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lunedì 29 agosto 2016

L'ontano tra miti e credenze

Famiglia: Betulacee
Genere: maschile
Pianeta: Venere, Luna
Elemento: Acqua e Fuoco
Poteri: protezione, divinazione, guarigione, stabilità
Fioritura: primavera
Parti utilizzate: foglie e corteccia

L'ontano predilige i terreni umidi presso i laghi e i fiumi. Quando cresce isolato può assumere forma contorta, ma se si trova in gruppo si slancia verso l'alto e può diventare moderatamente vecchio. L'ambiente fertile, vibrante e lussureggiante che si sviluppa sotto l'ontano offre cibo e rifugio a molti animali. Le radici di quest'albero si sviluppano molto in profondità nei terreni umidi. Possono consolidare e rigenerare il terreno in luoghi in cui gli altri alberi non attecchiscono, per la carenza di ossigeno e perché le radici marciscono. Accanto ai corsi d'acqua, gli ontani a volte mostrano grosse radici scoperte, che proteggono le sponde dall'erosione. Processi simbiotici nelle radici permettono all'ontano di fissare l'azoto dall'aria: l'alto contenuto di azoto dell'albero si rivela anche nel colore grigiastro che appare in autunno sulle foglie. Quando queste cadono, l'azoto e gli altri minerali passano nel sottobosco. Grazie a questo e alla sua capacità di rafforzare, ventilare e drenare il suolo, l'ontano fa sì che terreni umidi non diventino paludi o acquitrini. In posti troppo paludosi e poveri di nutrienti, l'ontano viene sostituito dalla betulla.
Poiché il suo legno resiste bene all'acqua, veniva usato in passato per gettare le fondamenta dei ponti e costruzioni sull'acqua. Venezia poggia su basi di ontano, così come Amsterdam. Immerso nell'acqua, diventa immarcescibile, virtù, questa, conosciuta fin dall'antichità. Scrive infatti Vitruvio che fu impiegato nelle paludi del Ravennate per la costruzione di strade sopraelevate. Anche molte cattedrali medievali poggiano su pali di ontano. Oltre all'acqua, l'ontano era  associato anche al fuoco: gli antichi fabbri e vasai preferivano usare le braci di ontano, che sviluppa più calore delle altre.
Il culto di quest'albero scomparve in Grecia in tempi antichissimi, ma un'eco ne rimase nell'Odissea, dove si racconta che intorno alla grotta di Calipso cresceva un bosco rigoglioso di ontani, pioppi e cipressi, piante collegate alla morte-resurrezione. L'ontano è considerato particolarmente pegno di resurrezione perché le sue gemme sono disposte a spirale. 
Il suo culto sopravvisse nell'Europa celtica, divenendo simbolo del combattente valoroso. L'ontano è intimamente connesso all'eroe Bran, e addirittura si identifica con lui. Ancora oggi nella campagne irlandesi abbattere un ontano sacro è considerato un delitto che provoca l'incendio della casa del colpevole.
Era chiamato "guardiano del latte"; infatti, era molto utilizzato per fabbricare i secchi del latte e altri contenitori, sia per i prodotti caseari, sia per gli altri liquidi.
Una volta l'albero era apprezzato per i tre colori naturali che se ne ricavavano: il rosso della corteccia, il verde dei fiori e il marrone dei rami, simboli rispettivamente del fuoco, dell'acqua e della terra.  Con i suoi rami, inoltre, si fabbricano ottimi zufoli e flauti, caratteristica che lega l'ontano anche all'elemento aria. Il suo legno, di facile lavorazione, serviva per fabbricare zoccoli e manici di scopa. La segatura ancora oggi è usata per affumicare pesci e carni. 
Nonostante se ne ricavi un buon carbone, l'ontano è un cattivo combustibile: è, dunque, resistente sia all'acqua che al fuoco. Esso simboleggia il fuoco della volontà che lentamente esce dall'oscurità delle origini, la luce della coscienza che porta chiarezza nelle regioni oscure dell'interiorità.
Sembra che scudi di ontano venissero utilizzati in particolari rituali allo scopo di richiamare da dentro l'individuo la capacità di difendersi e proteggersi dal potere corrosivo delle emozioni espresse nella loro dimensione negativa.
Aveva e ha molte proprietà medicinali: viene chiamato anche "china nostrana", perché febbrifugo; il bagno di foglie, preventivamente riscaldate al forno, è un rimedio popolare contro i reumatismi. E il cataplasma di foglie secche, già raccomandato da santa Ildegarda, facilita la cicatrizzazione delle ulcere. La corteccia si usava per conciare la pelle, il legno per la produzione di carbone e i ramoscelli primaverili freschi erano usati per spazzare il pavimento. 
Nel Medioevo cominciò a evocare simboli sinistri forse per le inquietanti caratteristiche o per i contorti e nodosi rami che d'inverno, spogli, sembrano evocare sinistre presenze. 
La linfa dell'ontano, infatti, diventa rossa quando viene a contatto con l'aria; pertanto, una volta tagliato, sembra che l'albero sanguini. Come abbiamo visto, cresce soprattutto in aree umide, e perciò è stato spesso visto come creatura della nebbia (per non parlare degli spettrali acquitrini), un mondo a cui gli uomini non si sono mai sentiti completamente a loro agio. 
Gli specchi d'acqua di qualsiasi genere venivano considerati dai Celti "porte" che mettevano in comunicazione il mondo dei vivi e l'Altromondo. Ecco uno dei motivi per i quali l'ontano è associato a un'idea di passaggio verso mondi spirituali e viene anche considerato un simbolo di resurrezione, perché le sue gemme crescono a spirale, indicando il cammino evolutivo verso una crescita interiore ed esteriore. 
L'ontano, insieme alla betulla e al frassino, è uno dei primi alberi che colonizzano il territorio. Le sue foglie rimangono inoltre verdi fino alla caduta, non ingialliscono. 

Fonti:
- Il vischio e la quercia, Riccardo Taraglio
- Lo spirito degli alberi, Fred Hageneder
- Florario, Alfredo Cattabiani

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