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sabato 12 settembre 2015

"La Wicca - Manuale della strega buona" di Laura Rangoni

Nessuno ti insegnerà la magia. La magia è prima di tutto dentro di te.

Questo libriccino mi ha iniziata al paganesimo. Rileggendone dei passi, ho capito perché mi aveva colpito tanto, pur non condividendo molte delle cose che vi sono scritte sopra.
Il libro, che consta di 118 pagine, ha una ricca bibliografia in fondo, che spero di riuscire a spulciare meglio per segnarmi qualche titolo interessante.
Nell'introduzione, l'autrice spiega gli intenti della sua opera, che si rivelano molto simili a quelli che si era preposta Phyllis Curott nel suo "L'arte della magia":

Questo libro ha lo scopo di chiarire le idee su cosa sia in realtà il fenomeno che i più chiamano stregoneria e di insegnare, a chi sente il richiamo verso questa realtà, a scegliere la giusta via, nel rispetto di se stessi e del mondo che ci circonda.

Di Laura Rangoni ho apprezzato l'umiltà nel dire che la sua via non vuole imporsi come assoluta né arbitraria, ma uno spunto per aiutare chi si trova in difficoltà in una realtà quotidiana sempre più opprimente e sempre meno soddisfacente.

Le mie parole non sono vangelo: la stregoneria è sì un viaggio iniziatico, ma per ogni persona questo viaggio ha connotati diversi, pause, mete, soste, percorsi alternativi.

In questo piccolo ma ricco saggio, l'autrice illustra al lettore le basi e i fondamenti della Wicca, molti dei quali si trovano alla base di molte altre religioni pagane. Il viaggio alla scoperta di questa religione inizia con uno sguardo su cosa sia la stregoneria e su come essa fosse ritenuta in passato, con tanto di note etimologiche del termine "strega". Laura Rangoni passa poi in rassegna i fondamenti della Wicca, quindi il Rede, la legge del tre, la legge del potere, i tredici comandamenti della Dea. Più volte all'interno del libro l'autrice afferma che, secondo lei, il percorso di chi segue la Wicca debba essere solitario, al contrario di quanto si afferma negli Stati uniti, dove i wiccan si riuniscono per formare delle coven. Secondo la Rangoni infatti, quello wiccan è un sentiero che va percorso soprattutto in solitudine, nella propria interiorità, conoscendo in modo profondo se stessi e le proprie capacità, i propri dubbi e le proprie esigenze. 

Il modo migliore di predisporsi alla chiamata della Dea è imparare a stare bene in solitudine con se stessi. In solitudine è possibile pensare a quelle parti di noi che ci piacciono e a quelle che invece vorremmo cambiare, capire quali parti di noi sono irrimediabilmente morte e quali invece vale la pena che siano rivitalizzate.

In questo, non posso darle torto, visto che io ho trovato la mia spiritualità proprio in un momento di solitudine, quando ho sentito prepotentemente il bisogno di distaccarmi dagli altri, tagliare i ponti con le persone per poter rimanere da sola a pensare, per potermi ricostruire dalle macerie. 
Una cosa che non ho approvato di questa autrice, è che segue un percorso "femminista", affermando già dalle primissime pagine che:

il potere creatore si trova in tutte le persone, ma nelle donne è maggiore, poiché sono l'incarnazione della Madre.

Pertanto, dedica un intero capitolo alla Dea e al suo culto, non curandosi della sua controparte, del Dio dunque. So che non è l'unica a pensarla in questo modo, comunque non lo condivido. 
Nel capitolo dedicato alla Dea, l'autrice passa in rassegna alcune divinità femminili in ordine alfabetico, per poi passare alla storia dei culti femminili, partendo dalla lontana preistoria, descrivendola brevemente.
Ho trovato particolarmente interessante i paragrafi riguardanti la chiamata e il cammino dei wiccan, e qui ci ricolleghiamo a quello che dicevo all'inizio, cioè al fatto che ho capito perché questo testo mi colpì molto quando lo lessi la prima volta. Rileggerlo mi ha fatto nuovamente sentire compresa, meno sola nella mia spiritualità. 
Laura Rangoni afferma che la chiamata della Dea avviene per ogni donna, soprattutto in alcuni momenti della vita, più o meno delicati (concetto discutibile, sempre per il fatto che il paganesimo, qui personificato nella Dea, non necessariamente si manifesta a tutti, e soprattutto non solo alle donne). Secondo l'autrice (come darle torto in questo caso?) la "chiamata" avviene quando ci sentiamo più depresse, immotivate, quando sentiamo il bisogno di scappare da una realtà che non ci soddisfa, ma non sappiamo dove andare.

A un certo punto nella vita di ogni donna la Dea chiama: può essere una voglia incomprensibile di fuggire, il desiderio di trovarsi sole in un bosco, una fiaba raccontata da una donna anziana, una musica che ricorda qualcosa di molto lontano, un modo particolare di bussare alla porta, un fiore straniero che nasce spontaneamente nel nostro giardino, la nostalgia di un sogno, una poesia, la visione di un paesaggio lussureggiante e selvaggio.

Una volta compresa la chiamata, bisogna imparare a sviluppare l'intuito, quello che tutti abbiamo dentro di noi, ma che in pochissimi sanno allenare per renderlo produttivo. A questo scopo, l'autrice suggerisce di studiare e di essere costanti nel praticare la Wicca, armonizzandosi con i cicli lunari (e mestruali) per fare in modo di accrescere questo potere. Tra i primi insegnamenti che la Rangoni offre ai lettori, c'è quello di praticare in mezzo alla natura, unica vera dea. A lei dobbiamo ricongiungerci per poter essere noi stessi e riscoprire alcuni lati nascosti della nostra interiorità.

A volte mi capita di disperarmi quando sono al computer perché debbo finire un lavoro mentre vorrei essere fuori a passeggiare per il bosco con i cani, allora sospiro e mi guardo le mani. Sotto alle unghie mi rimane spesso un po' di terra. Molti ne sarebbero inorriditi, penserebbero che sono una persona sporca e trasandata, invece io guardo quella terra con tenerezza, non mi vergogno per la riga nera per la quale in collegio eravamo castigate, perché so che è un collegamento con la Madre, è una parte della vita universale che viene con me e mi controlla, perché anch'io sono una particella di quella terra, e forse un giorno mi ritroverò sotto le unghie di qualcuno, e gli ricorderò la Madre. Vivendo in mezzo al bosco ho compreso che è la Natura che comanda, punto e basta, e se non riesci a entrare nel ritmo, allora conviene tornare in città.Ho pensato che tutto questo, unitamente a qualche nozione di magia naturale, potesse essere utile a chi sente dentro un dolore sordo, un'inquietudine continua, un'irrequietezza che non lascia spazio alla gioia. Questi sono i sintomi che indicano che siamo pronte per incontrare la Dea.

In seguito, l'autrice dedica un capitolo agli strumenti della Wicca e alla loro purificazione, inserendo anche delle piccole ricette per creare da sé gli incensi. Laura Rangoni passa poi in rassegna le festività annuali, e lo fa in modo semplice, schematico e non approfondito, gettando giusto le basi per la curiosità personale del lettore.
Viene dedicato un breve capitolo anche agli spiriti della natura e degli elementi, con un piccolo paragrafo che indica come mettersi in contatto con gli spiriti elementali.
La seconda metà del saggio diventa più schematica e "da consultazione". L'autrice prende in analisi le erbe, spiegando come raccoglierle (anche dal punto di vista spirituale, non solo fisico) e come trasformarle sotto forma di decotti, infusi, unguenti e quant'altro. Una buona parte del capitolo delle erbe è dedicata all'elenco delle piante magiche per eccellenza, spiegandone gli usi in magia e in fitoterapia, sempre in modo semplice e breve. Segue una parte sui rituali da fare con le erbe.
Una parte molto simile nella struttura è quella dedicata ai cristalli, nella quale vengono offerte le basi della cristalloterapia, con un conseguente elenco delle pietre fondamentali e dei loro usi, e dei rituali a esse correlati.
L'ultimo capitolo è dedicato ai colori e alle candele, chiudendo così la base della Wicca e di un percorso spirituale nuovo al lettore.
Quello che ho apprezzato molto di questo piccolo saggio, sia nella mia prima lettura che in quest'ultima, è stato il rapporto con la natura che l'autrice dichiara e consiglia ai lettori. Mi sono ritrovata molto nelle parole dell'autrice, che ha trovato come me una risposta al suo bisogno di vivere una vita più sana, più armoniosa, nel paganesimo. I suoi sentimenti sono stati (e sono tutt'ora) anche i miei, e sono contenta di aver letto questo libro, perché a suo modo ha saputo guidarmi nella mia spiritualità, dandomi la possibilità di ritrovarmi e di percorrere un sentiero diverso, più vicino alle mie esigenze.
Consiglierei questo saggio ai principianti, a chi ha i primi dubbi, a chi cerca una spiritualità alternativa al cristianesimo e più vicina alla natura. Credo sia un buon libro di base da cui partire, una prima lettura tutto sommato completa, poiché offre uno sguardo generale al paganesimo (wiccan, in questo caso), e dando la possibilità di approfondire alcuni aspetti della religiosità pagana.

Autrice: Laura Rangoni
Casa Editrice: Xenia
Pagine: 118
Prezzo: 7,50 € 

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