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mercoledì 9 settembre 2015

La Casa dell'Anima


"Esiste in noi un istinto a tornare, a raggiungere il posto che ricordiamo. E' la capacità di ritrovare, nell'oscurità o nella luce piena, la propria casa. Sappiamo come tornare a casa. Anche se molto tempo è passato, ritroviamo la via. Attraversiamo la notte e strani territori, tribù di stranieri, senza mappe e domandando ai bizzarri personaggi che incontriamo lungo il cammino: 'Qual è la via?'
La risposta esatta a 'Dov'è casa?' è più complessa... ma in un certo senso è un posto interiore, un posto nel tempo piuttosto che nello spazio, dove la donna si sente integra. La casa è là dove un pensiero o una sensazione possono svilupparsi invece di essere interrotti o di esserci strappati perché altro richiede la nostra attenzione o il nostro tempo. E nei secoli le donne hanno trovato miriadi di modi per conquistarsela, per costruirsela, anche se doveri e fatiche erano senza fine. [...] Casa è un umore o un senso sostenuto che ci consente di esperire sensazioni non necessariamente assecondate nel mondo profano: meraviglia, visione, pace, libertà dalle preoccupazioni, libertà dalle richieste, libertà dal continuo ciarlare. [...] Molti sono i posti reali in cui andare per 'sentire' il ritorno a questa specie di casa. Il posto fisico, reale, non è la casa; è soltanto il veicolo che culla l'Io affinché si addormenti, così potremo percorrere da sole il resto del cammino. Tanti sono i veicoli attraverso o con i quali le donne raggiungono casa: musica, arte, bosco, spuma dell'oceano, levarsi del sole, solitudine. Ci portano a casa in un mondo interiore nutritivo che ha idee, ordine, mezzi di sostentamento tutti suoi.
Casa è l'antica vita istintuale che si muove agevolmente, come un giunto che scivola sul cuscinetto ben oliato, dove tutto è come dovrebbe essere, dove tutti i rumori hanno il suono giusto e la luce è buona, e gli odori ci calmano invece di metterci in allarme. Essenziale è ciò che rinvigorisce l'equilibrio. Quella è casa.
[...] Per alcune, casa è la ripresa di un'antica impresa abbandonata. Ricominciano a cantare dopo aver trovato per anni ottime ragioni per non farlo. Si impegnano nell'apprendimento di qualcosa che un tempo avevano amato di cuore. Ricercano le persone e le cose perdute nella vita. Ritrovano la voce e scrivono. Si riposano. Si appropriano di un angolino del mondo. Mettono in atto decisioni immense o intense. Fanno cose che lasciano un'impronta.
Per alcune, casa è un bosco, un deserto, un mare. In verità, la casa è olografa. E si realizza in tutta la sua potenza anche in un solo albero, in un cactus solitario nella vetrina di un fiorista, in una pozza d'acqua ferma, nella foglia gialla caduta sull'asfalto, nel vaso di argilla rossa in attesa di un ciuffetto di radici, in una goccia d'acqua sulla pelle. Se vi concentrerete con gli occhi dell'anima, vedrete la casa in moltissimi posti. [...] La casa significativa si raggiunge prendendo tempo, per allontanarsi dai rumori della routine quotidiana: un tempo inviolato e unicamente per noi medesime, che significa cose diverse per donne diverse. Per alcune chiudersi in una stanza, pur restando accessibili, è un bel ritorno a casa. Per altre il percorso per tornare a casa non deve avere alcuna interruzione.
Per questa donna, l'ingresso alla casa profonda è evocato dal silenzio. Silenzio Assoluto, con tanto di maiuscole. Per lei il suono del vento fra gli alberi è silenzio. Per lei il tuono è silenzio. Per lei l'ordine naturale della natura, che non vuole nulla in cambio, è il silenzio che dà la vita. Ogni donna sceglie come può e come deve."

Tratto da Donne che corrono coi lupi di Clarissa Pinkòla Estès

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