di particolari.
Un tempo non era così. Un tempo ci si doveva accontentare delle proprie gambe per coprire distanze più o meno ampie; camminando a piedi ci si imbatteva in mille sensazioni diverse, in una miriade di particolari, dettagli, che oggigiorno invece sfuggono all'occhio umano, disabituato all'osservazione del luogo in cui vive. Non c'era posto per i pregiudizi, perché si toccava tutto con mano, il paesaggio si doveva assaporare e conoscere fino all'ultimo centimetro per non perdere la strada di casa, o comunque per trarre dal luogo tutto il possibile per poter vivere.
Oggi, passeggiando per i vicoli stretti e bui di Isolabona, gustando l'aria umida del torrente sottostante, mi è tornato in mente un libro bellissimo, "Un indovino mi disse" di Tiziano Terzani. Non lo sapete ancora, ma io stimo moltissimo quest'uomo, scomparso troppo presto. Per fortuna ha lasciato le sue opere a tenerci compagnia. In "Un indovino mi disse", Terzani racconta il suo anno vissuto in oriente senza prendere l'aereo. Essendo un giornalista professionista, aveva bisogno di spostarsi anche velocemente per inseguire le notizie che servivano al suo lavoro, eppure quell'anno, un po' per sfida un po' per una profezia fattagli da un indovino, decise di prendere il mondo più lentamente e di assaporarlo in modo diverso. Ed ecco che tutto quello che aveva sempre visto dall'aereo adesso gli appariva terribilmente e incredibilmente nuovo.
La stessa cosa è accaduta, nel mio piccolo, a me. Sono sempre passata con la macchina davanti a Isolabona e non mi ero mai interessata a fermarmi. Oggi mi sono ritrovata a percorrerla a piedi e davanti ai miei occhi si è presentato un piccolo gioiello. Isolabona, come d'altronde accade con molti paesini dell'entroterra ligure, è esattamente come un'ostrica: da fuori sembrerebbe poco invitate, ma se si guardasse al suo interno, si troverebbe una perla candida, perfetta, brillante e preziosa.
Dovremmo imparare davvero a camminare più lentamente e a goderci di più gli istanti, i luoghi, le persone che ci circondano perché, come dice Terzani:

"Ogni posto è una miniera. Basta lasciarcisi andare. Darsi tempo, stare seduti in una casa da tè a osservare la gente che passa, mettersi in un angolo del mercato, andare a farsi i capelli e poi seguire il bandolo di una matassa che può cominciare con una parola, con un incontro, con l'amico di un amico di una persona che si è appena incontrata e il posto più scialbo, più insignificante della terra diventa uno specchio del mondo, una finestra sulla vita, un teatro d'umanità dinanzi al quale ci si potrebbe fermare senza più il bisogno di andare altrove. La miniera è esattamente là dove si è: basta scavare."

Un indovino mi disse - Tiziano Terzani

2 commenti:

  1. Mirial mia un post bellissimo dove tutto è così giusto e reale, quasi impressionante tanto tocca il vero...
    Troppo in fretta , tutto troppo superficiale , come si avesse fretta di bruciare le tappe..
    E vero, sediamoci e scaviamo, la miniera ci procurerà tesori inaspettati. Il primo è quello di vedere la tua iscrizione sul mio blog, che mi ha fatto molto piacere, anche perchè è un periodo che i followers sembrano giocare a nascondino..si uniscono, si tolgono in un battibaleno...
    Grazie mia cara, vado a salvare il tuo blog tra i favoriti!
    Un bacio e buona Epifania!

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    1. Ancora una volta, grazie per i complimenti! E' stato un piacere ricambiare il favore che mi hai fatto aggiungendoti ai miei follower, era l'ora che il mio piccolo angolino cominciasse a prendere vita anche al di fuori del mio computer ;)
      Ti capisco, anche sull'altro mio blog i lettori fissi giocano a nascondino, ma se ti conosola, posso dirti che spesso è blogger a dare i numeri, facendo apparire e scomparire follower senza un motivo! Almeno, a me succede così.
      Grazie ancora per la compagnia che mi fai qui su I colori del Vento, un bacio e buona Befana anche a te ;)

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